Governo, la scelta coraggiosa di Mattarella

Sono ore cruciali per l'Italia. Il Capo dello Stato, infatti, vuole dare al Paese una guida al più presto. Non è escluso un "governo del presidente", che potrebbe essere però bocciato dal Parlamento. Gli scenari (e i rischi) possibili.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Ogni minuto che passa può ancora riservare sorprese. Il presidente Mattarella nel lungo messaggio indirizzato al Paese ha reso note le sue decisioni, scandendo le fasi della sostituzione del Governo Gentiloni con un Governo sotto la propria egida, “neutrale, di servizio, di garanzia”. Decisione che il presidente ritiene obbligatoria, perdurando le impuntature e i veti incrociati tra le forze politiche, alle quali peraltro non ha sbattuto la porta in faccia.

Mattarella, infatti, ha ipotizzato una “inedita staffetta”, come è stata chiamata, tra questo governo (inesorabilmente “tecnico”?) e un sempre possibile governo frutto di un accordo tra le forze politiche. Non solo: ha procrastinato di un giorno la convocazione della persona cui dare l’incarico di formare il Governo, proprio perché potrebbe accadere che crolli qualche muro.

In particolare si attendono le decisioni ultime di Silvio Berlusconi che, assieme al Pd, sosterrebbe il “Governo del presidente”, come ha avuto modo di dire in più circostanze; in più, Forza Italia appare la più svantaggiata da un voto imminente. E difatti le dichiarazioni degli esponenti forzisti, pur non potendo esplicitare tale propensione, sono ben lontane dalle prese di posizione fulminee e trachant di Salvini e Di Maio, che hanno seccamente detto di no all’ipotesi avanzata da Mattarella.

Questa giornata di martedì 8 maggio segnerà quindi la svolta definitiva. O entro oggi Berlusconi accetta di stare dietro le quinte di un governo Salvini-Di Maio a guida terza, o domani il capo dello Stato convocherà un’altra persona di sua fiducia e in ventiquattr’ore ci sarà il governo. Il pathos è massimo, perché nel caso di insediamento del governo di garanzia, al momento di presentarsi alle Camere (entro dieci giorni dal giuramento, prevede la Costituzione) si potrebbe verificare un passaggio di estrema drammaticità: la sua bocciatura.

Oltre ad aprire la strada alle elezioni immediate (in luglio, in questo caso) Mattarella è ben consapevole che un tale esito espone il Colle a una sconfitta che lascerebbe il segno. Ciononostante, ha scelto questa via anziché le alternative ipotizzate dalle forze politiche. Quali? Mantenere in vita il Governo Gentiloni, come ventilato da Luigi Di Maio: su questo punto il presidente ha impiegato parole di didattica spiegazione, che toccano l’abc del nostro sistema istituzionale.

L’altra alternativa era chiesta da Matteo Salvini: un incarico a lui per un governo “al buio”, che si sarebbe presentato alle Camere senza una maggioranza certa, che avrebbe quindi anch’esso rischiato la bocciatura. Perché, allora, non seguire questa strada?

Innanzitutto perché il presidente Mattarella confida che le forze politiche sappiano valutare fino in fondo le controindicazioni a uno scioglimento tanto precoce delle Camere (egli stesso ha elencato i rischi maggiori) e che si riesca a dare la fiducia (una fiducia a tempo, fino a dicembre al massimo) al governo di garanzia. E poi anche perché, nella malaugurata ipotesi della non fiducia, in ogni caso il governo che sostituirà l’attuale rimarrebbe in carica per gli affari correnti, tra cui la gestione delle elezioni: il Presidente ha preferito affidare questa eventualità a un governo “politicamente neutro”. Scelte che fanno tremare le vene e i polsi e che meritano profondo rispetto, anziché scatenare tifoserie.

 

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