È l’ora del terzo pilastro: il civile

Questo pilastro è fatto di relazioni e legami sociali nel territorio. La politica in ritardo rispetto al “benessere multidimensionale”.

L’Italia è  prima al mondo per la forza del “civile”, del movimento  cooperativo, dei corpi intermedi, della concretizzazione del principio di sussidiarietà con un aumento  progressivo di biodiversità, come imprese sociali, fondazioni di  comunità, comunità energetiche.
In questi mesi, ad esempio, è  stato fatto un passo avanti nella transizione ecologica con la pubblicazione, da parte del Ministero dell’ Ambiente e della Sicurezza Energetica, della bozza di regolamentazione  degli incentivi delle comunità energetiche. Questo significa voler attivare le energie del ” civile”, incentivare l’autoconsumo, muoversi verso l’obiettivo UE 2050 del 16% di energia elettrica prodotta da tali comunità.

In questo modo si rafforza il pilastro del ” civile”, il contrasto al cambiamento climatico, si riducono i costi dell’energia per famiglie e imprese e la dipendenza energetica dall’ estero. Su questa stessa linea si muove Next, in collaborazione con Buone Notizie del Corriere della sera, con una indagine che ha rimesso al centro i lavoratori, la loro partecipazione, la presa in cura che migliorano produttività e bilanci delle imprese.

Il ” civile” è fatto di relazioni e legami sociali nel territorio. Nel 2023 uscirà un paper scientifico sul tema del benessere multidimensionale. Verrà aggiunto un ulteriore indicatore quali- quantitativo sulla partecipazione attiva nelle imprese, al fine di misurare l’impatto economico positivo nella comunità locale.
Come reagisce la politica a questi cambiamenti, a queste sfide, in vista dell’oggi e del domani? Afferma Leonardo Becchetti: «L’ aggiornamento di  visioni e di orizzonti  di tutte le forze  politiche è  una operazione  importante e necessaria, perché il mondo di oggi ha poco a che vedere con quello di 20- 30 anni fa e in pochissimi anni abbiamo assistito ad importanti  rivolgimenti,  crisi sistemiche e importanti  progressi sul fronte delle tecnologie e delle scienze sociali……In parole semplici, se finora l’umanità per espandersi ha dominato la natura, ora deve rapidamente  ed urgentemente adattarsi ad essa aumentando la propria resilienza e tenendo conto per ogni scelta fatta delle ripercussioni sull’ecosistema che ci fornisce servizi essenziali per la vita». (Avvenire, 7 dicembre 2022).

Le sfide sono cambiate. Ora devono farlo anche i partiti. Il benessere della società non coincide con il benessere del consumatore o con la massimizzazione dei profitti. Dipende bensì da nuovi indicatori della politica economica che mettano al centro la generatività, la circolarità, la soddisfazione e ricchezza del senso del vivere.

Sta alla politica guardare alto e lontano per creare le condizioni che consentano una realizzazione piena della vita umana in un contesto di sostenibilità con le risorse del pianeta. Oltre a questa conversione ecologica, i partiti e le istituzioni devono riconoscere pienamente la soggettività del Terzo Pilastro.
Terzo settore significa energie da sfruttare attraverso rivoluzioni civili e diffuse. Come il Terzo Stato scoprì con la Rivoluzione francese di essere maggioranza e di contribuire alla società più di nobili e clero, oggi il Terzo Pilastro merita un pieno riconoscimento, non solo come protagonista indispensabile nelle nostre comunità ma anche nelle agende dei decisori politici e istituzionali.

Soprattutto in un’epoca di ricostruzione della Repubblica come l’attuale. Entrato nel linguaggio comune nel 1973 con due saggi di Amitai Etzioni e di Theodore Levitt, negli Usa dove sorgeva dopo Stato e mercato, in Italia il Terzo Settore nasce nel XIII secolo con confraternite, misericordie, organizzazioni a movente ideale.

Oggi la società italiana ha ancora più bisogno di un Terzo settore forte, dopo la grande riforma del 2017, e soprattutto pienamente autonomo dagli altri due. Terzo è il numero perfetto, sintesi di pari e dispari, afferma Claudia Fiaschi, ex Portavoce nazionale del Terzo settore, come superamento delle gravi disuguaglianze e come fattore decisivo di coesione sociale. Oggi è indicatore di civiltà di una nazione.

I suoi ingredienti sono fondamentali per il ben vivere: amore, persone, democrazia, finalità civiche, organizzazioni private, senza scopo di lucro. Esprime un alto valore sociale ed una identità planetaria in una crisi epocale. Ci fa percepire infatti di essere un’unica comunità di destino.  Mette in circolo una risorsa scarsa, la fiducia insieme a movente ideale e reputazione sociale.

Ci sono tuttavia ancora gli ultimi ostacoli per una piena cittadinanza del Terzo: deve essere riconosciuto il posto che gli è dovuto da Stato e mercato.
Nel 56° Rapporto Censis sulla Situazione sociale del Paese emerge un’Italia post- populista e malinconica. Il riconoscimento effettivo del ruolo del Terzo può essere la risposta vincente per superare le quattro crisi sovrapposte negli ultimi tre anni: pandemia, guerra in Ucraina, alta inflazione, morsa energetica.

Dobbiamo cosi, con fiducia, solidarietà, sussidiarietà, superare la paura di essere esposti a rischi globali incontrollabili e riprendere la via di un nuovo modello di sviluppo sostenibile, civile, inclusivo.

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