Gli Anelli della fantasia

Se la triennale abbuffata tolkieniana non vi è bastata e se semplicemente non riuscite a raccapezzarvi tra le offerte di fantasia che affollano le librerie, è forse giunto il momento di viaggiare personalmente in quell’universo. Questo libro si propone allora come guida alla lettura dei maggiori scrittori fantastici che possono in qualche modo essere collegati alla poetica tolkieniana: dagli autori che lo hanno anticipato e influenzato a coloro che si sono ispirati alla loro opera . Cosi Andrea Monda e Saverio Simonelli, i già meritevoli e fortunati autori di Tolkien il signore della fantasia (cfr. Città nuova n.23/2002) presentano il loro nuovo e altrettanto prezioso studio Gli Anelli della fantasia, che dovrebbe far ordine nel caos delle interpretazioni storiche e dei (pre)giudizi ideologici (mentre si continua ovunque a ripetere l’assurdità che vuole Tolkien autore di destra: ma siamo nella minuscola provincia culturale italiana); e lo fa egregiamente, per chi è disposto alla verità, e non agli incasellamenti, di una grande fioritura letteraria, che, se ha trovato in Tolkien il suo geniale apice novecentesco, vanta però precursori e ispiratori, tra Otto e Novecento, di cospicuo e a volte grande spessore; contemporanei e successori di sicuro anche se non uguagliabile pregio, da C.S. Lewis a Michael Ende; e, diffusa a pioggia, la grande fioritura fantasy dei recenti decenni, ultimamente dominata, nel gusto del pubblico, dall’onninvadente Harry Potter. La mira storico-descrittiva del libro, dicono Monda e Simonelli, è stata quella di un’indagine nella galassia confusa e variegata del cosiddetto fantasy, che ci potesse avvicinare ad altri autori che non clonano elementi occasionali e di consumo della saga tolkieniana – spade, draghi, signori oscuri e maledizioni – ma propongono mondi nuovi, coerenti con le proprie leggi e animati da princìpi autonomi e credibili; l’asse ideale della ricerca, quello di una ricognizione capace di accertare – scartata la pletorica letteratura e filmografia raffazzonata ed effimera – le autentiche capacità mitopoietiche degli autori, la loro forza cioè di creare, o sub-creare (in dipendenzacontinuazione dal Creatore stesso, come teneva moltissimo a dire Tolkien) mondi sensati e vivificanti la stanca fantasia dei lettori mortificata dalla società mercantile e consumistica. Lo scopo, quello di migliorare e ampliare le risorse del nostro Io, sì, Io con la maiuscola, perché sede dell’immagine e somiglianza già raccontata nel Grande Codice (Frye) anche letterario che è la Bibbia. Per Monda e Simonelli la letteratura fantasy è una cosa tanto seria da scomodare per il suo albero genealogico non solo il romance cavalleresco e il poema epico medieva- le, ma persino Gilgamesh e Omero, il Kalevala e Ariosto, Tasso, Spenser, Milton, Bunyan…, non per il loro contenuto più o meno remoto di storia, ma per la loro mitopoietica capacità di affabulare, di comporre in fabula il perenne archetipo umano del viaggio-ritorno a un Eden supremamente desiderato. Defoe e Swift trasformano poi il romance in novel offrendo ai predecessori di Tolkien (W. Morris e G. Mac- Donald, Lord Dunsany e E.R. Eddison) un ricco terreno di sperimentalismo materiale (i contenuti) e formale (il linguaggio, i nomi, ecc.) su cui si eserciterà il genio di Tolkien; il quale comprende e afferma che la creazione fantastica ha un modo di rispecchiare la verità diverso dall’allegoria o dalla satira o dal realismo, per alcuni versi più potente. È vero, e basta pensare a J. Barrie (Peter Pan) e a Lewis Carroll (Alice), classici ormai della Letteratura (senza aggettivi). Se si dovesse qualificare, in modo non riduttivo, la fantasy, bisognerebbe dire che è quella letteratura in cui non hanno mai fine i racconti, o, come dice il grande Chesterton, che non scrisse fantasy ma elevò a fantasia tutta la realtà descritta, quella per cui l’uomo ha sempre un piede sulla terra e uno nel paese delle fate (pensiamo a quel capolavoro realistico-visionario che è L’Ortodossia). Non possiamo entrare nei moltissimi particolari; basta qui dire che questo documentatissimo saggio insegue gli sviluppi di questo genere fino ai molti autori della nuova fiction tra pregiudizi e cultura di massa, e alle diramazioni del cinema fantasy, con una padronanza e pienezza che lo fa dotto senza pesantezza e divulgativo senza superficialità.

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