Idoli da salotto

Le icone del nostro tempo sono sempre meno siderali e sempre più a portata di mano, ripescate dal quotidiano e dal nostro immaginario desiderante, spiega Maffesoli nel suo recente “Icone d'oggi”
Pop art

«L’era di Prometeo è finita, siamo nel tempo di Dioniso». Questa l’affermazione del noto sociologo francese Maffesoli, che nel libro Icone d'oggi (Sellerio), parla di idoli e di post modernità. Ma cosa significa esattamente? Significa che ci siamo lasciati alle spalle valori come ragione, progresso, lavoro e ci siamo dati all’innovazione, all’immaginazione e al presente, per citarne soltanto alcuni. Ci stiamo avviando verso una ri-tribalizzazzione; siamo infatti passati dalla fascinazione delle ideologie forti ai nuovi totem contemporanei, che funzionano ancora una volta da aggregatori sociali. L’unica differenza sta nel fatto che gli idoli dal passato erano percepiti come lontani, quelli di oggi sono invece lontani e vicini allo stesso tempo.

Queste figure idolatriche non fanno più la Storia, bensì costruiscono piccole storie, quelle quotidiane, che ci spiegano il perché di forme aggregative diversificate. Questi nuovi totem portano il nome di Google, hanno i ritmi sincopati dei rave party, la pelle setosa di un esasperato gusto edonistico e la morbosità voyeuristica dei reality show. Le ragioni di questo fenomeno sono facilmente intuibili. Se da una parte, come società evoluta, abbiamo cercato di canalizzare la violenza, l’irrazionalità e di evitarne pericolose derive, dall’altra la potenza del mito si è fatta sentire come esigenza per gli individui di una società massificata di evadere ruoli e regole sociali. Un po’ come accadeva per gli individui che, schiacciati dai ritmi di lavoro dell’Ottocento industrializzato, cercavano forme evasive nei beni voluttuari e poi nel cinema.

Se dunque riemergono i tribalismi, essi si configurano sotto forma di una nuova “barbarie”, che non parla la lingua della tradizione e porta nuovi stimoli: si tratta delle giovani generazioni, senza i cui “barbarismi” la società andrebbe incontro a un’inarrestabile sclerotizzazione distruttiva. Quegli stessi giovani che, come afferma  Maffesoli, sono depositari del “presentismo” , di questa vocazione a vivere tutto nella logica del qui ed ora.

Le divinità di oggi sono, come le definisce lo storico Peter Brown, «le piccole divinità parlanti», provenienti dal mondo dello sport, del cinema, della politica. In definitiva, se il Novecento aveva smantellato queste narrazioni mitologiche per portane alla luce la frivolezza, i tempi che stiamo vivendo mostrano come questi “oggetti” apparentemente frivoli segnino in realtà il cammino e il volto di un’epoca. L’errore da non commettere è quindi cercare queste divinità con gli occhi verso l’alto, invece di rivolgerli verso il basso, verso l’immaginazione pulsante e sensuale, che le ha desiderate e create.

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