La grande bara in fondo al mare

Ripescata la nave inabissatasi il 18 aprile 2015. Uomini e donne racchiusi ora in un mausoleo che cercavano la felicità e che hanno trovato la morte. Per non dimenticare facciamone un monumento
Monumento migranti © Michele Zanzucchi 2015

I mausolei e i monumenti servono per non dimenticare quei morti che hanno beneficiato i loro simili, anche se talvolta la loro funzione è solo politica. I primi hanno il pregio di contenere le spoglie mortali, i secondi di esaltare certe qualità di chi viene ricordato. La nave, più grande di un semplice barcone, che è stata recuperata i giorni scorsi dal rimorchiatore Ievoli Ivory e che ora sta viaggiando verso la base Nato di Melilli, dove verranno raccolti i cadaveri, o quel che resta, dei morti stimati a più di 700 (solo 28 furono i superstiti e 180 i corpi recuperati), ora è un mausoleo viaggiante, ma dovrebbe diventare un monumento.

 

La carretta del mare recuperata a 370 metri di profondità ha in qualche modo protetto dalle devastazioni del mare e dei pesci, in questi 400 giorni di inabissamento, i migranti che non ce l’hanno fatta ad arrivare sulle coste siciliane. Immaginiamo scheletri e brandelli di carne in putrefazione, vestiti, effetti personali, storie, segreti, speranze, sogni. Il mausoleo è fatto per rimemorare e immaginare, per rimettere in fila esistenze che paiono insignificanti, ma che agli occhi di Dio e della Storia sono significanti tanto quanto quelle dei potenti di questo mondo. L’opera di recupero, di catalogazione, di riconoscimento se possibile attraverso i Dna, è allora un’opera necessaria di ricostruzione della Storia. Ritrovare i fili delle esistenze di questi anonimi personaggi, se possibile ridare loro un nome, cioè un’identità, cioè una dignità, sarà un’opera di ricostruzione della memoria e di riconoscimento delle colpe.

 

Speriamo poi che il barcone recuperato non venga ridotto a nulla, ma che diventi un monumento ai morti del Canale di Sicilia, per non dimenticare, per poter ricordarci della pietà provata e della vergogna di cui ci siamo rivestiti in quei giorni di tragedia. A Pozzallo, a Lampedusa, a Porto Empedocle, a Catania forse: la si metta dove si vuole, questa nave recuperata, ma la si fornisca di un piedistallo e la si issi sulla terra ferma. Quella terra ferma che i 700-800 morti non hanno mai raggiunto.

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