Il Veneto conferma Zaia

Luca Zaia

Farra di Soligo (Treviso). Il 31 marzo è la domenica scelta per «Rive Vive», manifestazione enogastronomica fiore all’occhiello di questo angolo di colli del Prosecco, che già da qualche anno porta in questo paesino sconosciuto ai più quasi duemila persone – anche dall'estero – in una sola giornata. È qui, in mezzo ai vigneti, che bisogna venire per capire quel Veneto che ha riconfermato Luca Zaia a governatore per i prossimi cinque anni.

 

Certo, nel 2010 il candidato del centrodestra arrivò al 60 per cento dei consensi, mentre questa volta si è fermato poco sopra il 50; ma il «Veneto profondo» pare avere fiducia in un ex ministro dell’agricoltura che in questi anni si è posto come interlocutore «vicino» alla base ed è uscito pulito dall’inchiesta Mose. E, se non ha dato grandi motivi per magnificare il suo operato, quantomeno non ne ha dati per lamentarsene.

 

A chiedere in giro qualche opinione – a gente che chiede rigorosamente di rimanere anonima, perché quando si tocca la politica il segreto della cabina elettorale si estende anche al di fuori – l’impressione che se ne ha è sempre più o meno la stessa: voto Zaia perché è «uno di noi», voto Zaia «perché ci ascolta», voto Zaia perché «ci difende» – per quanto non siano ben chiare le idee su da chi e da che cosa: se la giocano, in maniera molto vaga, lo Stato, l’Europa e le tasse.

 

Il dato eclatante su cui tutti i commentatori si stanno concentrando è però la sonora sconfitta della candidata del Pd, Alessandra Moretti, poco sotto il 23 per cento: «Purtroppo, quell’approvazione per i provvedimenti del governo Renzi come il Jobs Act, che aveva accomunato tanti imprenditori – spiega Federico, un giovane militante del Pd – si è poi scontrata con la grande sfiducia nata dalla controversa riforma della scuola, dalla sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni, e dalla lista degli impresentabili. E, vedendo la percentuale ottenuta dal Movimento 5 Stelle, c’è da credere che buona parte dei delusi del centrosinistra si sia riversata lì».

 

In effetti il candidato pentastellato, Jacopo Berti, ha ottenuto quasi il 12 per cento dei consensi: un cambiamento abissale rispetto al 3,25 per cento delle elezioni precedenti, in cui il centrosinistra aveva invece sfiorato il 30 per cento. Volendo proseguire il ragionamento, l’11 per cento di Flavio Tosi avrebbe quindi attirato piuttosto i delusi del centro destra e i «duri e puri» dell’autonomia veneta: sommando Zaia e Tosi da un lato, e Moretti e Berti dall’altro, si arriva suppergiù alle stesse percentuali registrate rispettivamente da centrodestra e centrosinistra (insieme a M5S) alle scorse elezioni.

 

Ragionamento puramente matematico e quindi semplicistico? «Va aggiunta una forte componente personalistica – osserva Federico -: prova ne sia il fatto che la lista della Lega Nord si è fermata al 17 per cento, mentre quella con il nome di Zaia nel simbolo è arrivata al 23. I veneti hanno scelto non la Lega, ma Luca Zaia, senza dare peso agli insuccessi e alle zone d'ombra che pur ci sono state nel suo mandato appena concluso».

 

Fiducia forse in Zaia, ma meno nella politica in generale: l'affluenza alle urne è stata del 53,9 per cento, oltre dieci punti sotto la tornata precedente. Tra le tante sfide che stanno davanti al governatore riconfermato, dunque, pare esserci quella di estendere la fiducia nella sua persona a quella nell'arte di prendersi cura del bene di tutti.

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