Guardare con gli “occhi di Gesù”

Dalla prospettiva del Vangelo, uomini e cose appaiono diversi.
giovani
«Convertitevi e credete al Vangelo»: questa Parola è una grande sfida. Facilmente succede che la prendo troppo alla leggera («al Vangelo ci credo già») o la vedo troppo pesante («non riesco a convertirmi, non sono capace di cambiare»).

Ma che cosa significa conversione? Vuol dire cambiare direzione. Cambiare la direzione del mio sguardo. Cambiare prospettiva riguardo alle cose e agli uomini. Essi non sono semplicemente così come appaiono. Dalla prospettiva del Vangelo, con gli “occhi di Gesù”, sono diversi.

 

È poco prima di Natale e faccio un viaggio di 24 ore in treno. Il mio compagno di cuccetta parla a ruota libera, dal primo momento, ciò che mi fa temere di avere una notte scomoda. Il suo atteggiamento copre però una preoccupazione: non può dormire nel letto di sopra perché deve uscire varie volte durante la notte. Gli offro di cambiare posto; lui – quasi incredulo – accetta felice. E la notte è stata per tutti e due molto buona.

 

Il prossimo treno è tutto pieno. Quindici minuti dopo la partenza entra una mamma con in braccio un bambino, in cerca di un posto. Ce n’è uno libero nello scompartimento vicino, ma una donna sostiene che «è riservato», mentre in realtà non si fa vivo nessuno. Intervengo per sostenere il diritto di questa mamma; al che un altro viaggiatore mi guarda irritato: avrebbe preferito che quel posto fosse lasciato libero. A volte guardare con gli occhi di Gesù vuol dire non essere amico di tutti, per proteggere i deboli.

 

Nello scompartimento vicino tre giovani parlano a voce alta, scherzano, ridono tutto il tempo. Difficile, per chi vuole concentrarsi, pregare un po’, lavorare, leggere. Sto per intervenire di nuovo, ma per chi? Per la mia pace? Voglio cambiare lo sguardo anche qui, non giudicare i giovani che hanno una sensibilità diversa dalla mia. E mi abituo a loro.

Stazione di cambio. Entro in una piccola sala d’attesa dove c’è un giovane con l’aspetto poco affidabile, il vestito trasandato e un grande cane. Fuma nonostante il divieto. Qualcosa in me m’impedisce di protestare. Il giovane mi saluta, comincia a parlarmi. Faccio fatica a cogliere il filo del suo racconto, ma gli presto tutta la mia attenzione, mentre da lui escono singhiozzi di una vita di sconfitte e sofferenze. Piange, mi parla della fede alla quale cerca di aggrapparsi, e infine esce. Non ci vedremo più, ma in me rimane la sensazione di un incontro vero.

 

Convertirmi. E credere al Vangelo. Sì, ho bisogno ogni giorno di questa Parola che mi porta in Dio. E lui mi sorprende con la sua presenza sempre diversa. Il viaggio è diventato un colloquio con Gesù, e per niente stancante.

 

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