Il Castello “esteriore”

Terza relazione della presentazione del libro di J. Castellano Cervera, ocd: Il castello esteriore. Il “nuovo” nella spiritualità di Chiara Lubich, a cura di Fabio Ciardi, omi
Il castello "esteriore"

Avila sta a santa Teresa e ai Carmelitani Teresiani – purtroppo conosciuti come “Scalzi”, il generico qualificativo dei “riformati” -, come Assisi sta a san Francesco e ai Francescani.

Parto da questa specie di equazione storico geografica, perché – idealmente – è qui che Chiara e Jesús Castellano si incontrano. Padre Jesús vi trova un’altra Madre spirituale oltre Teresa, e Chiara un altro dei suoi numerosi figli che – per dichiarazione esplicita di Chiara – è un «perfetto carmelitano innamorato [allo stesso tempo] dell’Ideale» che, sempre secondo Chiara, viveva con la purezza e la semplicità dei bambini del Vangelo[1].

Un figlio che, proprio per questa sua identità carmelitana vissuta insieme all’Ideale, è anche uno dei suoi maestri di riferimento ogni volta che Chiara vuole sottoporre [al teologo teresianista], le sue scelte profetiche per verificare se sono in consonanza con la tradizione spirituale della Chiesa.

Come, dunque, non si può parlare di Teresa senza ricordare i suoi numerosi consiglieri, così, in futuro, non si potrà ricordare Chiara senza il nome di quelli che sono stati da lei illuminati, ma che – ciascuno a suo modo – l’hanno anche sostenuta. E fra questi, Jesús Castellano – lo confermano le numerose ammissioni della stessa Chiara ricordate anche nella introduzione di questo libro – continuerà ad occupare un posto di rilievo.
 
Teresa e Chiara, Chiara e Teresa

È dentro le splendide mura di Avila dagli ottantotto bastioni ed in questo rapporto personale che s’illumina anche il titolo di questo libro, curato da Fabio Ciardi per Città Nuova: Il castello esteriore. Il “nuovo” nella spiritualità di Chiara Lubich.

Nell’autunno del 2002, infatti, in occasione del suo viaggio in Spagna per visitare alcune realtà dell’Opera di Maria, Chiara Lubich volle visitare alcuni luoghi teresiano-sanjuanisti ad Avila e a Segovia, per la particolare “amicizia spirituale” che la legava ai Santi del Carmelo.

La visita – guidata da José Damián Gaitán de Rojas, ocd – fu come un pellegrinaggio spirituale che la portò, in compagnia di don Pasquale Foresi e altri dirigenti dell’Opera di Maria, anche ad un cordiale incontro con la comunità de La Encarnación, il monastero in cui Teresa era diventata monaca carmelitana nel 1535 e in cui era tornata come priora nel 1571, dopo essere ormai diventata, dal 1562, Madre di un altro tipo di Carmelo. E fu qui che, nel libro d’oro del monastero, Chiara scrisse queste parole: «Grazie, S. Teresa di tutto quanto hai fatto per noi durante la nostra storia. Grazie! Ma il più bel grazie te lo diremo in Paradiso. Continua a vegliare su tutti noi, sul nostro ‘Castello esteriore’ che lo Sposo ha suscitato sulla terra a complemento del tuo ‘Castello interiore’ per la Chiesa bella come la desideravi. Arrivederci S. Teresa. Abbracciandoti. Chiara».

Era il 2 dicembre 2002. Chiara aveva quasi 83 anni e morirà, sei anni dopo, il 14 marzo del 2008. Padre Castellano ne aveva 61 e morirà il 14 giugno del 2006 a 65 anni, il giorno del Corpus Domini.

Come si evince anche dalla lettura di questo libro – sia dagli scritti di Castellano che dalla pertinente introduzione di Ciardi – non era certo la prima volta che Chiara, per parlare della novità della spiritualità che il Signore aveva suscitato nella Chiesa attraverso di Lei e dell’Opera di Maria, usava e, forse, si potrebbe dire anche “osava”, questa espressione.

Solo nello stesso anno 2002 erano usciti, presso Città Nuova, due libri di Chiara proprio su questo tema: Una via nuova. La spiritualità dell’unità, e Costruendo “il castello esteriore”.

L’averlo, tuttavia, voluto scrivere nel libro d’oro del monastero storicamente più teresiano, è stato come una dichiarazione della consapevole complementarietà delle due intuizioni, la Sua e quella di Teresa.

Una complementarietà che spiega anche la spontanea “sintonia” ed il naturale incontro tra Chiara e Castellano, il quale, non solo era figlio di Teresa, ma anche uno specialista della sua dottrina.

“Castello esteriore” e “Gesù abbandonato” sono i due pilastri della spiritualità dei Focolari. Due pilastri che Chiara ha sentito, ambedue, imparentati con i due santi padri del Carmelo teresiano: Teresa di Gesù, per quanto riguarda l’immagine del “Castello”, e Giovanni della Croce, per quanto riguarda la spiritualità del “Gesù Abbandonato”, del quale il santo ha mirabilmente scritto nel capitolo 7 della seconda parte della Salita del Monte Carmelo.

