Infanzia trasparente

Detti, giudizi e interrogativi di due nipotini, raccolti dalla nonna.
Infanzia trasparente
Nella mia lunga vita d’insegnante, di madre e di nonna ne ho incontrati di bambini, fin dai miei vent’anni. I due di cui provo a parlare ora sono Giovanni e Filippo, i miei nipotini di sei e nove anni, biondi e azzurri. Sono due fratelli.

Giovanni frequentava la scuola materna. All’ora del coricarsi avrebbe voluto rimanere alzato ancora un po’, e andava in cerca di argomenti persuasivi: «I cani, nonna, stanno alzati a fare la guardia…». «Sì, ma non devono andare a scuola, la mattina». «E i lupi? Tutta la notte urlano alla luna». «E la luna che cosa dice?».

Il seguito è stato cosi ricco di poesia che ho sentito il bisogno di affidarlo a dei versi:

 

– E i lupi, nonna, non dormono mai!/ tutta la notte urlano alla luna./ – E la luna, Giovanni, cosa dice?/ – Scendo subito da voi, se m’aspettate!/ Di sicuro, a occhi spalancati/ vedeva la luna radiosa e piena/ lasciare il cielo nella notte estiva, /posarsi là dove più fitto e scuro/ era il bosco; e lì accanto/ urlavano lupi rabbiosi nella rada. /La guardava scendere rotolando/ di chioma in chioma sulla piana,/e i lupi d’incanto farsi quieti./ Trovava un suo felice spazio/nel cuore vivo e fresco d’un bambino/la favola dei lupi ammansiti/dal gioco dei raggi della luna.

 

L’ho condotto con me a Falcade, tre anni fa, ed è stata una bellissima esperienza. Verso sera la nostra passeggiata conduceva alla chiesa. Giocava sul piazzale, osservava tutto. Al momento della Comunione, se ascoltavamo anche la messa, il sacerdote (un uomo statuario, di colore) gli posava la mano sulla testa. Il bambino saltellava felice: «A voi Gesù è entrato in bocca con quella cosa bianca, a me direttamente nel cervello!».

 

Disegnano molto, e bene, e si fanno leggere la Bibbia. Siccome vogliono partire sempre da Adamo ed Eva, non riusciamo mai ad andare oltre la vicenda d’Abramo. Altra enorme difficoltà, ma se la vicenda è narrata con chiarezza, i bambini la comprendono.

Lo stupore è stato nell’identificare i tre in visita ad Abramo, dal momento che l’illustrazione li presentava in un blocco monolitico. Vi era sotteso il mistero della Trinità.

Come presentarlo? Ho richiamato loro il segno della croce e concluso che comprenderemo bene solo quando saremo davanti a Dio. Ma Giovi: «Io credo di avere capito qualche cosa: per me lo Spirito è l’anima di Gesu!». Rimango perplessa e ascolto successive domande: se Dio ha l’anima e perché Dio è Dio. Come rispondere?

È attentissimo e curioso anche Filo. A lui piace molto la storia di Giona, così ricca di pericoli e di avventure. La ascolta con molta serietà (gambe accavallate, mento sostenuto dalla mano; la racconta con espressività e sottolineatura di particolari: fatta la conta della colpa…).

I loro disegni raccontano con vivacità gli eventi: l’albero del Paradiso terrestre carico di mele, rigorosamente diviso a metà: il bene e il male; Erode con entrambe le mani armate di enormi spade… bambini nel sangue, altri in fuga…

Giocavano. Giovanni lascia di colpo il gioco e si avvicina a me: «Non ti pare, nonna, che se Adamo, invece di dire “sì, va bene”, ci avesse pensato un po’ su, la vita sarebbe un po’ più bella?». Che ne sapeva lui dei pesi della vita?

 

Qualche mese prima li avevo condotti con me a cena nel salone della Comunità di San Patrignano, della quale il loro padre è responsabile sanitario. Giovi era seduto di fronte a me, accanto ad un giovane medico con cui parlava animatamente. Io ero occupata ad imboccare il piccolo e non riuscivo a seguire la conversazione, anche per il gran vocìo nella sala. A casa, mentre si preparavano per andare a letto, senza dare troppo peso alla cosa, gli chiesi dove avesse appreso tante notizie sui pesci, sul plancton e altro.

E lui, pronto: «Io ascolto. Se non capisco, dico: “Scusi, può ripetere?”. Se poi col tempo non mi ricordo, vado in cerca nei miei pensieri. Ne ho tanti, sai!».

La stringente logica di tale risposta mi aveva bloccato, tuttavia, per concludere in leggerezza, gli chiesi: «E come fanno a starci tanti pensieri nella tua testolina?». «Ma nonna, i pensieri non occupano spazio, sono invisibili!».

 

Raccolgo un breve, imprevedibile dialogo fra i due bambini che poco prima in paese avevano assistito a un funerale e posto insistenti domande alla loro mamma. A interrogare è Filo: «Hai tu paura di morire, Giovi?». «No, Filo, si muore tutti, però non è semplice pensarci».«Perché?». «Perché non so quello che viene dopo, e io non ho mai conosciuto uno che lo sappia e me l’abbia detto».

Non so più a che proposito, Giovanni mi chiese all’improvviso: «Che cosa fa il papa tutto il giorno?». «Intanto prega per tutti quelli che soffrono, poi riceve le persone che hanno bisogno di lui e infine scrive. Ha appena scritto la storia di Gesù».

«E chi glieli vende i libri al papa?». Mi è sembrato più semplice dire: «La Libreria vaticana». «E allora bisogna dire alla Libreria vaticana che li vendano a pochi euro, così tutti possono comprarli».

Non molto tempo dopo, incuriosita da una pubblicazione che si è occupata del mondo infantile con una inchiesta bene articolata, alla domanda “A chi assomiglia Dio” ho trovato bella la risposta di una bambina: «A Dio».

Pongo la domanda a Giovanni, senza alcun preambolo e mi risponde sereno senza esitazione: «A nessuno, perché è puro spirito».

Si interessano entrambi al fatto che la nonna si occupi di poesia. A un mio premio letterario, Filippo è intervenuto a voce alta: «Ti premiano perché scrivi delle belle filastrocche?». E Giovanni, a una ragazza che, letta una raccolta dei miei versi, aveva esclamato: «Allora diventerai famosa!», sicuro e orgoglioso: «Ma è già famosa!».

Una mattina si sono presentati a me con carta e penna e un progetto concertato insieme: scrivere una poesia. Ho suggerito loro di partire con un disegno. Giovanni osserva e descrive una acacia e ne parla come di una creatura umana. Sono certa che l’attributo “flessibili”, riferito ai rami con foglie tremanti come dita, era per lui alto indice di poesia.

Filippo riempie il cielo di uccelli e mi chiede di scrivere sotto: «Gli uccelli, piccoli o grossi che siano, volando, lasciano cadere la loro ombra».

Bellissimo! Sono i bambini la più bella voce di poesia.

 

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L’autrice

 

Francesca de’ Manzoni Boschini (dario.paganini@aruba.it) è nata a Bologna ma vive a Verona da oltre trent’anni, dopo una lunga carriera d’insegnante. Ha pubblicato sette volumi di liriche (di cui uno anche in friulano) che hanno suscitato l’apprezzamento di eminenti critici. Il testo qui presentato in versione ridotta è tratto da Il canto dell’amicizia, la sua seconda raccolta di racconti dopo Il sole sulle pietre, entrambe edite da Bonaccorso di cui uno anche in friulano (Verona).

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