Legittima difesa, quale sicurezza?

Il testo di riforma del codice penale è stato approvato alla Camera con larga maggioranza del centrodestra. Attesa per il voto finale in Senato dopo i segnali di malessere tra gli esponenti del M5S. Le questioni in gioco  
Matteo Salvini alla Fiera Hit Show, Vicenza, 9 febbraio 2019. ANSA.

Come è noto, la possibile rottura del governo Conte potrebbe arrivare con la decisone sulla questione della Tav, ma segnali forti di dissenso si sono registrati da parte del M5S in merito al voto della Camera sulla riforma che allarga le maglie della norma sulla legittima difesa.

Il provvedimento rientra tra le misure simbolo della Lega, così come l’introduzione del Reddito di cittadinanza lo è per i pentastellati. Il dissenso interno ai due partiti di governo è stato, finora, nascosto o gestito anche duramente con l’espulsione, ad esempio sulla questione migranti, da parte dei 5 stelle, mentre il fronte leghista è compatto nel seguire il suo “capitano” che continua a mietere consensi elettorali e si avvia a consacrare il suo primato con le elezioni del Parlamento europeo del 26 maggio.

Due mesi prima di tale appuntamento, il 26 marzo, arriverà in Senato per l’approvazione finale, il testo di modifica dell’articolo 52 del codice penale che, come spiega la proposta di legge Molteni, risulterebbe «insufficiente a garantire una possibilità di difesa da aggressioni violente, soprattutto nella parte in cui richiede, affinché ricorra la legittima difesa, la proporzionalità tra difesa e offesa».

L’intervento riprenderebbe, secondo i proponenti, il modello francese che prevede «una  presunzione di legittima difesa per gli atti diretti a respingere l’ingresso, mediante effrazione, di sconosciuti in un’abitazione privata ovvero presso un’attività commerciale professionale o imprenditoriale con violenza o minaccia di uso delle armi». Tale presunzione non esclude, ovviamente, l’attività della magistratura che deve sempre indagare in caso di ferimento e omicidi.

Si vuole invece rispondere, con la riforma, esplicitamente al turbamento dell’opinione pubblica che davanti a ricorrenti casi di cronaca ha maturato «la convinzione che difendersi possa paradossalmente far passare l’aggredito dalla parte del  torto».

«Se entri in casa mia ed esci steso, è un problema tuo!!!». Così Salvini ha semplificato, negli ultimi anni, il messaggio sui social e nei comizi pubblici. Da ministro degli Interni, che usa indossare le divise della polizia, è andato a trovare un imprenditore piacentino sotto processo perché accusato di aver sparato al ladro quando questi era ormai senza difesa e immobilizzato.

Nell’immaginario collettivo, decenni di trasmissioni televisive di fattura statunitense hanno indotto a considerare normale l’uso personale dell’arma da fuoco. In tanti racconti noir, la polizia è assente se non collusa.

Come abbiamo più volte riportato su Città Nuova, le fiere delle armi cosiddette leggere sono promosse da enti locali che non rispettano neanche il divieto di ingresso ai minori. Fiere dove Matteo Salvini è costante frequentatore. D’altra parte l’italiana Beretta è una delle società più note a livello mondiale per la produzione di armi cosiddette leggere, nonché sostenitrice della potente National Rifle Association che negli Usa promuove il rispetto del secondo emendamento della costituzione statunitense, quello cioè che prevede il diritto dei cittadini a possedere armi di ogni genere.

Critiche molto severe sono arrivate da molte associazioni e giuristi perché la nuova norma rischia di  legittimare l’omicidio e un clima da selvaggio West a tutto vantaggio dei produttori di armi e dell’incrudelimento delle reti criminali.

I dati riportati comunemente parlano della drastica riduzione in Italia del numero di omicidi per furti o rapine (da oltre 70 negli anni ’90 a circa 30 attuali), ma la percezione del pericolo è evidentemente un‘altra. E su questo clima, oltre il testo normativo, prospera quella che Daniele Novara su Avvenire ha chiamato il proliferare di una concezione della vita che si trasmette ai più giovani con una “pedagogia nera” «basata sulla paura e sulla mortificazione, che infonde nei bambini il senso della loro colpevolezza e cattiveria, li rende fragili, dipendenti».

Queste o altre motivazioni avranno indotto decine di deputati del M5S a disertare il voto alla Camera sulla legge che è comunque passata a larga maggioranza (373 voti a favore, 104 contrari e 2 astenuti) grazie al convinto consenso di Fratelli d’Italia e Forza Italia, che hanno issato nell’emiciclo di Montecitorio grandi striscioni per affermare la soddisfazione di una cosa “finalmente di centrodestra”.

La questione merita seri approfondimenti, senza tuttavia poter scindere la più profonda riflessione etico giuridica da chi si trova sulla strada confrontandosi, nella vita quotidiana, con un generale clima di disagio che mette a rischio le ragioni della convivenza.

 

 

 

 

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