La carica dei 101

Le famiglie numerose richiedono il rimborso delle tasse pagate contro gli elementari principi di giustizia sociale della Costituzione. Una denuncia in cerca di risposta
famiglia Magaraggia

Cento e uno. Come i cuccioli da salvare dalle mani di chi li vuole consegnare al macello per farne abbigliamento di lusso. Il celebre cartone della Disney, rivisto chissà quante volte, ha suscitato nella fantasia dell’Associazione famiglie numerose un’azione collettiva di 101 richieste di rimborso verso il fisco per le imposte pagate contro tutti i dettami della Costituzione. Azioni più eclatanti sono state già pensate, come la celebrazione di massa di una separazione consensuale fittizia per denunciare il vantaggio fiscale che una famiglia con figli ricaverebbe da una tale situazione, come suggeriscono di fatto alcuni commercialisti. Nella realtà, come sappiamo, quando il legame matrimoniale va a rotoli si hanno effetti devastanti come il fenomeno della povertà dei padri separati. Infatti, solo in quella sede, paradossalmente, si opera il conteggio esatto del peso economico dei figli da sostenere e da assicurare all’altro coniuge al quale i figli stessi vengono affidati.

 

Nel contesto di una crisi economica,che abbatte il livello di benessere delle famiglie, si registra quello che un caparbio studioso dei fatti come Ermanno Gorrieri chiamava, già negli anni Settanta, la giungla retributiva: «tra emarginati e super stipendiati c’è un’ampia gamma di ingiustizie» che conduce ad «una disgregazione sociale che corrode, giorno per giorno, il tessuto unitario dello Stato». Al posto della Costituzione una ferrea legge della giungla in cui il più forte si impone sul più debole e la vetta della diseguaglianza si raggiunge considerando non solo i livelli retributivi dei singoli, quanto «la composizione della famiglia e il numero delle persone che lavorano». È il concetto di “disponibilità spendibile individuale” che fa la differenza, come sa bene chi deve decidere se comprare un paio di scarpe oppure fare la spesa per mangiare. Chi parla, poi di un’economia di scala che esisterebbe nelle famiglie numerose non sa cosa dice: forse che un apparecchio ortodontico può essere passato da un figlio all’altro ? e come comportasi davanti ad una semplice cura per avitaminosi? Le medicine si pagano per intero. Quale figlio si deciderà di poter curare?

 

Se allora prendiamo i dati recenti elaborati dal Centro internazionale studi per la famiglia (Cisf) scopriamo che il costo reale e totale di accrescimento di un figlio è pari a 798 euro al mese. Il che vuol dire più di novemila cinquecento euro l’anno. Che dovrebbe essere la fascia retributiva di non tassazione ideale che, come si può immaginare, dovrebbe condurre ad avere dei crediti e non dei debiti verso il fisco. Ma in Italia anche le detrazioni fiscali per i figli a carico, pur ridotte e limitate, sono inutili nel caso di redditi bassi: se superiori alle imposte da pagare non si convertono in crediti o rimborsi. Vanno perduti. Punto e basta.

 

ll ragionamento allora si pone in maniera semplice: se come genitore ho l’obbligo di mantenere, istruire ed educare un figlio (articolo 30 della Costituzione) perché lo Stato mi fa pagare le imposte anche su questo reddito necessario per sostenere i miei figli? Tutti, infatti, «sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva» come recita l’articolo 53 della stessa Carta.

Esempi totalmente alternativi in Europa esistono e producono frutti. Come in altri casi si tratta di comprendere se prendiamo come riferimento la Francia o la Germania, oppure la Serbia e la Romania. Le famiglie, di solito, non possono trasferire la sede in qualche paradiso fiscale. Hanno una “stabilitas loci” che diventa obbligo di soggiorno: con i soldi che non bastano neanche per i beni primari non si può neanche viaggiare. Forse espatriare. Ufficialmente le famiglie ricevono qualche dichiarazione di intenti subito accompagnata dal doveroso riferimento ai vincoli di bilancio e all’enorme debito pubblico. Come a dire che l’argomento entra in agenda quando i giochi sono già fatti, mentre una politica di giustizia sociale, non una concessione ad una lobby o un’elemosina, dovrebbe essere il criterio cardine da cui partire per fare un bilancio complessivo della vera ricchezza di una Nazione. In questo senso la serietà della proposta di equità del Fattore famiglia da parte del Forum delle associazioni ha cominciato a trovare credito fuori dal cerchio dell’ambito cattolico.

 

Attendiamo di conoscere le risposte delle varie agenzie delle entrate alla “carica dei 101”. Si poteva anche pensare di non versare le imposte applicando conteggi e aliquote corrette. Un atto  di disobbedienza civile. Ma ve l’immaginate un contenzioso rognoso con un fisco implacabile con chi non può sfuggire? Magari assieme alle bollette dei consumi che aumentano senza pietà. Sarebbe chiedere troppo al piccolo resto di quello 0,7 per cento di famiglie italiane con oltre 4 figli. Le prime indiziate a cadere sotto la soglia di povertà. Oltre un terzo già ci sono dentro. Mentre la gran parte dei nuclei familiari, il 53,4 per cento, non ha affatto figli a carico. Sarebbe questa l’unica strada per sopravvivere nell’anno di grazia 2011?   

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