Il Premio Chiara Lubich a Medolla

Associazione Città per la fraternità, Movimento Umanità Nuova e Movimento politico per l’unità hanno dato vita a Genova a una tre giorni di approfondimento. Una testimonianza
genova

È stata Genova ad accogliere la quarta edizione del Premio internazionale “Chiara Lubich per la Fraternità” il 30 novembre scorso. Di Genova, tra i tanti significati che si attribuiscono al suo nome, ci piace riportarne due: “porta”, perché è l’elemento che consente di passare, come questi giorni che ci attendono, e “Città nuova”, per città e cittadini rinnovati, sicuramente un buon auspicio.

L'incontro è cominciato in un giorno caldissimo, nonostante le prime temperature invernali, per il capoluogo ligure che ha visto i lavoratori dell’Ilva manifestare tenacemente e drammaticamente per far sentire le proprie ragioni alla ricerca di una soluzione e di un possibile confronto con i rappresentanti delle istituzioni.

È questo lo scenario in cui si sono svolti gli appuntamenti annuali dell’Associazione Città per la Fraternità: l’assemblea e l'approfondimento culturale sulla Fraternità.

Ma non solo.

Infatti, dall’1 al 2 dicembre, è seguita la due giorni sul tema “Cosa sarebbe l’Italia senza le città?”, promossa unitamente al Movimento Umanità Nuova, al Movimento Politico per l’Unità, e rivolta ad amministratori, funzionari, cittadini, studiosi o esperti della materia.

Ma torniamo a venerdì pomeriggio: l’aula del Consiglio Comunale, dai caldi toni rossi, nello splendido Palazzo Tursi, ha ospitato il convegno: “La Fraternità e il governo della città”, che ha preceduto la consegna del premio.

Il microfono ha, in un primo momento, raccolto le testimonianze su “Il Comune di Genova per la fraternità – le motivazioni di una scelta”, dalla viva voce dei protagonisti: l’ex sindaco Marta Vincenzi, le ex consigliere Maria Rosa Biggi, Angela Burlando e il consigliere Matteo Campora, un percorso interessante che aveva portato alla stesura del significativo documento la “Carta di Genova”, accompagnato dalla “Carta dell’ascolto”. Il primo da promuovere nei luoghi, piccoli e grandi, della politica, l’altro da attuare all’interno del consiglio comunale e dei municipi locali.

Nella seconda parte del pomeriggio Antonio Maria Baggio, docente di Filosofia politica all’Istituto Universitario Sophia e direttore della rivista “Nuova Umanità”, Luca Borzani, presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, hanno aperto alla riflessione su “La Fraternità e il governo della città”. A dibatterne, in uno scambio articolato e arricchente, il sindaco di Rocca di Papa, Pasquale Boccia, presidente dell’Associazione “Città per la Fraternità”, e il sindaco di Genova, Marco Doria, che, nonostante la giornata intensa e impegnativa, è riuscito lo stesso ad essere presente. A moderare, Tarcisio Mazzeo, giornalista di Rai Liguria.

Rilevanti gli elementi che sono emersi e che fanno connotare sempre più la fraternità come categoria politica che si pone come ago della bilancia tra gli altri due principi della modernità: libertà e uguaglianza. Superato il tempo in cui veniva relegata nel solo ambito dell’etica, della religione, oggi se ne riconosce sempre più la valenza laica capace di farsi carico ampiamente e pienamente delle questioni della società civile. Ed è proprio partendo dalla sua entità di considerare gli uomini fratelli nel cui insieme è rappresentata l’umanità, che si può operare ancora più consapevolmente ed incisivamente per il bene comune. Si è considerato l’apporto di quanti hanno visto nella fraternità una condizione insostituibile per governare vicende di popoli e Paesi, e che sono stati definiti “padri” e “madri” della Politica, tra questi Chiara Lubich.

Ma non è mancato l’accenno anche a passi sostanziali che si stanno compiendo affinchè vi possa essere un riconoscimento giuridico, anzi costituzionale della fraternità.

Momento conclusivo della giornata, la consegna del quarto Premio Internazionale Chiara Lubich per la Fraternità, assegnato quest’anno al comune di Medolla in qualità di portavoce di tutti i comuni dell’Emilia Romagna colpiti dal sisma dello scorso maggio, con la seguente motivazione: "Al Comune di Medolla, a nome di tutti i Comuni colpiti dal sisma del maggio scorso in Emilia Romagna, per il forte esempio donato al Paese nel non volersi ripiegare nell’emergenza e nella sola richiesta di aiuti, pur necessari e doverosi, ma di cooperare, aiutarsi a vicenda, condividere professionalità, vivere con gli altri e grazie agli altri in un atteggiamento fraterno, avendo l’urgenza di ricostruire non solo le necessarie ragioni materiali, ma anche il senso della comunità e della convivenza".

Con l’augurio di proseguire e avere presente che “la fraternità è un sentimento tenace, imperituro, umano e rivoluzionario”, come la gente della terra emiliana. Ha ritirato il premio il sindaco di Medolla, Filippo Molinari, che ha espresso commozione e gratitudine da parte di tutti i Comuni del cratere sismico, affermando che pur in una situazione dolorosa, quale è stata il terremoto, lo sguardo ha voluto e vuole continuare a puntare alla ricostruzione soprattutto della “comunità”.

