Il doppio Šostakovič

Roma, Accademia Nazionale Santa Cecilia. Direttore Yuri Temirkanov.
Yuri Terminakov

Se è vero che l’arte spesso nasce dal dolore, questo è il caso del Concerto n. 1 per violino e orchestra del musicista russo. Composto nel 1948-49, alla sera, dopo le sedute di “rieducazione” dell’autore caduto in disgrazia di Stalin, è un tormento intimo acutissimo, pari a certe tele di Bacon. Dal Notturno di dolore infinito, uno dei migliori pezzi lenti del musicista, si passa al capriccioso Scherzo, di una luce sinistra – enormi le difficoltà tecniche –, alla Passacaglia davvero crudele (eco delle “torture della mente”) e si chiude con la sfrenata, liberante Burlesca. La bionda violinista georgiana Lisa Batiashvili, di bellezza botticelliana, è un vulcano di bravura tecnica, fuoco, suoni asprigni, lamentosi, beffardi: un portento. L’accompagna forse il massimo dei direttori attuali, Temirkanov, con mano sicura, leggera, gioia di suonare con l’orchestra (perfetta), energia.
Lo stesso dirige poi il retorico, propagandistico Canto delle foreste: gigantesco oratorio laico, scritto per ingraziarsi Stalin, nel 1949, che è l’altra faccia dell’autore, quella del musicista di regime. Musica energica, trionfante e melodiosa. Šostakovič, come altri artisti, è vissuto nell’ambivalenza. Non tutti possono essere eroi. Ma la sua vera anima resta il tesissimo, elettrico Concerto.

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