In dialogo nella città

Intervista a Lucia Fronza Crepaz, co-responsabile di Umanità Nuova diramazione sociale del Movimento dei focolari
Lucia Fronza

In vista della 46.ma Settimana Sociale di Reggio Calabria, Umanità nuova, diramazione sociale del movimento dei focolari, ha stilato un documento di riflessione. Abbiamo chiesto a Lucia Fronza, co-responsabile di Umanità nuova di illustrarcene i punti salienti.

 

Il contributo elaborato per la prossima Settimana sociale non ha la paternità del Movimento dei focolari ma solo di Umanità Nuova. Dunque, un contributo minore?

«Tutt’altro. Umanità Nuova è la diramazione sociale dei Focolari ed esprime l’impegno che attraversa i singoli e i gruppi del movimento negli ambiti più diversi dell’umanità, per cui questo contributo rappresenta l’identità sociale dei Focolari stessi, non quella di una parte soltanto».

 

Avete concentrato la vostra attenzione su due temi – il dialogo e la città –. Perché li avvertite come prioritari per la Settimana sociale?

«Perché da tempo costatiamo, con l’esperienza delle nostre comunità diffuse in tutta Italia, che quei due temi incrociano le domande che il nostro Paese e forse il mondo pongono e ne costituiscono la sintesi. In una società in cui si tende soprattutto chiedere all’altro l’appartenenza per collocarsi o vicino o contro, dove la liquidità delle relazioni fa sentire ciascuno solo e non appartenente ad una comunità, questi due fronti sono cruciali. Il dialogo può costituire allora la risposta, il metodo con cui ci poniamo nei confronti dell’altro e la città il luogo dove si esprime la propria appartenenza».

 

La Settimana sociale del prossimo ottobre si svolgerà a Reggio Calabria. Che contributo può offrire il vostro contributo alla riflessione per il Mezzogiorno?

«Il Documento dell’episcopato italiano sul Sud, uscito qualche mese fa, riconosce il Mezzogiorno come soggetto del proprio sviluppo e come bacino di risorse, non tanto un luogo di problemi. Per noi quindi si tratta di mettersi accanto – come comunità del Sud e del Nord del Paese – a questa area importante della nostra Italia per accompagnarne lo sviluppo e farne una protagonista, attraverso una partecipazione che coinvolga le città e un dialogo Nord-Sud che non veda un incontro all’insegna della reciprocità e quindi arricchente per gli uni e per gli altri, senza una parte ricca che dà e l’altra che riceve ».

 

Che valutazione lei dà del cammino in corso verso la Settimana sociale?

«Tre parole mi sembra possano riassumerlo. Prima di tutto, l’esperienza. Per questa edizione è stata fatta la scelta – pur nell’orizzonte di un profilo culturale che caratterizza le Settimane – di sottolineare la centralità di risposte fondate su esperienze possibili e ripetibili. La seconda è dialogo. Il dialogo fa parte della metodologia con cui si sta portando avanti la preparazione della Settimana, ma fa parte anche delle risposte che i cristiani vogliono dare alla società».

 

La terza parola?

«Soggetti. La complessa crisi che viviamo tende a fare di tutti noi degli oggetti, impotenti davanti agli eventi. La Settimana sociale vuole rendere i partecipanti dei soggetti, tanto che si creeranno gruppi di lavoro che elaboreranno le conclusioni, ma intende anche incentivare cittadini, famiglie, associazioni, comuni, ad essere protagonisti dentro la società e di fronte alla globalizzazione. Rendere tutti soggetti è uno dei punti di risorsa della crisi».

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