L’amore e le sue forme

Presentato al Polo Lionello, il 15 giugno scorso il volume “Gli sposi e la famiglia in Igino Giordani” di Colomba In Hye Kim, edito da Città Nuova
Gli sposi e la famiglia di Igino Giordani

Sulla porta della libreria L’Arcobaleno Valdarno un signore sulla settantina con un bel sorriso aperto annuncia che è venuto per stare un po’ in compagnia di Igino Giordani, mentre un vivace gruppo di ragazzi confida candidamente di non saper molto di lui, ma che da quel che si dice e si legge “sembra che sia un grande”.
Da ciò si evince la varietà del pubblico presente il 15 giugno scorso alla presentazione del volume Gli sposi e la famiglia in Igino Giordani di Colomba In Hye Kim, edito da Città Nuova. Non si aveva infatti l’impressione di partecipare ad un evento letterario, quanto ad un vero e proprio incontro con un amico di cui molti conoscono tanto, ma non nei suoi tanti aspetti, e del quale si continuano a scoprire ancora tratti inediti.
L’approfondito lavoro di ricerca dell'autrice ha aperto un ampio spiraglio sul Giordani sposo, padre, sul suo essere formatore di “famiglie nuove”, testimone e divulgatore di quella santità laica di cui tanto fu promotore; aspetti che sono alla radice del suo essere e che gettano luce su tutta la poliedrica figura di giornalista, scrittore, agiografo, deputato, protagonista di spicco del mondo culturale cattolico del ‘900.

In famiglia…con Giordani
Oltre all’ascolto di alcuni brani della vasta produzione di Giordani, particolarmente intenso è stato l’intervento di Maria Rosa e Renzo Bardi, milanesi d’origine, sposati da oltre 40 anni. Attualmente vivono a Loppiano (cittadella del Movimento dei focolari, ndr.) e per 9 anni sono stati corresponsabili della Scuola Loreto, centro di formazione mondiale che ha sede nella cittadella, che accoglie decine di famiglie di tutto il mondo per formarsi e diventare a loro volta formatori di famiglie.

La loro storia è tutta intrecciata dall’amicizia con Igino Giordani che hanno conosciuto a metà degli anni ’60, dopo i difficili inizi del loro matrimonio. Foco, com’era chiamato tra i focolarini, soleva spesso ripetere a loro: «Quello che vi raccomando è di volervi ogni giorno più bene, allora anche il Signore vi ama e si dona a voi».  Non un consiglio qualunque, ma una raccomandazione che andava dritta alla radice del sacramento matrimoniale che li avrebbe sostenuti lungo tutti gli anni a venire.

Racconta Mariarosa: «I suoi pensieri e le esperienze sul matrimonio sono stati basilari per la rinascita cristiana della nostra famiglia e abbiamo spesso attinto alla forza delle sue convinzioni, che ci hanno illuminato nelle scelte e sostenuto nelle prove della vita». Di grande ispirazione anche le sue idee sull’educazione, come quest’espressione: «Ride negli occhi dei bambini la luce di Dio» che invita a riconoscere nei figli la presenza di Gesù.

Famiglia e santità di popolo, le sue passioni
Nel volume troviamo descritto con note delicate il mondo dei suoi affetti. Riconosce come suoi primi educatori i genitori, lavoratori e cristiani autentici. Sono tratteggiati anche alcuni passaggi significativi con la moglie, Mia Salvati,che descrive come «una giovane deliziosa, tutta gioia, innamorata della musica, esplosiva di vitalità, dalla voce di soprano, leggero, bellissima». Descrive il suo amore sponsale come segno divino, tanto da arrivare a scrivere alla moglie che «appartenendo a te, inseparabilmente, appartengo alla Chiesa». Non mancano neppure belle pagine dedicate al rapporto con i figli, espresso con stile ricco di humor misto a sano orgoglio paterno. Bonizza, la figlia,racconta che il suo rapporto col padre è ricco di amore, a volte anche conflittuale, ma: «Mai è venuto meno il nostro grandissimo affiatamento».

