Le lingue del Ramadan tra i migranti d’Africa

Nel centro di prima accoglienza di Priolo i giovani dei Focolari festeggiano la conclusione del mese di preghiera islamico con 87 ragazzi giunti da Gambia, Senegal, Egitto, Somalia, Sierra Leone. Le storie della traversata si intrecciano di orrori e speranze
Celebrazioni del Ramadan

La moschea è una tettoia di stuoie. Vi sono distesi tre tappeti colorati, pavimento di questo tempio senza mura che ospita la preghiera di una decina di giovani ragazzi ospiti della comunità di prima accoglienza di Priolo. Il muezzin ha appena 16 anni, coetanei sono i fedeli che si accingono agli inchini rituali. Sulle trame di quel tappeto si intrecciano anche le loro vite accomunate da un’avventurosa traversata del deserto e da una, altrettanto rocambolesca, del Mediterraneo.

Varchiamo la soglia di questo centro, allestito nell’emergenza per rispondere ad un’emergenza, che per questo lembo di Sicilia, a pochi chilometri del porto di Augusta, si traduce in 60mila arrivi dal mese di gennaio. Decine di occhi scrutano il nostro arrivo. L’Africa ci viene incontro in questi sguardi: Mali, Gambia, Senegal, Sierra Leone, Egitto sono le nazionalità di questi 87 minori non accompagnati che in questo centro vivono ormai da parecchi mesi qualcuno anche da sei, mentre la legge italiana prevede che vi stazionino appena 48 ore.

I giovani dei Focolari, impegnati dal 26 luglio in un summer camp sulla fraternità nella scuola Nino Martoglio a Siracusa, hanno scelto di festeggiare insieme a loro la fine del Ramadan. Non ci sono state solo danze, musica delle diverse tradizioni e dolci perché  la festa si è connotata anche con un forum sulle migrazioni e sugli sbarchi. La sala conferenze è stata approntata sotto un albero di carrubbo, attorno a cui si sono posizionati relatori e pubblico, assieme ai giovani migranti, incuriositi dalla novità. Assieme a Daniele Carrozza, responsabile della comunità, Flavia Cerino avvocato e tutore dei minori migranti, la giornalista di Città Nuova, Maddalena Maltese si è aperto un sipario sulle storie che Daniele ascolta ogni giorno, sui problemi gestionali di questi centri, sui vuoti legislativi e sulle incongruenze, sul ruolo dei media nel raccontare queste vicende e sulle guerre e le speculazioni economiche che soggiacciono a tanti di questi viaggi della speranza.

«Oggi abbiamo sentito informazioni e notizie che in tanti dovrebbero ascoltare anche per far crollare i pregiudizi attorno ai migranti» è il commento di Valeria di Catania. «E’ stato importante conoscere anche gli investimenti che lo Stato italiano sta mettendo in campo e le incongruenze della legge che protegge di più i minori accompagnati rispetto a quelli soli, assegnandogli sussidi e possibilità di accoglienza differenti» ribadisce Raffaele di Roma. «Abbiamo toccato con mano le tragedie dietro le traversate: mercanti di morte promettono viaggi in prima classe e così fanno almeno in parte. Poi a metà Mediterraneo ecco i barconi che si trasformano in lager e tombe perché chi rifiuta il trasbordo è picchiato o addirittura sgozzato. Non pensavamo potesse accadere», commentano in tanti e a più riprese.

La serata si è conclusa con la lettura del messaggio di papa Francesco in arabo, francese, inglese e italiano. Lo hanno letto un giovane egiziano, uno del Gambia, un senegalese e un italiano. Ad ascoltarli cristiani copti, cattolici, ortodossi e tanti musulmani. «Sappiamo tutti che il mutuo rispetto è fondamentale in ogni relazione umana, specialmente tra persone che professano una credenza religiosa. È così che può crescere un’amicizia sincera e duratura» ha scritto il papa. In questo pomeriggio e in quelli che seguiranno si sono gettati un pò di questi semi.

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