La svolta nello studio Iss: a 35 giorni da prima dose -95% decessi, -90% ricoveri

Nelle persone vaccinate il rischio di infezione da Sars-CoV2, di ricovero e di decesso, diminuisce progressivamente dopo le prime due settimane. Il primo report nazionale sull'impatto della vaccinazione anti Covid a cura dell'Istituto superiore di Sanità (Iss)
Fonte: LaPresse

Il primo studio nazionale sull’impatto della vaccinazione anti Covid-19 è stato reso pubblico il 15 maggio scorso, dopo poco meno di sei mesi dall’avvio della campagna nel nostro Paese.

Il lavoro segue la traccia metodologica delle analisi svolte sulle popolazioni dei Paesi che hanno raggiungo livelli elevati di copertura vaccinale più rapidamente (come gli USA, Israele, Regno Unito), concentrandosi sugli effetti della prima dose di vaccinazione nel ridurre l’infezione, l’ospedalizzazione e il decesso per Covid, rispetto alla popolazione non vaccinata.

Condotto nel periodo fra il 27 dicembre 2020 e il 3 maggio 2021, considera globalmente l’effetto di tutti i prodotti vaccinali disponibili; i risultati, estremamente incoraggianti sono in linea con quanto osservato negli altri Paesi.

La front-page della comunicazione dell’Istituto superiore di sanità li riassume come segue:

«Il rischio di infezione da SARS-CoV-2, ricovero e decesso diminuisce progressivamente dopo le prime due settimane e fino a circa 35 giorni dopo la somministrazione della prima dose.

Dopo i 35 giorni si osserva una stabilizzazione della riduzione che è circa:

  • dell’80% per il rischio di diagnosi
  • del 90% per il rischio di ricovero
  • del 95% per il rischio di decesso»

Questi effetti sono simili sia negli uomini che nelle donne e in persone in diverse fasce di età.

grafico 1

Sebbene non serva molto altro per rendersi conto che lo studio documenta l’attesa svolta nella lotta al SARS-COV-2 in Italia, la lettura del rapporto offre diverse informazioni interessanti che ci aiutano a capire alcuni concetti rilevanti sul funzionamento della vaccinazione; il documento è ricco di note metodologiche e riferimenti alla letteratura che permettono di rendersi conto, anzitutto, come l’immunoprofilassi (è questo il termine tecnico del vaccino) sia una pratica di sanità pubblica, rivolta all’intera popolazione prima ancora che ai singoli cittadini.

L’obiettivo di una campagna di immunizzazione, infatti, è per prima cosa quello di ridurre la circolazione della malattia nella popolazione, impedendo la trasmissione fra una persona infetta e un ospite ancora suscettibile: come ormai diffusamente noto, esiste una soglia critica, che dipende dalle caratteristiche del germe e della popolazione, al di sopra della quale la circolazione epidemica rallenta e la malattia rimane sotto controllo o addirittura scompare.

La cosidetta “immunità di gregge”, termine che esemplifica e semplifica, è solo il primo dei benefici che si ottengono in una popolazione immunizzata; chi è vaccinato, se entra in contatto con il virus, è molto più difficile da contagiare. Se viene infettato, non sviluppa sintomi, o ne sviluppa di più lievi ed è molto più difficile che debba ricorrere alle cure ospedaliere o intensive. La minor possibilità che il sistema immunitario “addestrato” lascia al virus di replicarsi si traduce in una contagiosità ridotta, in molti casi completamente assente, di chi entra anche inconsapevolmente in contatto con il virus.

Tutti questi fenomeni hanno allo stesso tempo benefici sul singolo e sull’intera popolazione: i numeri del report, come del resto la letteratura già esistente, dimostra come chi si vaccina sceglie di proteggere sia sé stesso, dagli esiti gravi e letali della malattia, sia gli altri, diventando, di fatto, uno scudo vivente per coloro che non possono vaccinarsi (o nei quali la profilassi non è efficaci) per condizioni di malattia o terapia.

La riduzione della quota di persone che dovranno ricorrere ai servizi ospedalieri o intensivi permetterà di convivere con sempre maggiori gradi di libertà individuale, via via che la prevenzione primaria basata sulla vaccinazione potrà sostituire sempre di più le altre misure di profilassi (distanziamento e dispositivi di protezione), consentendo la ripresa di attività, servizi, vita di relazione.

Insomma, per tornare alla vita normale la strada è tracciata dalle curve di questo report. E stavolta è una strada in discesa.

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