Grecia: profumo di elezioni anticipate

Il governo greco del conservatore Mitsotakis, leader del partito di centrodestra Nea Demokratia, sembra in difficoltà, e non solo per l’inflazione che ha raggiunto il 12%, nonostante i molti segnali positivi di ripresa economica. A sinistra si parla molto di elezioni prima della scadenza istituzionale del 2023.
Kyriakos Mitsotakis

Le nuvole si stanno nuovamente accumulando sul governo greco: in parte a causa dell’inflazione ormai al 12% secondo Eurostat, mai vista da 28 anni, ma anche per le privatizzazioni che sembra si facciano senza le necessarie consultazioni e a causa di una discussa gestione degli affari esteri, cioè delle relazioni con la Turchia, almeno secondo l’intera opposizione.

Eppure è imminente l’uscita dal regime di sorveglianza rafforzata Ue (agosto 2018), dopo il salvataggio imposto nel 2010. Uscita che avverrà ufficialmente il 20 agosto. Inoltre, ci sono agevolazioni concesse a famiglie e imprenditori, il turismo sembra superare il record del 2019 e le crociere sono cresciute del 25% rispetto allo stesso anno, quello prima della pandemia. Però nonostante questi positivi sviluppi l’opposizione chiede elezioni.

Da parecchio tempo la coalizione della sinistra radicale – alleanza progressista, nota come Syriza -, chiede elezioni anticipate sostenendo di poter gestire i problemi meglio dell’attuale governo conservatore. Il premier Mitsotakis aveva dichiarato che le elezioni si sarebbero tenute nel 2023, ma ultimamente questa decisione non è più molto sicura. Anzi, la maggior parte dei partiti è convinta che il premier annuncerà le elezioni anticipate poco dopo ferragosto, per tenerle poi a settembre. Questa volta si faranno però con il sistema elettorale proporzionale, che favorisce le alleanze politiche, ma anche una certa instabilità. E questo particolarmente in Grecia, dove la cultura non è favorevole e l’esperienza passata di alleanze politiche non ha quasi mai prodotto risultati positivi. Per il momento il divario tra i due grandi partiti (Nea Demokratia e Syriza) secondo i sondaggi, è arrivato al 8,9% (33,1% i conservatori di Nea Democratia e 24,2% la sinistra di Syriza): entrambe le formazioni cercano di attirare elettori dal Pasok (socialdemocratici), visto che con il nuovo presidente del Pasok, Androulakis, il partito ha aumentato la sua quota di consensi, che sembra aver raggiunto l’11%.

È anche vero che il 51,7% della gente non sembra favorevole ad elezioni anticipate, nonostante i notevoli problemi esistenti, anche perché il passato insegna che di solito la Turchia approfitta dei periodi di instabilita per creare ulteriori problemi. C’è, però, una considerevole parte di elettori (44,5%) che spera che le elezioni migliorino la situazione.

A parte speranze e convinzioni, il fatto è che la crisi con la Turchia sta peggiorando. Oltre le continue violazioni turche dello spazio aereo e delle acque territoriali, ci sono dichiarazioni che affermano che 152 isole dell’Egeo sono turche, si minaccia alla Grecia una nuova catastrofe simile a quella di Izmir del 1922, e crescono i rumors contro il governo, fino ad auspicare che alle prossime elezioni (anticipate o meno) il popolo greco non voti per Mitsotakis, il che rende il dibattito politico ancora più feroce.

La continuazione della guerra in Ucraina preoccupa molto la popolazione greca, anche perché vive sulla propria pelle le conseguenze economiche, che prima o poi incrementeranno problemi sociali come l’aumento della violenza sulle donne, la crescita della criminalità giovanile e della macro e micro criminalità.

 

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