Lo aveva dichiarato Chiara stessa nel libro d’ora del convento di Segovia, rivolgendo al santo questa preghiera: «San Giovanni della Croce, eccoci qui, alcuni dirigenti dell’Opera di Maria a venerarti dove sei ancora così presente! Grazie di quello che hai fatto per noi durante la nostra storia. Quanta luce! Quanto incoraggiamento a continuare la nostra strada dietro a Gesù Abbandonato che tu pure hai conosciuto! Continua ad aiutarci col tuo carisma e noi così potremo, un giorno, incontrati in Paradiso. Per tutti, Chiara».

E, “Castello esteriore” e “Gesù abbandonato” sono i due pilastri di cui parla Jesús Castellano in questo libro sulla novità della spiritualità dell’Opera di Maria.
 
Il libro di Jesús Castellano

Il libro (Il castello esteriore. Il “nuovo” nella spiritualità di Chiara Lubich di 124 pagine) – oltre la prefazione del superiore generale dell’Ordine, Saverio Cannistrà, e la documentata introduzione di Fabio Ciardi – contiene nove contributi di Castellano, due dei quali, il terzo e il quarto, inediti. Nove scritti sulla spiritualità dell’Opera di Maria. Meglio ancora, come recita il sottotitolo, sul “nuovo” della spiritualità di Chiara Lubich.

Vanno dal 1991 al 2006, anche se il contributo numero sette, Eucarestia e Vita Trinitaria, è uscito su “Nuova Umanità” nel 2007, anno successivo alla sua morte, avvenuta il 14 giugno 2006. Gli altri sei sono usciti: quattro su “Unità e Carismi” (quinto, sesto, ottavo e nono), uno (il primo) nel volume Abitando la Trinità (edito da Coda e Zalk nel 1998) e l’altro (il secondo) nel volume di Chiara Lubich, La dottrina spirituale (Mondadori 2001).

Nel primo, Verso una nuova ontologia mistica, si tratta del carisma di Chiara incentrato sulla preghiera per l’unità che rivela la Trinità, carisma che può farsi portatore di quella spiritualità trinitaria di cui tutto il mondo ha bisogno.

Nel secondo, Una spiritualità che unisce il vertice del divino e dell’uomo, focalizzando i due aspetti fondamentali del Movimento, l’unità e Gesù Abbandonato, Castellano mostra come questa spiritualità sia da intendere come esperienza  della Chiesa/icona della Trinità.

Il terzo, La spiritualità dell’Unità. Novità e dinamismo per la Chiesa e la società, è uno scritto richiesto espressamente da Chiara a Castellano, con una lettera inedita del 1992, come aiuto alla specificazione della spiritualità del suo Movimento.

Il quarto, La mia esperienza nella Scuola Abbà, è un racconto, fino ad ora inedito, in cui padre Jesús dice tutta la gioia di poter vivere, come membro della Scuola Abbà, in stretto rapporto con Chiara.

Il quinto, Dal “Castello interiore” al “Castello esteriore”, è  quello che offre il titolo al volume e al quale, studiando lo specifico della spiritualità del Movimento, Castellano ha dedicato maggior attenzione.

Nel sesto, Gesù Crocifisso e abbandonato chiave e sintesi della spiritualità, si deve notare la mancanza di specificazione al termine spiritualità. Nella sottolineatura di Castellano, infatti, Gesù crocifisso e abbandonato non è il vertice della spiritualità del Movimento dei Focolari, ma della spiritualità cristiana tout court.

Nel settimo, Eucarestia e vita trinitaria, da teologo dogmatico e mistico, padre Jesús esamina l’esperienza eucaristica di Chiara, soprattutto in riferimento al 16 luglio 1949.

Nell’ottavo, Vita religiosa e movimenti ecclesiali, mette in risalto come il Movimento dei Focolari abbia anticipato e ispirato l’evoluzione positiva che il rapporto in questione acquisterà, soprattutto a partire da Vita consecrata di Giovanni Paolo II del 25 marzo 1996.

In certo modo in continuità con il precedente, l’ultimo contributo, Il carisma dell’unità e i carismi della vita consacrata, contiene tre  riflessioni circa alcune idee di Chiara sui carismi della vita consacrata e su come questo suo modo di pensare può portare ad una sempre più feconda comunione nella Chiesa.
 
Dal “Castello interiore” al “Castello esteriore”

Come abbiamo detto, è il questo contributo che dà il titolo al volume e al quale, studiando lo specifico della spiritualità del Movimento, Castellano ha dedicato maggior attenzione anche nell’estensione degli altri contributi.

Che dirne? Come raccontarlo? Come in tutti gli altri pezzi, l’accento è sulla novità che molto spesso Castellano fa sentire – oltre che come fatto oggettivo – anche come una sorpresa attesa e consolante per lui stesso.

