L’ospitalità come dono, per dire «grazie» ai sanitari lombardi

Il progetto “Il dono dell’ospitalità” ha portato 5 ciclisti da Comiso (Ragusa) a Milano, per consegnare un soggiorno gratis in Sicilia a 30 medici e infermieri impegnati nella lotta al coronavirus
Marco Di Stefano, Salvatore Purromuto, Vincenzo Virduzzo, Nunzio e Vincenzo Schembari

«Non c’è nulla di più bello del dono e della riconoscenza verso chi ha fatto tanto per tutelare la nostra salute». Ne è convinto Marco Di Stefano, titolare di una struttura ricettiva di Comiso che, durante i mesi del lockdown seguito alla deflagrazione del coronavirus, ha sviluppato un’idea degna di nota: quella di spingere un motivatissimo gruppetto di ciclisti ad attraversare la nostra Penisola, per portare a Milano un regalo particolare.

La squadra di cicloamatori che ha compiuto la traversata è composta anche da Salvatore Purromuto, pediatra dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa, dal kinesiologo Vincenzo Virduzzo, le cui capacità professionali sono state fondamentali lungo il tragitto e da Nunzio e Vincenzo Schembari. Gli ultimi due, padre e figlio, hanno partecipato a questa grande impresa anche per farsi un regalo: nel 2020, infatti, hanno tagliato il traguardo dei 50 e 18 anni.

Questa storia di sport e solidarietà ha un fine particolarmente nobile: rendere omaggio agli operatori sanitari lombardi che, in questi mesi, hanno combattuto sul fronte più caldo della lotta al Covid-19. Dimostrare la loro gratitudine con un semplice grazie, però, sarebbe stato riduttivo. È per questo che i protagonisti del progetto “Il dono dell’ospitalità” hanno portato con loro 30 pacchetti di viaggio che, nei prossimi mesi, permetteranno a una rappresentanza di medici e infermieri di godere delle bellezze siciliane.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la straordinaria sensibilità mostrata dalla cittadinanza di Comiso. «Il progetto – ha precisato Marco Di Stefano al quotidiano MeridioNews – ha preso quota grazie al patrocinio del Comune e ai tanti accordi stipulati con strutture private». Una sorta di catena di solidarietà dunque, che ha spinto gli albergatori a rendere disponibili le proprie camere, i ristoratori a fornire pranzi e cene, i tassisti a offrire i propri mezzi per gli spostamenti e i baristi ad aprire le porte delle proprie attività. «Altre realtà che non potevano offrire servizi hanno poi contribuito fornendo una quota come sponsor».

Questa partnership ha permesso ai 5 alfieri siciliani della solidarietà di inforcare le loro biciclette, dando il via a un viaggio che lo scorso 20 giugno ha toccato l’ospedale di Modica, presidio Covid della provincia di Ragusa. Il percorso si è quindi snodato lungo Crotone, Matera, Monopoli, Peschici, San Benedetto del Tronto, Rimini, Mantova, Peschiera del Garda, Bergamo, Milano e infine Pistoia. Il passaggio in Lombardia ha visto momenti toccanti e significativi: nel capoluogo della regione più colpita dal coronavirus c’è stato anche l’incontro col sindaco Beppe Sala, avvenuto all’Ospedale di Niguarda.

L’impresa si è conclusa in via ufficiale ieri, col trionfale ritorno del piccolo plotone a Comiso tra gli applausi della gente e la scorta di Polizia e Carabinieri. Un rientro da eroi, dopo un viaggio che lascerà ricordi indelebili. «Abbiamo vissuto questo tragitto con l’atteggiamento di un’aquila che spiega le ali – ha detto Marco Di Stefano –, cercando di carpire e assaporare al massimo tutto quello che ci accadeva. È stata un’esperienza importante, per ribadire ancora una volta come la riconoscenza e il ringraziamento verso tutti quelli che hanno protetto la nostra salute siano fondamentali. Sul manubrio della bici, prima di partire, ho messo le foto dei miei due figli: voglio che anche loro, da grandi, abbiano ben presenti questi valori».

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