Inchiesta sull’uranio impoverito

Una commissione parlamentare cercherà di far luce sui rischi per la salute conseguenti all’esposizione ad agenti patogeni nei poligoni di tiro e nei depositi militari di munizioni. Le richieste di parte civile. Le preoccupazioni dei sindacati per i posti di lavoro che potrebbero essere persi in seguito alla chiusura degli impianti
Uranio impoverito

La Commissione Sanità della Camera ha dato il via libera alla legge che autorizza un’inchiesta parlamentare sui casi di morti e gravi malattie che hanno colpito i militari esposti all’uranio impoverito ed altri agenti patogeni. L’indagine dovrà fare piena luce su quanto accade non solo all’estero, ma anche nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni situati in Italia. Il presidente della Commissione, il deputato sardo Pierpaolo Vargiu, relatore del provvedimento, ha chiesto indagini anche sui rischi per la salute della popolazione civile.

 

È un passo importante dato che dallo scorso dicembre il processo sui presunti veleni di Quirra, zona del poligono interforze dell’Ogliastra in Sardegna, è fermo, sospeso fino a data da destinarsi. Il giudice monocratico ha infatti chiesto il parere della Corte Costituzionale rispetto all’ammissione di costituzione di parte civile della Regione Sardegna, per il risarcimento del danno ambientale.

 

La Commissione Sanità della Camera vuole verificare se in particolare in Sardegna, vista la massiccia presenza di servitù militari, esiste un alto rischio di dispersione nell’ambiente di particelle nocive e potenzialmente patogene. «I casi di Quirra e Teulada sono sotto gli occhi di tutti – ha affermato il presidente Vargiu –, sono stati oggetto di indagini della magistratura, creano allarme sociale nelle popolazioni e causano un danno di immagine al turismo e alle produzioni sarde. La Commissione d’inchiesta deve valutare l’incidenza delle malattie correlate all’esposizione ad agenti patogeni per via aerea, attraverso la contaminazione delle falde acquifere, dei terreni, degli alimenti. Solo dopo tale valutazione si potrà arrivare alla modifica dei protocolli delle esercitazioni militari e l’inizio delle necessarie attività di bonifica».

 

Quanto al processo contro i militari che hanno guidato il poligono interforze di Perdasdefogu, in Ogliastra, il punto controverso è l’articolo 311 del Testo unico ambientale in cui si riserva allo Stato la titolarità alla richiesta di risarcimento in materia di diritto ambientale. La Corte dovrà decidere se è legittimata in questo caso anche la Regione, la quale è stata ammessa relativamente alla richiesta di danni di immagine e al patrimonio. Per ciò che concerne le richieste di parte civile, quaranta sono state già ammesse dal Gup, il giudice ne ha ammesso altre quindici, in buona parte di associazioni ambientaliste.

 

Il giudice ha però rigettato diverse richieste dei familiari delle vittime: quelle arrivate tardivamente e quelle per le quali gli effetti della malattia sono precedenti e non verificabili rispetto ai danni causati dal poligono. Il lavoro della Commissione d’inchiesta sarà lungo così come si preannunciano tempi lunghi per la decisione della Corte Costituzionale.

 

Le attività dei poligoni vanno comunque avanti, anche se per alcuni si preannunciano possibili chiusure come Capo Frasca nell’oristanese, da cui dipende la base aerea di Decimomannu nel cagliaritano. I sindacati hanno mostrato preoccupazione per le decine di posti di lavoro a rischio. Di questo si dovrà comunque tener conto nell’intera vicenda dei poligoni in Sardegna.

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