Gli sviluppi del caso Peng

Il 2 novembre, dopo aver pubblicato questo post, la tennista Peng Shuai è scomparsa dalla scena pubblica. La traduzione del post rimosso che accusa Zhang Gaoli. E intanto la Federazione internazionale non sospende i tornei del Paese.
(AP Photo/Andy Brownbill, File)

Il mistero della trentacinquenne tennista cinese Peng Shuai, ex numero uno del mondo e scomparsa in Cina da oltre un mese, continua. Nessuna delle persone a lei più legate è riuscita a contattarla per sapere come stia e, soprattutto, dove si trovi. Il governo cinese aveva tenuto fin da subito a precisare che la tennista stesse bene, pur senza rivelare alcun dettaglio. Per la verità l’unica certezza resta dunque quanto l’atleta, lo scorso 2 novembre, aveva scritto sul suo profilo social cinese, Weibo, accusando l’ex vicepremier della Repubblica Popolare, il settantacinquenne Zhang Gaoli, di averla costretta a prestazioni sessuali. Ma andiamo con ordine.

Zhang Gaoli (AP Photo/Ng Han Guan, File)

Peng Shuai e la denuncia del 2 novembre su Weibo
Weibo è un popolare social network cinese, un sito di microblogging paragonabile ai nostri Facebook o Twitter. Ma il paragone sussiste solo dal punto di vista delle funzioni, dato che non esiste social network in Cina che non sia severamente controllato del governo guidato dal Partito Comunista Cinese. Il profilo della tennista, ultimo grave esempio, era diventato irraggiungibile appena mezz’ora dopo la pubblicazione delle denunce relative alla violenza subita. Le stesse le ricerche comprendenti il suo nome avevano smesso di dare risultati per molte ore dall’uscita della notizia.

Il post e le accuse di violenza
«Circa tre anni fa tu, vice premier Zhang Gaoli, sei andato in pensione e hai chiesto al dottor Liu, del Tianjin Tennis Centre, di contattarmi per fissare una partita di tennis con me, al Kangming Hotel di Pechino. Dopo aver giocato a tennis la mattina, tu e tua moglie Kang Jie mi avete condotto a casa vostra. Poi tu mi hai portato in una stanza e, proprio come a Tianjin più di dieci anni fa, mi hai detto che volevi fare sesso con me. Ero molto spaventata quel pomeriggio, non mi aspettavo che la cosa potesse accadere così, con una guardia fuori della porta, perché era impossibile far credere che tua moglie avrebbe acconsentito a una cosa del genere. Avevamo fatto sesso una volta, sette anni prima, e poi tu eri andato a Pechino per partecipare alla commissione permanente del partito comunista. […] Dopo cena, hai detto che non mi avevi mai dimenticata in quei sette anni, e che avrei dovuto essere carina con te, e via dicendo… Mi sentivo invadere dal panico, ma ho ceduto. Sì, abbiamo fatto sesso. Da quel giorno, ho sentito di nuovo sbocciare l’amore per te (…). Anche a rischio della vita, voglio dire la verità su di te. La sera del 30 ottobre 2021 abbiamo litigato. Tu hai detto che saremmo andati a casa tua il pomeriggio del 2 novembre per chiarire ogni cosa. Oggi, a mezzogiorno, mi hai chiamato per dirmi che sei molto occupato e che ci sentiremo più avanti. E sei «sparito» nuovamente, come avevi fatto sette anni fa. Hai detto che non c’era nessun impegno tra di noi. Avevi sempre paura che avrei portato con me un registratore, per raccogliere prove. Non ho nulla per provare quanto è accaduto, né audio, né video, solo l’esperienza reale della mia vita stravolta. Ma anche se rischio di disintegrarmi, come un uovo scagliato contro una roccia, sono pronta a dire la verità sul tuo conto. Negherai o passerai al contrattacco. Io sono una cattiva ragazza che non merita di diventare madre. Tu sei padre di un figlio e di una figlia. Dopo tutto quello che hai fatto in questa vita, saprai guardarli in faccia con la coscienza tranquilla?”

Accusato così dalla tennista, nonostante il suo ritiro dalla politica, l’accusato Zhang resta in Cina un uomo molto potente, avendo ricoperto importanti cariche istituzionali. Il governo ha prontamente reagito cancellando le accuse avanzate sulla piattaforma Weibo. Per Pechino sarebbe estremamente grave che una nota figura politica del passato possa essere coinvolta in queste “spiacevoli” situazioni.

Peng Shuai (AP Photo/Mark Schiefelbein, File)

I media e il tennis internazionale
Il 3 novembre Steve Simon, presidente della WTA (Associazione mondiale del tennis femminile) ha dichiarato la propria indignazione, pretendendo un’investigazione in merito alle accuse, come del resto altri paesi. Il governo cinese aveva gentilmente invitato l’associazione e gli altri paesi a guardare a casa propria, “rei” di aver politicizzato fin troppo la vicenda. D’altra parte, in Cina non è possibile, per esempio, compiere una ricerca su internet riguardanti i fatti Piazza Tienanmen del 1989: meglio pensare ancora ad altro. La Repubblica popolare, forse per una curiosa forma di “educazione”, oscura qualsiasi parola o frase riconducibile a quegli avvenimenti. Dopo qualche ora dall’uscita della notizia, addirittura anche la ricerca della parola “Tennis” era temporaneamente scomparire dal vocabolario online.

Le ultime foto di Peng Shuai apparse sul profilo Twitter di Hu Xijin, direttore del Global Times, dovrebbero dimostrare che «nei giorni scorsi è rimasta a casa sua. Si presenterà in pubblico e parteciperà ad alcune attività». Altri due video dovrebbero comprovarlo: peccato che vi siano dubbi sull’autenticità, non solo perché è impossibile verificarli o interagire con la tennista, ma perché si tratta dichiaratamente di «media affiliato allo Stato cinese». Intanto, sebbene la Women’s Tennis Association abbia annunciato la sospensione di tutte le gare di tennis in Cina, la Federazione internazionale di tennis, per voce del presidente David Haggerty, ha affermato che non cancellerà i tornei in Cina «perché non vuole punire 1,4 miliardi di persone». «Continua a sostenere i diritti di tutte le donne», ha ribadito. Ma delle due l’una: o Haggerty fa riferimento a «tutte le donne» che non ricevono alcuna minaccia o violenza, e allora si perde gran parte di queste, o altrimenti, evidentemente, la Shuai fa parte di un «tutteì» non meglio precisato per le nostre limitate menti.

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