Sì, perché l’aggancio tra lui e Chiara avviene, prima ancora che accanto a Teresa, accanto alla preghiera dell’unità del capitolo 17 del quarto Vangelo. Come san Giovanni della Croce, anche padre Jesús lo sapeva a memoria e – come confesserà all’età di trentasei anni in una lettera a Chiara del 28 agosto 1977 – lo aveva recitato il giorno della sua ordinazione, mentre era prostrato a terra e si cantavano le litanie dei santi.

Qual è, dunque, questa novità? Si tratta di un itinerario spirituale da percorrere in comune, ove i fratelli non son più soltanto la prova dell’amore verso Dio (Mt 25 e 1 Gv 2, 9), ma il luogo “sacramentale” dell’attuazione del Vangelo, luogo di incontro con Dio e di crescita spirituale nella circolarità dell’amore?

Sembra di sì, visto che già l’8 novembre 1950, Chiara ne esprimeva tutto lo stupore con queste parole: «È mirabile il disegno di Dio: questo Regno dei Cieli, questo castello esteriore in cui Dio è fra noi»[2].

Parole che, dal canto suo, Jesús Castellano spiega così: «Nella spiritualità dell’unità ella (Chiara) vede un disegno di Dio, anzi, possiamo dire, vede ‘il disegno di Dio’: la vita divina trasmessa per essere vissuta da noi, non in maniera individuale, ma in comunione, a modo della Trinità» (p. 59). Il «Regno di Dio in terra», aggiunge, «una mistica comunitaria».

Il Regno comincia con Gesù, seme gettato dall’amore di Dio tra di noi. Bisogna prendere sul serio Mt 18, 20, dove Gesù dice: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Nel passato si dava più importanza, fa notare padre Jesús a Lc 17, 21, soprattutto a partire dalla traduzione non proprio esatta («Il regno di Dio è dentro di voi») e oggi resa con: «Il regno di Dio è in mezzo a voi!».

Comunque sia, il “castello esteriore” dice riferimento all’esperienza dell’unità con Gesù “in mezzo a noi”, «principio – osserva acutamente – e dinamismo di una nuova vita comunitaria, ecclesiale, trinitaria» (p. 60). «Questo Regno dei cieli – nelle parole di Chiara del 1950 – questo castello esteriore in cui Dio è fra di noi».
 
Per una “mistica ecclesiale”

Si può, dunque, parlare addirittura di un’anima comunitaria? «Teresa – scrive Castellano – pensa piuttosto all’anima del giusto… tutta illuminata dalla presenza di Dio… – il riferimento è alle Prime Mansioni 1,1 e alle Settime 1,6 -. Chiara intuisce che il castello esteriore non riguarda solo singole anime, ma tutti coloro che aderiscono a questo disegno di Dio”. “Coloro che condividono il carisma dell’unità – aggiunge – sono talmente uniti nell’amore gli uni agli altri, da costituire come un’anima comunitaria”. In altre parole, vivono “ormai la dimensione trinitaria ed ecclesiale della spiritualità» (p. 61).

Chiara, ricorda padre Jesús, lo aveva spiegato in un incontro con i vescovi amici del Movimento dei Focolari, già nel 1971 con queste parole: «è una via, insomma, che si fa insieme, nella quale si cerca la santità altrui come la propria» (p. 63).

E, nel 1984, ad un altro gruppo di vescovi, con una chiara allusione alla novità, aveva concluso: «Un castello interiore, dunque, come santa Teresa chiamava la realtà dell’anima abitata da Sua Maestà, da scoprire e illuminare, sta bene. È il culmine di santità in una vita individuale. Ora è venuto, forse, il momento di scoprire, illuminare, edificare per Dio anche il suo castello esteriore, per così dire, con Lui in mezzo agli uomini» (pp. 63-64).

Si tratta di una «mistica ecclesiale», traduce Castellano a p. 64, dato che Chiara l’aveva chiamata «unità con i fratelli nella realtà del corpo mistico di Cristo in cui tutti siamo fratelli» (p. 65). «Questa spiritualità dell’unità – conclude Castellano, citando da un suo scritto del 1983 – … non è soltanto una particolare esperienza, ma una grazia per la Chiesa, come l’esperienza del Castello interiore o della Notte oscura sono state grazie per la Chiesa del secolo XVI, oggi assimilate nella teologia spirituale a livello ecclesiale» (p. 67).

Con mie parole, voglio concludere che le cose che avvengono tra Dio e l’Anima nella stanza più segreta del Castello di cui parla Teresa d’Avila, devono avvenire anche nell’incontro “fraterno” in cerca dell’Unità.

Credo che Chiara – con questa spiritualità che, qualche volta, ha anche chiamato “collettiva” – voglia spingerci a pensare proprio questo. A prenderne coscienza, ossia, a prendere sul serio quelle parole. Gesù risorto è con noi tutti i giorni, e dove due o tre si riuniscono nel Suo Nome, Lui è lì, in mezzo a loro e con loro. E loro sono lì, con Lui, nel cuore della Trinità.




[1] Cf. Mariapoli 23 (2006) 40-41.

[2] Un inedito citato a p. 59.

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