L’onda nera che inquina la Sardegna

15 mila litri di olio combustibile si sono riversati in mare nel Nord dell'isola, da Porto Torres fino a Santa Teresa di Gallura. Le proteste della gente e le preoccupazioni delle istituzioni locali
inquinamento a porto torres
C’è preoccupazione, nel Nord della Sardegna, dopo il riversamento in mare di 15 mila litri di olio combustibile fuoriusciti dalla centrale elettrica della società E.On di Fiumesanto, che ha interessato il litorale tra Porto Torres e Castelsardo.

 

Da una settimana tecnici e mezzi navali speciali stanno bonificando la zona, così come si è provveduto a sistemare la tubazione sotterranea dell’impianto di drenaggio della termocentrale, che ha ceduto in alcuni punti favorendo così l’uscita dell’olio. La banchina dove si è verificata la perdita è quasi nuova, risulta infatti collaudata nel 2002 da una commissione formata da Capitaneria di porto, Genio civile opere marittime della Sardegna, vigili del fuoco ed Endesa Italia (la società allora proprietaria della centrale di Fiume Santo). Tuttavia una parte della olio ha raggiunto le coste di Santa Teresa Gallura, a due passi dalla Costa Smeralda, provocando la reazione di politici locali e popolazione.

 

Per la Capitaneria di porto si tratta di un danno e non di disastro ambientale, mentre le operazioni di bonifica dovrebbero essere in fase terminale: la pulizia completa delle acque e dei litorali dovrà essere conclusa entro breve, dato che le previsioni segnalano tempo in peggioramento, con la possibilità che il combustibile residuo possa essere spostato o finire sulla sabbia.

 

Martedì 18 gennaio, però, è stata segnalata un’ulteriore perdita di liquidi nel bacino industriale di Porto Torres, anche se di dimensioni più contenute, che ha spinto il presidente della provincia di Sassari, Alessandra Giudici, ha chiedere un intervento decisivo. «La situazione complessiva ci induce a pensare che sia il caso di alzare il livello di guardia. E dato che i danni riguardano un’area così ampia – ha affermato la Giudici – chiediamo l’intervento del Governo per fronteggiare in maniera adeguata e tempestiva quella che per il Nord-ovest Sardegna si configura come una vera e propria catastrofe, sia sul piano ambientale e della salute sia sul piano economico e produttivo».

 

Il presidente della giunta regionale, Ugo Cappellacci, ha convocato un vertice a Cagliari con il direttore generale di E.On, Paolo Venerucci, e l’assessore sardo dell’Ambiente, Giorgio Oppi. «Abbiamo fatto il punto della situazione sulle bonifiche: su tutti gli interventi necessari per eliminare i danni e affinché situazioni come questa non si ripetano in futuro. Abbiamo fatto il punto anche sugli interventi infrastrutturali necessari per una soluzione radicale del problema: in particolare – ha detto Cappellacci – sulla realizzazione del cosiddetto quinto gruppo e sulla eliminazione delle centrali a olio combustibile. In queste ore siamo in contatto con gli enti locali interessati e stiamo organizzando un incontro per condividere sia le scelte immediate sia quelle di prospettiva. Sentirò il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, per sensibilizzare il governo sul progetto del quinto gruppo. Su quest’ultimo aspetto abbiamo chiesto all’E. On di accelerare, affinché conseguentemente possa esaminarsi la parte di impianti da bonificare, dismettere e riconsegnare al territorio».

 

Da tempo la società tedesca ha chiesto di poter costruire il nuovo gruppo alimentato a carbone, con nuove tecnologie in grado di abbattere i fumi pericolosi, per dismettere i gruppi che bruciano olio combustibile, inquinante e potenzialmente pericoloso per una zona che nelle sue vicinanze ha il parco dell’Asinara, le Bocche di Bonifacio, tutelate da una convenzione internazionale, ed il parco de La Maddalena, che rappresenta un unicum nel Mediterraneo.

 

Petroliere e navi caretta sono sotto controllo. Dovrebbero esserlo anche gli impianti che bruciano potenziali inquinanti come l’olio combustibile.

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