La fantasia all’opera

Un nuovo progetto, anche difficile da definire, occupa il palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma alla ripresa autunnale, fino al 15 settembre 2019. Il pubblico potrà assistere a una nuova esperienza artistica, al dialogo tra due grandi personalità creative, come lo scultore americano moderno Alexander Calder e l’artista sudafricano contemporaneo William Kentridge

Succede, come nel romano Teatro dell’Opera, di assistere a spettacoli che non sono tanto dei divertissement fini a loro stessi, quanto momenti gioiosi del gioco. Dove la fantasia è lasciata libera di creare, anzi di “star creando”, come dice il lavoro di Alexander Calder “Work in progress” con le immagini teatrali coordinate da Giovanni Carandente e presentate da Filippo Crivelli. «Avrei potuto chiamarlo la mia vita in diciannove minuti», ha detto Calder. Ma in verità è un gioco dentro cui ci siamo tutti, fin dalla prima rappresentazione proprio qui a Roma nel 1968. Le musiche elettroniche aguzze di Niccolò Castiglioni, Aldo Clementi, Bruno Maderna compongono un commento sonoro all’installazione che avviene sul palcoscenico. Uno spettacolo che non è né opera né prosa né balletto, ma è soprattutto gioco della fantasia nei sei “sipari”, ovvero scene.

Il mondo filiforme di Calder si muove su fondi asettici, spazia su linee marine, si ferma su alberi con uccelli fosforescenti, si anima nella corsa di ciclisti in tondo, vive con un sole infantile ridente mentre un uomo sventola su una piramide la bandiera rossa. Simboli o solo fantasie? Entrambe, sicuramente. Dentro i sei sipari ci siamo tutti con la voglia di esplorare e di oltrepassare i fondi di un celeste metafisico che non può fermare l’immaginazione, cioè la vita.

OPERA ROMA: VISIONI TRA CALDER E KENTRIDGE

A Calder si accosta “Wainting for the Sibyl” di William Kentridge, con la musica composta e rielaborata da Nhlanhla Mahlangu e Kyle Shepherd. Regista eclettico e fantasioso, ha creato uno spettacolo appositamente nuovo ispirandosi al lavoro di Calder. Un’opera assolutamente originale che riflette sul caos e l’imprevedibilità, rifacendosi al verso dantesco della Sibilla che a Cuma scriveva le sue profezie sulle foglie. Oggi quali profezie e quali fogli rimangono nel nostro mondo dove tutto scorre in fretta come le proiezioni sullo schermo? I cantanti e i danzatori – la tormentata Sibilla in primo piano – si aggrovigliano nei movimenti e nel canto, solo e corale, di commovente bellezza, di umana verità, con un tono tra l’epico e il religioso. Struggente è questa musica che da sola dice una parola che resta nella con-fusione del nostro tempo. La fantasia ancora  una volta vince sul vuoto. Fino al 15.

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