Icona della Chiesa del XX secolo

Tredici anni in isolamento nelle carceri vietnamite, poi la nomina a capo del Pontificio consiglio Giustizia e pace e l’inizio della beatificazione. Nel decennale della morte Città Nuova ricorda il vescovo Van Thuan con una raccolta di suoi pensieri  
François Xavier Nguyên Van Thuan

Una Chiesa missionaria e martire. Questo ha testimoniato con la sua stessa vita François Xavier Nguyên Van Thuan (1928-2002). Vietnamita, nominato vescovo di Saigon nel 1975, dopo poche settimane dalla nomina, con l’avvento del regime comunista, viene arrestato e messo in carcere dove trascorrerà tredici anni di cui nove in isolamento.
 
«Il cristiano è la speranza in mezzo a un’umanità che ha perso la speranza» (“Spera in Dio! 100 pagine di F.-X. Nguyên”, Città Nuova, pp. 112; € 6,50): una frase che era solito ripetere. La speranza era per il cardinal Van Thuan un segno di fede nella presenza e nell’amore di Dio per ciascuno; fede di cui lui stesso si è fatto testimone caloroso e appassionato.
 
A 10 anni dalla sua morte, Città Nuova ricorda la sua straordinaria eredità con “Vivere le virtù, alla luce della Scrittura e del Concilio Vaticano II” (pp. 120; € 9,50). Il volume raccoglie una selezione di brevi pensieri scritti, a rischio della sua stessa vita, negli anni della prigionia. Successivamente, tornato in libertà, il cardinale ha corredato tali pensieri con passi della Scrittura e dei documenti del Concilio Vaticano II. Pensieri che tematizzano le virtù cristiane, di cui lui stesso è stato testimone coraggioso e coerente. Una lettura oggi più attuale che mai nell’anno della fede.

 
 

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