Il Giro n° 100 è già in corso

Tre giorni alla ribalta dei media mondiali. Il Giro d’Italia ha permesso alla Sardegna di veder proiettata la propria immagine in decine di Paesi in tutto il mondo.

Tre tappe, che si sono concluse domenica, hanno visto i ciclisti attraversare l’Isola dal Nord al Sud, tra ali di folla e in zone stupende dal punto di vista naturalistico e ambientale.

Partenza da Alghero dipinta di rosa, dove non è mancato il ricordo per Michele Scarponi, il ciclista morto tragicamente poco prima del giro, con arrivo a Olbia. Seconda tappa da Olbia a Tortolì in Ogliastra, passando per Nuoro e le zone interne della Sardegna, dove in tanti si sono disposti lungo il percorso, anche numerosi anziani che non si sono voluti perdere il passaggio dei migliori ciclisti al mondo. Infine l’ultima tappa, la Tortolì – Cagliari che ha mostrato la bellezza della costa sarda con l’arrivo nel capoluogo battuto da un forte maestrale.

Fin qui la cronaca che ha visto anche il campione sardo, Fabio Aru, assente per infortunio, presente lungo tutte le tre tappe.

La quarta volta del Giro d’Italia in Sardegna è stata la conferma che il movimento ciclista anche in Sardegna ha un suo seguito e che manifestazioni del genere sono capaci di dare opportunità sul versante turistico non indifferenti. A Cagliari erano numerosi i tifosi giunti anche dal Sud America per seguire il Giro: diversi hanno detto che ritorneranno in Sardegna proprio per la bellezza del luogo e l’accoglienza della gente.

Dal punto di vista sportivo Lukas Postlberger ha vinto la prima tappa del Giro d’Italia, sul lungomare di via Redipuglia a Olbia, Andre Greipel, vince la volata di Tortolì e il colombiano Fernando Gaviria ha vinto la terza tappa sul traguardo di Cagliari.

Ora la carovana è in Sicilia dove di certo gli equilibri si modificheranno e cominceranno a delinearsi le strategie dei grandi nomi, in molti sperano in Vincenzo Nibali.

Unica nota dolente un pessimo servizio trasmesso dalla Rai nel quale i luoghi comuni sulle zone interne dell’Isola sono stati anteposti all’accoglienza e all’entusiasmo mostrato dai sardi nei confronti di una gara ciclistica capace come la nazionale di calcio di unire le persone a qualsiasi latitudine.

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