Istanbul e i carrefour del mondo

Si è voluto colpire non solo il settore strategico del turismo per la Turchia, dopo l'avvicinamento con Russia e Israele, ma un luogo emblematico dove si incontrano popoli,religioni e culture. Ma il futuro non appartene alla separazione e al pensiero unico
Turchia

Ci risiamo. La Turchia è rientrata nel mirino dei terroristi, probabilmente del Daesh. Accade tutto ciò all'indomani di una duplice virata strategica di Erdogan, che aveva appena ricucito con Israele e Russia.

 

Una doppia mossa sorprendente ma non troppo, perché era ormai evidente a tutti gli osservatori come l'isolazionismo turco degli ultimi tre anni avesse portato Ankara in un vicolo cieco. Certamente ciò non è piaciuto al Daesh, in passato sostenuto mai in modo esplicito ma comunque concreto dalla Turchia.

L'attentato dell'aeroporto di Istanbul dedicato al padre della patria Atatürk  mira a colpire la principale risorsa economica attuale, il turismo e il commercio: non si dimentichi che la Turkish Airlines è la compagnia aerea con più destinazioni al mondo.

 

Un colpo che può essere gravissimo nell'attuale congiuntura economica non particolarmente favorevole alla Turchia.
 

C'è da aver cura dei carrefour del mondo, di quei luoghi dove le culture, le etnie e le religioni si mischiano e si confondono (Terra Santa, Caucaso, Balcani…), quei luoghi dove si potrebbe pensare che il pensiero unico e la separazione tra i diversi sia la soluzione più efficace.

 

E invece a lungo termine è il mescolamento, il mix, che premia. Anche la Turchia sta imparando sulla propria pelle quanto ciò sia vero. La convivenza dei popoli e delle culture è il nome della pace prossima ventura.

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