Grecia: un’estate bollente tra Covid e tensioni politiche

Che la stagione calda sarebbe stata diversa dalle altre lo si sapeva, ma non ci si aspettava tanto: crisi nel settore turistico, Covid-19 in aumento, un’alluvione nell’isola di Eubea e pericolose tensioni con la Turchia

Grecia, la crisi economico-finanziaria e sociale continua, visto che la gestione pure efficiente della crisi sanitaria in primavera sembra che non sia stata sufficiente per salvare il settore turistico e quelli collegati ad esso. Il calo delle prenotazioni è circa del 75% per quel che riguarda il 10% degli alberghi aperti, con piccole eccezioni nelle isole e in altre località prossime ad Atene. Intanto, aumentano i positivi al Covid-19 che, stranamente, non riguardano i turisti – tranne una piccola percentuale – ma giovani che dopo la quarantena si sono scatenati dimenticando ogni precauzione. Ovviamente non si rendono conto del fatto che sono anch’essi vulnerabili e che, in ogni caso, hanno genitori e nonni che sono più esposti ai danni della pandemia. Il governo ha già adottato nuove misure, come la chiusura dei club e dei bar di spiaggia a mezzanotte; ma queste non scoraggiano i giovani che si riuniscono in piazze e spiagge con lo stesso risultato. Come se non bastasse, le teorie del tipo «non esiste il Covid-19, è una invenzione» circolano tra i giovani, peggiorando ancora di più la situazione. Resta il fatto che, mentre in primavera i ricoverati erano tra i settanta e gli ottanta anni, in agosto positivi e ricoverati sono tra i trenta e i quarant’anni.

L’alluvione dovuta al maltempo e l’esondazione di due fiumi domenica scorsa nell’isola di Eubea ha lasciato sul terreno otto morti, tra cui un bimbo di otto mesi, mentre molte infrastrutture sono state distrutte. L’evento ha provocato grandi polemiche da parte dell’opposizione, che accusa il governo di non aver attivato il numero 112 per dare indicazione alla gente e per non aver tenuto conto delle avvertenze della protezione civile. La stessa accusa invocata da Nea Dimokratia contro il governo di Syriza due anni fa, per gli incendi feroci di Mati che erano costati la vita a 108 persone e che avevano distrutto l’intera area. Anche se non c’è paragone tra i due fatti, l’opinione pubblica rimane lo stesso mortificata, perché gli stessi errori si ripetono e vengono usati per tatticismi politici.

I problemi del governo purtroppo non finiscono qui. La tensione tra Grecia e Turchia sale pericolosamente dopo l’annuncio delle perforazioni turche in una parte della piattaforma continentale greca. Anche a luglio c’era stato lo stesso annuncio, ma l’intervento della Merkel aveva allontanato il problema. La differenza ora è che non si tratta solo di un annuncio, perché la nave da ricerca turca Oruc Reis è gia nelle acque territoriali greche. Inoltre, tale nave è accompagnata da cinque navi militari turche. Di fronte a loro, a poca distanza, delle navi militari greche sono all’erta. La Turchia sembra essere decisa a realizzare le sue minacce di vecchia data, volendo diventare la potenza regionale del Mediterraneo orientale. Il premier, in una dichiarazione pubblica, ha sottolineato il fatto che la Grecia è comunque in favore del dialogo, ma non a certe condizioni. «Non provochiamo ma non accetteremo provocazioni, alle quali risponderemo», ha detto il premier, mentre Erdogan ha risposto con un minaccioso: «Vi pentirete». Intanto, navi militari greche e francesi si trovano nella stessa area per delle esercitazioni comuni. Francia, Israele ed Egitto sostengono le posizioni greche. Così, ultimamente, Egitto e Grecia hanno firmato un accordo che traccia le frontiere marittime fra i due Stati e crea una zona economica esclusiva tra i due Paesi, un fatto che ha fatto infuriare Erdogan. Il governo ha già avviato una maratona diplomatica e ha chiesto una sessione straordinaria del consiglio dei ministri degli Esteri europei che si è tenuta giovedì. Si spera (ma da molti non ce lo si aspetta) che l’Ue finalmente si renda conto del fatto che le frontiere greche sono le frontiere europee e che i principi del diritto internazionale e del diritto del mare devono essere rispettate anche di fronte alle minacce turche.

 

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