Il Dna della famiglia

La gratuità, il dono, l’amore. Sono l’essenza della vita familiare, di straordinaria ricchezza per la società. La riflessione di Anna e Alberto Friso, a conclusione del racconto Niente è vero senza amore, di Michele Zanzucchi
Niente è vero senza amore_Zanzucchi_2015

[…] La famiglia è un “bene sociale”. Un bene non solo per quello che è, ma anche per quello che fa: nei diversi impe­gni quotidiani, nella molteplicità di compiti che essa svol­ge nel processo di umanizzazione dei suoi membri. Ma anche nell’impegno, proprio in quanto famiglia, di soste­nere opere sociali a favore della collettività: case famiglia, centri di accoglienza, associazioni di volontariato, ecc. Consapevoli di non essere un’isola le famiglie avvertono sempre più l’esigenza di associarsi, per costituire quella rete di famiglie tanto necessaria oggi per la prevenzione della crisi delle relazioni familiari. È statisticamente pro­vato che le crisi di coppia sopravvengono maggiormente quando la famiglia è isolata, mentre lo stare insieme tra famiglie stempera i problemi, relativizza le difficoltà.

 

Pitirim Sorokin, il grande sociologo esiliato da Stalin, docente poi negli USA, aveva svolto studi sull’amore-dono giungendo alla conclusione che «…la società uma­na più giusta, più nobile, più felice è quella costituita da individui legati da una relazione d’amore. È imparando ad allearsi e ad associarsi, a dare (darsi) gli uni agli altri fidandosi e per fidarsi gli uni degli altri che gli uomini possono riuscire a trovare un po’ di pace, di sicurezza e di felicità». Visione culturale che ispirò Martin Luther King, il martire della lotta per l’uguaglianza dei neri d’A­merica, nell’affermare: «Ogni uomo deve decidere se camminerà nella luce dell’altruismo creativo o nel buio dell’egoismo distruttivo. Questa è la decisione. La più in­sistente e urgente domanda della vita è: Che cosa fate voi per gli altri?».

 

Sempre più si dovrebbe riconoscere il grande valore che la famiglia rappresenta per la collettività.

 

Accade in­vece che si arriva perfino a metterla in dubbio come isti­tuzione, ipotizzando nuove forme di “famiglia”, nuove geometrie e nuove simmetrie da parificare a essa, col pre­testo che ognuno può programmarsi la vita a proprio pia­cimento. Ma depotenziarla significa rischiare che le per­sone diventino soggetti deboli da assistere, anziché essere attori/agenti che generano e rigenerano il capitale umano della stessa società.

 

Per quante mutazioni la famiglia pos­sa subire essa non cessa di essere la fonte e l’origine della società con un suo proprio DNA, costituito da specifiche dimensioni: il dono, la reciprocità, la sessualità di coppia, la generatività.

Da Michele Zanzucchi, NIENTE E' VERO SENZA AMORE (Città Nuova, 2015)

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