Grande Fratello Vip

Il tentativo di rilanciare un programma di successo, al centro di polemiche (volute?), e dal format datato. L’attrattiva per il pubblico femminile (15-34 anni), che ha l’illusione di entrare nella vita dei personaggi amati.
Grande Fratello Vip

Questa sera andrà in onda, su Canale 5, l’ultima puntata del Grande Fratello Vip, condotto dall’ironica Ilary Blasi coadiuvata dall’opinionista Alfonso Signorini. È il primo anno che in Italia la versione diventa “Vip”, ossia dedicata esclusivamente alla partecipazione di alcuni “famosi”, per lo più provenienti dal mondo della televisione.

 

Si dice che questo tipo di reality serva per rilanciare la popolarità di personaggi che da tempo sono lontani dal piccolo schermo, come accaduto qualche mese fa con Simona Ventura, concorrente di quella stessa Isola dei famosi, che contribuì a portare al successo negli anni d’oro della sua carriera.

 

Questa versione “vip”, sembra inoltre voler rilanciare il programma stesso, dopo alcuni anni di fisiologica stanchezza del format. Si può notare, infatti, come negli ultimi tempi sia stato il genere del talent show, basato sulla performance, sull’allenamento e sulla sfida, a prevalere sul genere del reality show che, come suggerisce la parola inglese, è un programma d’intrattenimento, costruito a “imitazione” della realtà.

 

Il contesto nel quale i concorrenti sono inseriti, infatti, richiama la quotidianità domestica, ma basta poco a svelare l’artificiosità del gioco. Ogni lunedì, durante la puntata serale in diretta dagli studi Mediaset, si ripercorrono i momenti salienti della settimana, sapientemente ricostruiti con montaggi video volti a suscitare la polemica o a costruire l’identità di ciascun “eroe”.

 

Come in ogni format che si rispetti, infatti, anche nel Grande Fratello Vip i concorrenti vengono trasformati in “eroi” del racconto, secondo un modello narrativo molto noto tanto nel cinema quanto nella televisione. L’eroe del format compie un “viaggio” metaforico, un percorso di gioco caratterizzato da prove e ostacoli, per arrivare, alla fine, alla conquista di un premio, ossia alla vittoria finale, caratterizzata, in questo caso, da un auspicato ritorno di popolarità e da un premio in denaro, metà del quale da devolvere in beneficienza, secondo regolamento.

 

Lo stesso confessionale, luogo della visibilità interiore dell’eroe e che, per definizione, dovrebbe essere un luogo segreto, è in realtà una finzione, perché molto spesso le confessioni dei concorrenti vengono rese pubbliche a seconda delle necessità del gioco.

 

Il programma è stato al centro di molte polemiche, soprattutto a causa di alcuni concorrenti che, dimenticandosi apparentemente di essere in diretta nazionale h24, si sono lasciati andare a qualche “confidenza” di troppo, con toni e parole inopportune e offensive, tanto da ricevere quanto da sentire.

 

Nonostante ciò, il programma ha ottenuto dei buoni ascolti, soprattutto nella fascia giovanile 15-34 anni, complice la presenza di un personaggio come Andrea Damante, fresco del programma di Maria De Filippi Uomini e donne, molto seguito soprattutto dalle ragazze di quella fascia d’età.

 

I motivi del successo del Grande Fratello Vip sono da ricercare nella solida struttura del format di partenza, che si basa su meccanismi ben riconoscibili, ossia su modelli narrativi noti, come la fiaba d’amore (caratterizzata da presunti flirt e triangoli amorosi, vedi Damante-Nuccetelli-De Lellis), il ricongiungimento di parenti lontani (come nel caso della modella venezuelana Mariana Rodríguez che rivede, dopo più di un anno, sua madre) e il melodramma (Valeria Marini e Laura Freddi che piangono, di fronte alle telecamere, per quei figli mai avuti).

 

Il meccanismo seriale, al centro del format, spinge lo spettatore a seguire lo show puntata dopo puntata e fa leva, in questo caso, sulla conoscenza pregressa dei protagonisti in gioco, già noti al pubblico in quanto “vip”. Al voyeurismo tipico del format, si somma perciò la sensazione di vicinanza, quasi di familiarità, con i “famosi” coinvolti, visti e “vissuti” nella loro, seppur apparente, quotidianità.

 

Ancora più che in una fiction, lo spettatore si sente coinvolto, perché può entrare nella vita dei personaggi amati quando vuole, grazie alla diretta ventiquattro ore su ventiquattro, accessibile tanto in tv quanto sul web. Inoltre, grazie alla capacità narrativa del format che seleziona consapevolmente i contenuti per offrire al suo pubblico una storia la cui sceneggiatura è stata pensata nei minimi dettagli, lo spettatore ha l’illusione, attraverso la possibilità del voto, di contribuire allo sviluppo di questa stessa storia, dimenticandosi che la realtà non è registrata passivamente, ma costruita, confezionata, provocata.

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