I 150 anni d’Italia da un’altra piazza

Diario da piazza Tahir, al Cairo, dove si respira partecipazione e voglia di democrazia, con un orgoglio tutto egiziano
Piazza Tahir
Ho festeggiato i 150 anni dell’unità d’Italia in piazza Tahrir, al Cairo! Splendido posto per meditare cosa vuol dire appartenenza e partecipazione.

 

La gente, tutti, dalle famiglie, ai ragazzini, ai giovani, numerosi, ci indicano la piazza e se stessi – il colore dei nostri capelli ci rivela stranieri – dicendo orgogliosamente: «Egitto». Il nero, il bianco e il rosso fanno da sfondo sui fusti degli alberi, nelle t-shirt di ogni misura, nelle gigantografie che ricordano a tutti la direzione presa, contornano le foto dei martiri e colorano un nuovo “simbolo” nazionale nato dalla convivenza di quei 18 gloriosi giorni una mezzaluna che si intreccia con una croce. Ognuno è pronto a raccontare la propria storia nella storia comune e le narrazioni di questa esperienza di popolo sono punteggiate da un’espressione che si ripete continuamente «per la prima volta…».

 

Per la prima volta i giovani, abituati a discutere le loro idee solo sulla piazza virtuale, si sono ritrovati in piazza; per la prima volta ci si ritrova per le strade a confrontare le proprie opinioni e ci si interroga sul significato della parola Costituzione; per la prima volta i cristiani escono dall’anonimato politico e si ritrovano a partecipare fuori dal cortile parrocchiale; per la prima volta ci si accorge che il marciapiede davanti al tuo condominio ti appartiene e compaiono improbabili cestini per raccogliere le immondizie e si ornano spontaneamente le piazzole con piante; per la prima volta l’Egitto non è più solo l’orgoglio di un passato, ma un impegno presente da coltivare.

 

Il futuro non è tutto così chiaro, il referendum costituzionale di sabato 19 è probabilmente affrettato e non privo di rischi nell’interpretazione dei risultati, ma sarà difficile manipolare un’opinione pubblica sveglia, che ha sperimentato la potenza del ritrovarsi assieme per capire! E per contrasto mi viene in mente che l’espressione più ricorrente del nostro domestico raccontare la politica nazionale è: «e per l’ennesima volta».

 

A Piazza Tahrir, io, italiana da 150 anni, ho capito che appartenere ad un popolo vuol dire saper raccontare la propria parte di storia nazionale, che come la democrazia anche l’appartenenza va coltivata giorno per giorno ed è fatta come la sequenza dei venerdì di Tahrir di capacità di indignazione, di volontà di partecipare, di fantasia e assieme di costanza.

Ho percepito anche qualcosa che non immaginavo: uno sguardo interessato alla nostra lunga e travagliata storia democratica che ci consegna una corresponsabilità da compagni di viaggio e la consapevolezza che la libertà e la democrazia per tutti è la sola garanzia delle singole libertà e democrazie.   

 

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