Il cuore di Gregorio

Fiorenza lavorava presso un'agenzia matrimoniale. Sentiva come una missione rendere gli altri felici. La dura prova del suo matrimonio.
Il cuore di Gregorio
Avevo conosciuto Fiorenza all’università di Roma, alle lezioni di letteratura russa del professor Ripellino che io pure frequentavo. Poi ci eravamo persi di vista. Ora, dopo la segnalazione fattale, da parte di una comune amica, dei miei articoli, mi è arrivata una sua lunga email: «Per ringraziarti – mi scrive – di quello che riesci a comunicare attraverso i fatti che racconti, anche io ti confido una storia vera, la mia.

 

«Appena laureata, è stato Ennio, il mio futuro marito, a trovarmi un posto di lavoro presso un’agenzia matrimoniale, una di quelle istituzioni per cuori solitari, che aiutano a trovare l’anima gemella. Le lingue allora non servivano come mi servono ora. Anche l’Italia non era quella di oggi. Leggevo lettere delle persone più varie e devo dirti che, a parte la tragicità di certe situazioni, il lavoro mi risultava divertente, forse anche perché anche io mi stavo preparando alla vita a due.

«Da quel tipo di agenzia dove arrivavano telefonate, fax o lettere siamo passati poi ai siti web che, oltre a offrire la possibilità di contatti per trovare l’anima gemella, offrono consulenze ottime. Ora le cose stanno ulteriormente cambiando perché addirittura sarà il tuo cellulare a dirti, via satellite, se la persona dei tuoi sogni è vicina a te.

«Svolgo con entusiasmo il mio lavoro, che talvolta mi sembra quello di un mosaicista che aiuta un’immagine a comporsi o quello di un’ostetrica che aiuta un bambino a venire alla luce. Rendere gli altri felici lo sento una vera missione. Ma è stato proprio il mio lavoro a mettere a dura prova il matrimonio.

«Rientrata a casa una sera, mentre svuotavo sulla scrivania il contenuto della mia borsa, mi sono sorpresa di avere portato con me, trascritti sullo scontrino del bar, i dati di un cliente. Una cosa che per la privacy non si fa e che io non avevo mai fatto.

«Il cliente in cerca dell’anima gemella era un audioleso che si dichiarava però “non sordo ai sentimenti”. Forse è stata quella frase a suscitare in me compassione. Era di una certa età. Da come scriveva e dalla foto si capiva che aveva sofferto.

«La sua pratica l’ho tenuta per me. Non ho cercato nessuna anima gemella per lui, anzi se arrivava qualche combinazione adatta al suo caso, quasi la nascondevo, per timore che mi “rubassero” quell’uomo. Strano. Anche perché sul mio rapporto con Ennio non c’era nemmeno una nuvola, come cantava Pupo.

«All’inizio dicevo a me stessa che il mio non era che un modo di andare incontro ai dolori della gente; poi però il pensiero è diventato insistente ed ho avuto il coraggio di mandare a Gregorio un sms (era il suo modo di usare il cellulare che lui sentiva vibrare).

«La risposta nel giro di qualche secondo. È iniziata così la nuova storia che ha portato nuvole e tempeste dove c’era sereno. Gregorio all’inizio mi ha trattata come chi lo avrebbe aiutato a trovare una moglie, e per darmi una mano mi diceva che per lui andava benissimo una donna dell’est Europa. Aveva saputo di donne dei Paesi dell’ex blocco comunista che, per aver sofferto, si erano rivelate con gli italiani buone mogli e madri.

«Ennio, forse te lo ricordi, ostinato, analitico, impassibile, rispettoso com’è, ha capito subito cosa mi stava succedendo e con infinita pazienza ha dichiarato di volermi aiutare a gestire bene questa storia. Mi chiedeva soltanto di fare lo sforzo di non farla pesare sui figli adolescenti.  

«Questo suo atteggiamento aperto e magnanimo aumentava il mio conflitto interiore. In certi casi si vorrebbe essere odiati, calpestati dagli altri, per raggiungere una libertà che stai inseguendo e della quale non hai altro dato che il tuo bisogno di ricrearti, di rinascere.

«Gregorio abitava a due ore da Roma e, siccome può guidare la macchina, mi ha raggiunta. L’incontro ha confermato in me un sentimento ormai difficile da nascondere. Lui mi capiva leggendo sulle mie labbra e parlava con una voce strana, ma comprensibile.

«Non c’è voluto molto per mettere sul tavolo tutte le carte. Ho percepito che lo avevo portato sull’orlo della disperazione. Mi ha guardata con occhi di una profondità infinita ed è restato in un misterioso silenzio. Poi, improvvisamente, è come se fosse stato rianimato da una energia sgorgata da chissà quale vena sotterranea.

«Mi ha stupita non poco, quando ha espresso il desiderio di conoscere tutta la mia famiglia. Gregorio è arrivato la sera fissata, carico di doni: portava a ciascuno qualcosa di utile, lui che è abilissimo a lavorare il cuoio. A me ha portato una borsa, a Ennio una cintura, ai ragazzi un portamonete e un portachiave. La cena è riuscita una vera festa per tutti. Solo allora mi son resa conto che quell’uomo era ancor più straordinario di quanto avessi immaginato.

«Aveva lasciato nella mia famigliola una gioia speciale. I figli parlavano di lui come di un vecchio amico e hanno progettato subito di andarlo a trovare nel suo paesino per imparare a lavorare il cuoio.

«Ennio mi ha raggiunta in cucina dove stavo mettendo ordine e abbracciandomi alle spalle mi ha detto: “Grazie! Quando un rischio si affronta insieme porta certamente frutto. Avevamo tutti bisogno di Gregorio. Ora la nostra famiglia è più ricca!”.

«Gregorio è riuscito così a riportami alla mia famiglia e lo ha fatto con la delicata competenza delle persone che sanno soffrire e trasformano il loro dolore in gioia per gli altri. Se dovessi immaginarmi Dio me lo raffigurerei con il “cuore” di Gregorio».

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