Menzioni d’onore anche al consiglio regionale del Piemonte per il cammino di formazione alla Fraternità iniziato fin dal 2005 e ancora in corso con forti sviluppi e al comune di Pineto, in Abruzzo, per numerose e poliedriche iniziative di fraternità e educazione alla Pace.

Tutti esempi «che mettono in luce un autentico servizio al bene comune, capace di suscitare la solidarietà, particolarmente nei momenti di emergenza o in tempi di crisi politica ed economica», come ha scritto nel suo messaggio al convegno Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, con l’augurio «che il paradigma della fraternità, sempre più conosciuto e applicato nella comunità civile, nelle relazioni tra amministratori comunali e regionali, e tra varie città, possa affermarsi come prassi per i politici e per i cittadini nell’affrontare insieme le questioni cruciali dei centri urbani per trasformarli in piccoli bozzetti di umanità rinnovata».

La stessa Aula ha accolto il convegno “Cosa sarebbe l’Italia senza le città?”. I partecipanti al convegno sono arrivati proprio da tutta Italia e si è la vista la presenza di una rappresentanza di vari continenti con gli studenti dell’Istituto universitario Sophia di Loppiano.

Ad aprire i lavori nella sessione dal titolo “La città e la fraternità”, moderati da Elisa Billato, giornalista della redazione Rai del Veneto, Mario Primicerio, presidente della Fondazione La Pira e già sindaco di Firenze; Lucia Fronza Crepaz, del Movimento Umanità Nuova; Liboria Di Baudo, dei Movimenti Civici Sicilia.

Relazioni, dibattiti, spazi di dialogo e interventi programmati ne hanno approfondito l’argomento. Non sono mancate chiari segni di incoraggiamento nonostante la sfiducia generata dalla politica, espressi così: “la speranza vinca sulla paura”; “la politica è la capacità di dare gambe e braccia alla speranza”; “governare è un atto d’amore”, ecc…

Ma anche i Movimenti civici danno il loro contributo: “La soluzione a questioni di vario genere – è stato detto – nasce dall’intelligenza e dal cuore. Il luogo della fraternità è nei valori della coscienza”.

Più volte si è ribadito il valore e quanto sia rilevante la formazione alla politica, soprattutto giovanile, ma non solo.

Nel pomeriggio, “La città e le sue sfide”, un percorso sviluppato con Donata Borgonovo Re, docente di Diritto pubblico all’Università di Trento; Mario Bruno, vice presidente del consiglio regionale della Sardegna; moderati da Luigi Picena della sezione ligure del Mppu. Teoria e prassi messe a confronto, l’una e l’altra insostuibili per essere politici e cittadini a pieno titolo.

Un momento particolarmente significativo è stato quando Francesco Ricciardi, a nome dei Giovani per un Mondo Unito ha presentato il progetto United World Project, nato a Budapest, in occasione del Genfest nell’agosto scorso – Città Nuova ne ha parlato in varie occasioni -. Tra le tante iniziative che vuole proporre e portare avanti vi è anche la costituzione di un Osservatorio internazionale permanente, per monitorare scelte ed esperienze di fraternità di singoli, gruppi e Nazioni in tutto il mondo; sostenere studi e ricerche; promuovere azioni di sensibilizzazione riguardanti la Fraternità. La sfida ha trovato nell’aula di Genova un’eco che porterà senz’altro impegno e sostegno.

“La città e la partecipazione” è stata l’ultima sessione del seminario con Daniela Ropelato, docente di Scienza politica all’Istituto universitario Sophia di Loppiano; Anna Marenchino, del Coordinamento Scuole di partecipazione del Movimento politico per l’unità; Fernando Lugli, consulente Sviluppo locale Università di Bologna; moderati da Alessandro Carrozzi della sezione ligure del Mppu. Ci si è addentrati un po’ di più nel concreto della partecipazione, della formazione, del significato della città nelle sue forme, dettate da diversi tipi di relazioni. “La città è un insieme di cittadini che è in grado di trarre vantaggio dalla città”. Abbiamo preso coscienza, inoltre, che la democrazia non è un fattore statico, ma si evolve, se prima era possibile il patto eletto – elettore, oggi non sono più due le parti in causa, ma tre: eletto – gruppo – cittadino.

Le conclusioni dei rappresentanti delle tre realtà che hanno dato vita alla tre giorni genovese, hanno posto l’accento soprattutto su alcuni fondamentali impegni per far sì che i semi gettati possano mettere radici e generare frutti. Intanto l’impegno di approfondire e studiare i temi della città e della fraternità come luoghi privilegiati della politica e alcuni dei loro maggiori sostenitori, come Giorgio La Pira e Chiara Lubich. Poi riprendere, rileggere e incarnare Una testimonianzala Carta di Genova. Una particolare attenzione verrà posta alla formazione sostenendo sia le Scuole di Partecipazione già esistenti, che tutte le forme che si svilupperanno. In piena adesione al progetto dei Giovani per un Mondo Unito, sostenere l’azione attraverso un Osservatorio italiano della Fraternità che metta in luce azioni, persone e impegni che ci sono o che si svilupperanno sul tema.

Certo le attese e il lavoro sono tanti, ma vedendo la determinazione delle persone uscite da palazzo Tursi lasciano ben sperare.

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