Impariamo a gestire i conflitti

Il conflitto non è violenza. Se sappiamo come affrontarlo, possiamo riuscire a vivere meglio con noi stessi e con gli altri. Un corso per imparare a farlo.
Una manifestante con un cartello contro la guerra in Ucraina, foto Ap.

La vita di ognuno di noi è segnata dai conflitti: alcuni sono alla nostra portata, possiamo provare a risolverli, altri sono legati ad eventi più grandi, come ad esempio la guerra tra Russia e Ucraina.

Il conflitto è anche dentro di noi: quante volte sperimentiamo un contrasto tra la nostra mente e il nostro cuore o proviamo contemporaneamente due emozioni opposte rispetto ad una persona (amore e odio, antipatia e desiderio) o ad un evento (ad esempio, un esame che affrontiamo con paura, ma anche impazienza e desiderio di affermazione). Eppure, spiega Daniele Novara, fondatore e direttore del CPPP, Centro pisico pedagogico di Piacenza, «il conflitto non è violenza, piuttosto è quando non si avverano le tue aspettative. Il problema è che oggi tutto ciò che ci infastidisce troppo viene percepito come violenza. Ma dove c’è una buona educazione al conflitto, la guerra non ha ragione di esserci».

Riuscire a riconoscere ciò che ci turba ci può aiutare a trasformarlo in opportunità, rendendo quel conflitto fecondo, generativo. «Di conflitti – spiega Michele De Beni, pedagogista e docente dell’Istituto universitario Sophia di Loppiano – è pieno il mondo. A volte ne siamo sopraffatti, prigionieri noi stessi di schemi e atteggiamenti distruttivi. Percezioni e punti di vista contrastanti, che possono degenerare e fare tanto male. Violenze e guerre sono alle nostre porte. Se permettiamo loro di entrare invaderanno le nostre case».

Per De Beni, sta alle nostre coscienze, spesso sotterrate e inconsapevoli, decidersi su cosa fare. Come nell’attuale guerra tra Russia e Ucraina e nella contrapposizione tra Usa-Nato-Unione europea e la Russia: mondi in conflitto, che corrono alla guerra, minacciata ancor prima di tentare, a volte oltre ogni limite, di trovare vie di dialogo. «Il conflitto – sottolinea De Beni – di per sé non è guerra. Se ben affrontato, è una preziosa via per nuove comprensioni e traguardi. Una prospettiva coraggiosa e difficile, ma da percorre con tutta la dignità che la nostra condizione umana richiede. Infatti, come già nel 1986 solennemente proclamato a Siviglia da qualificati studiosi di varie discipline (dalla biologia, alla filosofia, alla psicologia…), è scientificamente sbagliato dire che la violenza è nel nostro retaggio evoluzionistico».

Insomma, non siamo condannati alla guerra perché gli uomini che hanno inventato la guerra sono capaci anche di scegliere e di fare la pace, a partire dalla vita quotidiana. In famiglia, nel gruppo dei pari, a scuola, adulti e ragazzi possono imparare a gestire i conflitti in modo non-violento e fare delle difficoltà un trampolino per un salto di qualità che li aiuti a “ben-abitare” la terra, la propria città, facendoli diventare co-costruttori di un mondo più felice, tanto più felice quanto più umano. Questo è anche l’obiettivo del Corso di formazione a distanza per Insegnanti della scuola italiana promosso dall’Istituto Universitario Sophia nei mesi di marzo-aprile dal titolo: “Il conflitto non è violenza. Conflitti generativi di nuova cittadinanza”. Con esso, afferma De Beni, si intende promuovere una più consapevole comprensione di come gestire schemi, modi e atteggiamenti contrastanti nella soluzione dei problemi con sé, con i compagni, nella comunità. Saranno offerti quadri di riferimento metodologico e alcune piste di lavoro didattico con particolare riguardo alla soluzione costruttiva dei conflitti (per informazioni: contattare il numero 0559051508 dal lunedì al venerdì dalle 14:30 alle 15:30. Scarica il pdf allegato).

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