Non sempre gli alti valori religiosi e la radicalità con cui Giordani viveva il cristianesimo sono stati compresi dalla famiglia e in particolare da Mia, ma egli fece l’impossibile per salvaguardare l’unità con lei. La sua dedizione nell’assisterla nell’ultimo periodo della vita segnato da una dolorosa malattia fu totale tanto che lei gli confiderà che «nessuno nella vita mi ha amata come mi hai amata tu». Altra passione di Giordani fu il ruolo del laicato nella Chiesa, la santità, non chiusa nei conventi, ma anelito di tutti gli appartenenti al popolo di Dio, coniugati compresi. «Vedevo – scrive – che pochi erano i santi coniugati all’infuori dei vedovi e dei martiri. Noi coniugati eravamo il proletariato spirituale».

Man mano che si procede attraverso il volume della Kim, emerge sempre più la fecondità spirituale di Giordani, frutto anche della sua adesione al carisma di Chiara Lubich e all’apertura anche agli sposati. Ed è stato grazie al suo contributo di sposato, che Chiara Lubich intuì la necessità di dar vita ad un vasto movimento aperto a tutte le famiglie, per dare il massimo frutto al sacramento del matrimonio. E’ stato lui il primo, instancabile animatore del movimento “Famiglie Nuove”.

Anima-Chiesa
La parola è poi passata al prof. Basilio Petrà, autore della prefazione del libro. Docente all’Accademia Alfonsiana e alla Facoltà teologica dell’Italia centrale, tra i maggior specialisti italiani di Teologia Morale, orientale-greca e in particolare di Etica ortodossa, nonché autore di numerose pubblicazioni. Petrà ha messo in luce la statura di Giordani: personalità che ha attraversato le tappe cruciali della storia d’Italia, dal primo conflitto mondiale all’impegno nella Costituente della prima repubblica parlamentare, fino alla scelta di condividere il cammino del Movimento dei focolari; dalla Chiesa di Pio X a Paolo VI. Amava definirsi «un cristiano audace, anticonformista e ingenuo»; è stato non violento quando tutti erano violenti, ha ricevuto la medaglia al valore nella prima guerra mondiale senza per questo aver mai sparato un colpo. Giordani è stato un anticipatore di molti temi conciliari: «Dimensione non secondaria – spiega – perché, come direttore di ‘Fides’ si è adoperato per la formazione culturale e teologica del clero italiano. Giordani anticipa il Concilio nella sua visione del laicato, della Chiesa, del matrimonio e della famiglia».

Petrà sottolinea poi come Giordani sia “entrato” nel Concilio, sebbene in modo indiretto ma non per questo meno fondante. Nel 1939 il sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, Mons. Montini gli segnala un testo intitolato “La famiglia, Chiesa minuscola” di un anonimo benedettino francese. E Giordani lo pubblica su “Fides”. Si tratta di uno scritto che valorizzava fortemente il significato teologico della famiglia e la dignità coniugale come via di santificazione. Si trattava del primo testo circolante in Italia che presentasse la famiglia come piccola chiesa e che conteneva molti dei temi che Giordani svilupperà e che verranno poi ripresi dal Concilio. In quell’assise sarà il “temerario” vescovo Fiordelli ad introdurre il concetto di famiglia come “primo livello di Chiesa”, seguita dalla parrocchia, dalla diocesi e dalla chiesa universale. L’accoglienza non fu delle migliori, ma ottenne di far mettere agli atti il suo intervento in versione integrale.

Nonostante tutto ciò permaneva comunque il giallo su chi fosse l’autore del testo d’origine. Le ricerche di Colomba Kim hanno rivelato la sorprendente verità: si tratta non di un benedettino francese, bensì di una teologa sposata tedesca, Maria Schlüter-Hermkes (1889-1971). Scoperta che mostra Giordani, oltre che come precursore delle tematiche conciliari, anche come «mediatore di un canale culturale che è entrato nel concilio da una parte assolutamente imprevista, quella femminile, che ha ridato impulso alla dimensione teologica ed ecclesiologica della famiglia e della vita sponsale, facendola polmone della Chiesa in cui vive l’amore trinitario».

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