Guerra in Ucraina: la risposta dell’Europa

L’Unione europea annuncia che alla Russia saranno destinate le sanzioni più dure mai applicate e rilancia la forza dei Paesi democratici contro le autocrazie.
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, durante il discorso tenuto dopo l'attacco della Russia all'Ucraina, foto Ap.

Il precipitare della crisi in Ucraina, con l’aggressione della Russia, che all’alba di oggi ha invaso il Paese circondandolo quasi completamente, ha sorpreso il mondo ma, in realtà, gli osservatori più attenti avevano previsto che l’attacco all’Ucraina fosse solo questione di tempo. Immediata la condanna da parte dell’Unione europea (Ue) e della NATO, che annunciano il sostegno alla popolazione ucraina. Per ora, all’orizzonte s’intravede solo un rafforzamento delle sanzioni economiche, mentre la macchina diplomatica è in moto per valutare quali iniziative intraprendere per contrastare una nuova guerra in Europa.

Fin dal marzo 2014 l’UE ha imposto gradualmente misure restrittive nei confronti della Russia, adottate in risposta all’annessione illegale della Crimea e alla deliberata destabilizzazione dell’Ucraina. Le sanzioni già in essere riguardano una serie di misure restrittive che limitano l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’Ue da parte di alcune banche e società russe, altre che impongono il divieto di esportazione e di importazione di armi, alcune stabiliscono il divieto di esportazione dei beni a duplice uso per scopi militari o utilizzatori finali militari in Russia, altre ancora limitano l’accesso russo a determinati servizi e tecnologie sensibili che possono essere utilizzati per la produzione e la prospezione del petrolio.

Nei giorni scorsi il Consiglio dell’Ue aveva deciso nuove sanzioni nei confronti della Russia. Attualmente le sanzioni si applicano a 193 persone e 48 entità, in quanto le loro azioni hanno compromesso l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina. Le persone designate sono soggette a congelamento dei beni, compreso il divieto di mettere fondi a loro disposizione, e a un divieto di viaggio che impedisce loro di entrare o transitare nell’UE.

A seguito del riconoscimento russo delle aree non controllate dal governo ucraino di Donetsk e Luhansk in Ucraina e all’invio di truppe russe nella regione, nell’attuale quadro sanzionatorio, l’Ue estenderà le misure restrittive a tutti i 351 membri della Duma di Stato russa, che il 15 febbraio hanno votato a favore dell’appello al presidente Putin affinché riconosca l’indipendenza delle sedicenti repubbliche di Donetsk e Luhansk.

Saranno inoltre imposte misure restrittive mirate ad altri 27 individui ed entità di alto profilo, che hanno svolto un ruolo nel minare o minacciare l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina. Questi includono decisori come membri del governo, che sono stati coinvolti nelle decisioni illegali; banche e uomini d’affari/oligarchi che sostengono finanziariamente o materialmente operazioni russe nei territori di Donetsk e Luhansk, o ne traggono vantaggio; alti ufficiali militari, che hanno avuto un ruolo nelle azioni di invasione e destabilizzazione; e gli individui responsabili di condurre una guerra di disinformazione contro l’Ucraina.

Nuove sanzioni saranno decise nel corso della giornata odierna, mentre un Consiglio europeo straordinario si riunirà questa sera a Bruxelles per decidere il da farsi. Nell’annunciarlo, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha affermato che l’ordine del giorno della riunione includerà la discussione su come «interagire con la Russia, in particolare ritenendo la Russia responsabile delle proprie azioni», ma anche di come «sostenere ulteriormente l’Ucraina e il suo popolo». Infatti, «l’uso della forza e della coercizione per cambiare i confini non ha posto nel 21° secolo», osservando che «le azioni aggressive della Federazione Russa violano il diritto internazionale, nonché l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina», fino a minare l’ordine di sicurezza europeo». Deplorando «la perdita di vite umane e la sofferenza umanitaria», ha annunciato che «l’Ue e i suoi Stati membri sono pronti a fornire urgentemente una risposta alle emergenze umanitarie», chiedendo al contempo alla «Russia e alle formazioni armate sostenute dalla Russia di rispettare il diritto internazionale umanitario».

Oltre le sanzioni, è da rilevare la risposta politica e diplomatica che l’Ue ha tenuto a dare immediatamente, questa mattina, con un intervento severissimo di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, che ha fermamente condannato l’invasione dell’Ucraina, «un paese libero e sovrano», da parte delle truppe russe, condannando «questo barbaro attacco e gli argomenti cinici per giustificarlo», osservando che «ancora una volta, nel centro dell’Europa, donne, uomini e bambini innocenti muoiono o temono per la loro vita».

Del resto, «è il presidente Putin, che sta riportando la guerra in Europa», ma «in queste ore buie, l’Unione Europea e il suo popolo sono al fianco dell’Ucraina e del suo popolo», avverso «un atto di aggressione senza precedenti da parte della leadership russa contro un paese sovrano e indipendente». La presidente della Commissione europea osserva che «l’obiettivo della Russia non è solo il Donbass, l’obiettivo non è solo l’Ucraina, l’obiettivo è la stabilità in Europa e l’intero ordine di pace internazionale», ritenendo il presidente russo Vladimir Putin responsabile per tutto questo.

Ursula von der Leyen ha annunciato che col pacchetto di sanzioni massicce e mirate che sarà presentato oggi, «punteremo a settori strategici dell’economia russa, bloccando l’accesso a tecnologie e mercati che sono fondamentali per la Russia». L’intento è quello di colpire gli «interessi del Cremlino e la rispettiva capacità di finanziare la guerra», indebolendo «la base economica della Russia e la sua capacità di modernizzazione». Inoltre, «congeleremo le attività russe nell’Unione europea e fermeremo l’accesso delle banche russe ai mercati finanziari europei». Tutto questo in linea con i partner e gli alleati dell’Ue, come Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Giappone e Australia.

Del resto, sostiene Ursula von der Leyen, che «milioni di russi non vogliono la guerra», mentre «il presidente Putin sta cercando di riportare indietro l’orologio ai tempi dell’impero russo», mettendo «a rischio il futuro del popolo russo». La presidente ha invitato «la Russia a fermare immediatamente le violenze e a ritirare le sue truppe dal territorio ucraino», ribadendo che l’Ue non permetterà Putin di «demolire l’architettura di sicurezza che ha dato all’Europa pace e stabilità per molti decenni», di «sostituire lo stato di diritto con lo stato di forza e spietatezza», rilevando che il presidente russo «non dovrebbe sottovalutare la determinazione e la forza delle nostre democrazie».

Dopo avere già affermato che il riconoscimento dell’indipendenza delle sedicenti repubbliche di Donetsk e Luhansk fosse «illegale e inaccettabile», in quanto «violano il diritto internazionale, l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina, gli impegni internazionali della Russia e aggravano ulteriormente la crisi», Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, oggi ha ribadito che «queste sono tra le ore più buie per l’Europa dalla fine della seconda guerra mondiale». Infatti, «questa non è solo la più grave violazione del diritto internazionale, è una violazione dei principi fondamentali della convivenza umana» e, per questo, «l’Ue risponderà nel modo più energico possibile», annunciando che l’Ue «risponderà nel modo più forte possibile» attraverso «il pacchetto di sanzioni più severo che abbiamo mai applicato».

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