L’Africa corteggiata dalla Russia

Summit a Sochi tra Mosca e i Paesi africani. Al centro armi in export, e in import risorse alimentari, minerarie, fertilizzanti. Ma la Cina ormai ha in grande anticipo

Il continente africano è diventato negli ultimi dieci anni “la gallina dagli occhi d’oro” (come si dice in certi Paesi africani) delle potenze straniere. Tutti cercano di incontrare i capi di Stato e di governo, in mille forme. L’ultima è quella proposta da Vladimir Putin, a Sochi, il 23 e 24 ottobre. Iniziative come quella russa, per molto tempo appannaggio esclusivo della Francia, indicano che oggi nessuna potenza straniera sembra voler perdere il treno delle mille e una opportunità offerte dall’Africa.

Il presidente russo Vladimir Putin ha così affermato che la Russia può offrire il suo aiuto all’Africa senza le molte condizioni stabilite dalle altre potenze occidentali: «Vediamo come alcuni Paesi occidentali stanno ricorrendo a pressioni, intimidazioni e ricatti contro governi sovrani africani», ha dichiarato Putin in un’intervista all’agenzia di stampa Tass a margine del vertice Africa-Russia.

In effetti, Mosca si sta orientando verso l’Africa. Evgeny Korendyasov, direttore del Center for Research on Russian-African Relations presso l’Accademia delle scienze di Mosca, pone l’imperativo della ricerca della pace: «Gli accordi militari stipulati dalla Russia in Africa mirano a regolare i pericoli legati a conflitti perpetui. Ma la priorità è la minaccia terroristica».

In realtà sono le risorse naturali ad essere la priorità della Russia. In effetti l’importazione di risorse naturali africane rimane in testa alle esigenze di Mosca. «Abbiamo bisogno di manganese e cromo perché i nostri depositi siberiani non sono più redditizi. Abbiamo anche bisogno di coltan per nuove tecnologie, “terre rare”, quindi. Per quanto riguarda la Repubblica Centrafricana, il suo uranio ci interessa, ma meno i suoi diamanti. Per i diamanti, è in Angola che investiamo», afferma ancora Evgeny Korendyasov, per il quale le relazioni russo-africane sono oggi meno basate sull’ideologia che su priorità pragmatiche».

Altro interesse, le risorse alimentari. Circa un terzo dei prodotti importati dall’Africa sono materie prime agricole (frutta, cacao, caffè, patate). Nelle esportazioni verso l’Africa, invece, il settore delle armi ha gran peso, portando all’industria russa circa un miliardo di dollari all’anno. Nell’opinione del secondo più grande mercante di armi al mondo, la Russia rimane il più grande fornitore di armamenti in Africa (39% del mercato) – ancora davanti alla Cina, che copre il 17% del mercato – secondo i dati del 2017 sul trasferimento internazionale di armi dello Stockholm Peace Research Institute.

Dai progetti di centrali nucleari e centri di ricerca in Nigeria ai piccoli reattori modulari in Kenya, Rosatom sta anche tessendo la sua rete in Sudan, Etiopia, Zambia, Uganda, Ghana… Infine, la Russia sta mirando al mercato dei fertilizzanti – i produttori Uralchem e Uralkali rafforzano le loro operazioni in Zambia e Zimbabwe – e delle nuove tecnologie. «Gli africani sono cresciuti due volte più velocemente degli europei nella digitalizzazione dell’economia», afferma ancora Evgeny Korendyasov. E conclude così: «L’Africa non è un continente complesso, ma pieno di speranza».

Ma la Russia arriva tardi su questo terreno economico e commerciale. Che si tratti di infrastrutture o risorse naturali, la Cina ha già lasciato il suo marchio sul continente, ponendosi come il concorrente numero uno delle potenze occidentali.

 

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