La strage di Uvalde non è l’ennesima

L’uccisione di 19 bambini e 2 insegnanti in una scuola elementare riuscirà a scalfire la politica e la cultura delle armi che vige nel Paese? Dalla nostra corrispondente da New York.
Fiori per le vittime della strage di bambini e insegnanti a Uvalde, Texas, Stati Uniti. Foto Ap.

Non è l’ennesima. Non è l’ennesima strage in una scuola americana, quella accaduta ad Uvalde in Texas. Non sono ennesimi Eliahana, Xavier, Amerie, Annabelle e tutti i loro compagni che da martedì mancano alla cena di famiglia e mancano alla quotidianità di genitori, nonni e parenti.

Non sono ennesimi gli insegnanti che non torneranno in cattedra, come non è ennesimo neppure il killer ragazzino che ha imbracciato un fucile, si è barricato in una classe della Robb Elementary School e ha falciato crudelmente la vita degli studenti di una quarta elementare.

I numeri sono agghiaccianti: 19 bambini uccisi; morti due maestri, 16 feriti, tra cui 11 alunni, due agenti e la nonna dell’assassino che aveva tentato di fermarlo. Gli Stati Uniti non hanno ancora seppellito i dieci afroamericani, uccisi meno di due settimana fa, in un supermercato a Buffalo, nello Stato di New York da un suprematista bianco che si ritrovano a fare i conti ancora con sangue, lacrime, terrore e immobilismo politico. Stavolta alla lunga lista delle sparatorie di massa che, negli anni hanno preso di mira chiese, scuole, concerti, bar e negozi, si aggiunge anche la piccola comunità rurale di Uvalde: 16 mila abitanti, per l’80% di lingua spagnola, che alla scuola elementare aveva affidato 600 piccoli cittadini.

Anche Salvador Ramos, il killer, era nato e cresciuto qui. Viene descritto come instabile, aggressivo, violento, disseminatore di post inquietanti sui social e con una famiglia distrutta, eppure se questi segnali sono oggi capi di accusa, non lo sono stati il giorno dopo il suo diciottesimo compleanno, appena alcuni giorni fa, quando ha potuto acquistare due fucili semiautomatici, di cui uno usato nel massacro.

Ieri sera la comunità si è ritrovata in preghiera attorno ad un’aiuola nei pressi dell’istituto scolastico. Colavano lacrime e memorie, fatte di canzoni preferite, partite di football, danze e sogni: la linfa e le radici di una piccola città, ora violentemente recisi. Niente è ennesimo in questo angolo d’America ferito, dove ci si chiede perché da 56 anni da quando la prima strage accadde, proprio in un’università del Texas, niente o poco è stato fatto.

Questa incapacità del Paese di proteggere i propri figli rende invece ennesime le condoglianze formali di chi non lascia entrare nelle aule della politica il sangue innocente. Sono ennesimi i proclami di chi invoca un emendamento nato per proteggere la vita attraverso il possesso legittimo di un arma e che, nel tempo è diventato scudo ad un commercio senza scrupoli e a lobby che continuano a disseminare di miliardi dollari campagne elettorali e fabbriche di armi.

Ennesime diventano preghiere e marce pro-life, se non riescono ad attivare meccanismi federali di difesa della vita sempre e comunque, e suonano ridicoli e arroganti i proclami di libertà dello stesso governatore del Texas, che qualche mese fa vantava la libertà di poter acquistare un’arma senza licenza e oggi davanti alle telecamere del Paese deve annunciare alla sua comunità i numeri delle vittime di quella libertà tradita. “Perché siamo disposti a convivere con questa carneficina? Perché continuiamo a lasciare che ciò accada?” ha chiesto con veemenza il presidente americano Joe Biden al suo popolo.

“Come nazione dobbiamo chiederci: quando, in nome di Dio, ci ribelleremo alla lobby delle armi? Quando, in nome di Dio, facciamo ciò che tutti sappiamo nel nostro istinto che deve essere fatto?” ha insistito Biden.

Eppure questo appello accorato non ha scalfito la NRA, la lobby delle armi Usa che proprio venerdì a Houston, in Texas, ad un centinaio di miglia dal luogo della strage, terrà la sua convention e tra gli speaker di lustro ci saranno l’ex presidente Donald Trump, il senatore Ted Cruz e lo stesso governatore Abbott, segno che l’America unita non è pronta a voltare pagina, ma una parte continuerà a sostenere che nessuna legge sul controllo della armi porrà fine alle sparatorie di massa; nonostante studi e azioni politiche in altri Paesi provino il contrario.

È ora di trasformare questo dolore in azione per ogni genitore, per ogni cittadino di questo Paese”, ha detto Biden e vari politici stanno sollecitando, in queste ore, il passaggio di due disegni di legge federali che richiederebbero la licenza per l’acquisto di un’arma e il controllo delle condizioni psichiche del possessore: i numeri, però, non ci sono e non ci saranno, nonostante la disperazione dei genitori che non meritano ennesime e vuote condoglianze e il timore che una nuova scuola possa trasformarsi nell’ennesimo cimitero.

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