Heidegger 40 anni dopo

Il 26 maggio 1976, a Friburgo in Germania, chiudeva la sua vita uno dei maggiori filosofi del nostro tempo. Le polemiche sulla sua adesione al nazismo non possono oscurare la grandezza del suo pensiero, col quale dobbiamo fare i conti
Martin Heidegger

Quaranta anni di distanza non sembrano ancora un tempo adeguato per prendere coscienza di quanto è stato determinante il suo pensiero, ma certo le polemiche di questi ultimi anni sulla sua adesione formale al nazismo e sulle sue annotazioni – i cosiddetti Quaderni neri (Bompiani) in cui appaiono espressioni antisemite –, hanno messo in discussione il valore e il significato del suo percorso di ricerca.

 

La polemica rischia però di impedire un avvicinamento a queste pagine che, oltre alle considerazioni sul ruolo degli ebrei nella storia dell’umanità, contengono anche accuse ai sistemi culturali dell’americanismo e del bolscevismo per aver messo tra parentesi il problema dell’essere, fino a un’esplicita condanna del nazismo, descritto come animato da “un principio barbarico”.

 

Per ogni filosofo vale sempre il principio della storicità, per cui l’interpretazione del suo lavoro va contestualizzata e verificata come eventuale conseguenza logico-razionale della sua ricerca. La gravità delle affermazioni messe in campo sugli ebrei risuona nel contesto di una vicenda storica che, pur non accettabile, non può consentirci di equipararle a giustificazioni di quanto avvenuto. Certo è che Heidegger ha manifestato in diverse occasioni di credere che si fosse davanti a una svolta epocale, non politica ma culturale, che poteva rimettere in gioco il problema dell’essere, l’accesso dell’uomo alla verità e la funzione rivelativa del linguaggio.

 

Di fatto Heidegger rappresenta un punto di riferimento ineliminabile del Novecento, per le sue analisi sulla condizione esistenziale dell’uomo e sull’interpretazione storica della verità, per la messa in luce della questione dell’Essere, per l’impostazione del rapporto tra essere e linguaggio, per la relazione tra linguaggio e poesia come esplicitazione della verità. Uno studio originale, in esplicita polemica con il pensiero filosofico precedente che, a suo vedere, aveva ridotto l’Essere a oggetto, dando vita alla metafisica occidentale e abbandonando la domanda filosofica originaria sul senso dell’Essere già della filosofia di Parmenide.

 

La pubblicazione di Essere e Tempo del 1927 apre un percorso, radicato nella riflessione di Kierkegaard, che lo segnala come filosofo originale. È l’inizio d’un pensare che sarà definito “esistenzialista”, anche se Heidegger rifiuterà questa definizione perché gli sembrava che appiattisse la sua riflessione sull’uomo, mentre voleva guardare al senso dell’Essere. Partire dall’esistenza che noi siamo, per incontrare la verità dell’Essere non come oggetto ma come fondamento del nostro stesso esser-ci, qui ed ora, ha portato Heidegger, sul solco di Husserl, a un'analisi della condizione umana. Solo chi vive nell’anticipazione della morte, nella considerazione dell’esistenza come tempo, potrà assumersi il carico di vivere autenticamente, di relazionarsi all’Essere. È la coscienza della differenza tra presenza delle cose ed esistenza degli uomini che rende autentica la relazione con gli altri, riduce il valore delle cose alla loro utilizzabilità, e ridimensiona il ruolo della tecnica come ultima parola sulla realtà.

 

Nel saggio In cammino verso il Linguaggio, del 1959, l’attenzione passa dall’uomo come via all’Essere, al Linguaggio come casa dell’Essere, come luogo del suo manifestarsi. La poesia assume il ruolo di linguaggio originario, capace di manifestare l’essenza delle cose. L’ascolto e il silenzio assumono il ruolo di protagonisti nel rapporto con la verità. Senza aver presenti queste due opere, che sono la punta dell’iceberg della sua produzione, è difficile comprendere lo sviluppo del pensare nel Novecento.

 

La ricerca come rivelarsi della verità e interpretazione nel concreto della condizione storica in cui ogni interprete si trova, la possibilità della cultura umana di non ridursi solo all’orizzonte della tecnica abbandonando ogni sguardo sul senso, appaiono piste di ricerca che filosofi e teologi hanno dovuto prendere in considerazione. 40 anni di distanza… 40 anni di approfondimenti, di messe in discussione, di fascinazione e di critiche, ci confermano che è necessario entrare in un dialogo serrato ed effettivo col pensiero di Heidegger.

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