L’altro volto del G8 di Genova

Il Documento di Genova proposto dall’Economia di Comunione durante il G8 del 2001 su invito dell’allora direttore della Divisione della Politica Sociale e lo Sviluppo delle Nazioni Unite. Un racconto diverso di quei giorni
L'altro G8. Foto di Giampiero Aschiero

Dopo venti anni, del G8 di Genova sembra venire in luce unicamente la gestione sciagurata dell’evento, il gratuito massacro dei partecipanti nella scuola Diaz e le torture psicologiche e fisiche nella caserma di Bolzaneto. Tutti comportamenti esecrabili, conseguenza di decisioni imprudenti nella gestione dei cortei, di rabbie represse e rivalse indiscriminate, e soprattutto di rigurgiti fascisti inaccettabili, in particolare nella città di Genov,a i cui figli immolati contro il fascismo hanno meritato la medaglia d’oro della Resistenza.

A chi, come me, ha vissuto in modo attivo quei giorni, pare però ingiusto che la violenza e la rabbia di pochi sia riuscita a cancellare la memoria di tutte le azioni dettate allora dalle aspirazioni al cambiamento della società mondiale che quell’evento aveva catalizzato, accomunando nelle piazze le suore dei conventi e i giovani dei centri sociali, associazioni civili e movimenti di ispirazione sociale ed ambientale e associazioni di ispirazione religiosa.

Nove anni prima la fondatrice del Movimento dei Focolari, Chiara Lubich, controcorrente rispetto all’economia consumistica trionfante dopo il crollo del muro di Berlino, aveva proposto l’Economia di Comunione che proponeva agli operatori economici di preferire alla lotta della concorrenza del liberismo, un “impegno per crescere insieme” senza escludere nessuno, ricordando che stiamo vivendo un istante dell’eternità in un piccolo pianeta azzurro, nella periferia di una dei miliardi di galassie dell’universo.

Per dialogare con tutti nel mondo dell’economia e del lavoro, noi del nascente Bureau Internazionale di Economia e Lavoro creato da Chiara Lubich, avevamo chiesto ed ottenuto nel 1987 dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite lo status consultivo per la associazione New Humanity, che portava le istanze delle opere sociali in 60 nazioni ispirate al Movimento dei Focolari. Grazie ad esso si erano presentate all’ECOSOC proposte negli ambiti della finanza, del lavoro e dell’ambiente. Così in vista del G8 il direttore della Divisione della Politica Sociale e lo Sviluppo delle Nazioni Unite, John Langmore, aveva suggerito a New Humanity di organizzare a Genova un congresso in cui presentare ai governi del G8 le sue istanze.

Col patrocinio dell’ONU e del Comune di Genova, New Humanity e Giovani Per Un Mondo Unito coinvolgevano due mesi prima del G8 ottocento giovani in un congresso, intitolato “Per una Globalizzazione Solidale, verso un Mondo Unito”: ad esso erano invitati studiosi ed organizzazioni dell’economia solidale, della finanza sostenibile e dell’ambiente da varie nazioni: Italia, Irlanda, Svizzera, Olanda, Filippine, Camerun, Canada, Stati Uniti ed Australia.

Assieme ad esse veniva preparato il “Documento di Genova” da presentare ai responsabili delle nazioni del G8, contenente la richiesta alle multinazionali dell’industria, del commercio e della finanza di impegnarsi volontariamente a sottoscrivere quote di un “Fondo Giovani del Mondo”, nella proporzione dello 0,5% delle loro transazioni internazionali, ottenendo in cambio il marchio del fondo stesso, pubblicizzato presso i consumatori per privilegiare i loro prodotti o servizi.

I governi avrebbero dovuto favorire il Fondo esentandone fiscalmente le quote, rimborsate al valore nominale dopo 30 anni: gestito da un comitato dei sottoscrittori, il Fondo per un terzo sarebbe stato destinato a finanziare l’alimentazione, la salute e la formazione dei giovani del mondo, per un terzo destinato a prestiti agli stati per costruzione di scuole ed ospedali. L’ultimo terzo, utile alla restituzione delle quote dopo trent’anni, sarebbe stato investito in azioni di imprese multinazionali, con l’obiettivo di influire in modo rilevante nelle loro assemblee dei soci per orientare la loro politica aziendale.

Durante il congresso, il Documento di Genova, commentato dagli economisti Caselli, Gui, Bruni, Gold e Zamagni, veniva consegnato al governo italiano tramite l’ambasciatore Achille Vinci Giacchi: Dionigi Tettamanzi, cardinale di Genova lo commentava intitolando il suo tema “Ascolta, o Dio, la voce del povero che ti invoca” e poi illustrava la proposta del Fondo in TV nella trasmissione Rai Porta a Porta.

Il Documento di Genova veniva poi inviato dall’ambasciatore Umberto Vattani, responsabile per il governo del G8 per commenti al ministero del Tesoro, il cui Direttore Generale allora era Mario Draghi: il commento era positivo, ma esprimeva il dubbio che difficilmente le multinazionali avrebbero accolto l’invito a sottoscrivere il fondo: allora non era ancor evidente, come lo è in questi anni in cui sono nati gli “influencer”, quanto valga il “voto col portafoglio” dei consumatori.

Nei giorni del G8, percorrendo la “zona rossa” deserta e blindata del centro di Genova fino alla curia vescovile, consegnavo il Documento di Genova assieme al cardinale Tettamanzi all’allora presidente Berlusconi, come sempre simpaticamente pronto alla battuta sui genovesi.

La violenza di pochi e la rabbia e la paura di molti ha avuto il risultato di mettere in secondo piano, addirittura far dimenticare, le buone volontà dei tanti di venti anni fa: solo in questi giorni sembra che quanto allora si chiedeva volontariamente alle multinazionali , che nel frattempo hanno pensato  solo ad accumulare ricchezze eludendo le imposte, diventi un obbligo per volontà di ben 130 nazioni, che nel presente G20 si sono accordate perché ad esse non sia più permesso di eludere le imposte, facendo in modo che esse restituiscano alle comunità delle nazioni in cui fanno profitti le imposte, le stesse richieste per legge a tutti gli operatori economici.

 

 

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