Giornata del rifugiato: insieme per fare la differenza

Quest’anno l’Unhcr lancia la campagna “Insieme possiamo fare la differenza” per chiedere l’inclusione dei rifugiati in ogni ambito della società. Raccontiamo il lavoro di Cies Onlus che, attraverso SOFeL, sta creando percorsi di formazione e inserimento lavorativo per giovani rifugiati
Giornata rifugiato
Foto Federico Bernini/LaPresse

Quante sono oggi le persone costrette a fuggire da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani? È possibile invertire la tendenza che vede crescere sempre più il loro numero? I dati del rapporto annuale Global Trends dell’Unhcr registrano un aumento del numero dei rifugiati nel mondo nonostante la pandemia e l’appello per un “cessate il fuoco” globale. I conflitti attualmente in corso hanno costretto 82,4 milioni di persone ad abbandonare le proprie case: un aumento del 4% rispetto alla cifra di 79,5 milioni di persone in fuga registrata alla fine del 2019. La Giornata mondiale del rifugiato, che ricorre il 20 giugno, ricorda a tutti l’urgenza di intensificare gli sforzi per promuovere la pace e la cooperazione internazionale. Una Giornata indetta dalle Nazioni Unite nel 2001 per celebrare il 50° anniversario della Convenzione di Ginevra nella quale si affermano i diritti dei migranti forzati e gli obblighi legali degli Stati di proteggerli: nessun rifugiato può essere respinto verso un Paese in cui la propria vita o la propria libertà potrebbero essere minacciate.

Giornata rifugiato

Secondo le stime dell’Unhcr, il 2020 è il nono anno di aumento ininterrotto dei movimenti forzati nel mondo. «Dietro ogni numero c’è una persona costretta a lasciare la propria casa e una storia di fuga, di espropriazione e sofferenza. Meritano la nostra attenzione e il nostro sostegno non solo con gli aiuti umanitari, ma con soluzioni alla loro situazione», ricorda in una nota Filippo Grandi, l’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. Le ragazze e i ragazzi sotto i 18 anni, infatti, rappresentano il 42% delle persone costrette alla fuga e quasi un milione di bambini sono nati rifugiati tra il 2018 e il 2020.

«Per trovare soluzioni adeguate occorre che i leader globali e le persone influenti mettano da parte le loro differenze, pongano fine a un approccio egoistico alla politica e si concentrino piuttosto sulla prevenzione e sulla risoluzione dei conflitti e sul rispetto dei diritti umani», auspica Grandi.

Quest’anno, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, l’Unhcr lancia la campagnaInsieme possiamo fare la differenza – Together we can do anything per chiedere l’inclusione dei rifugiati in ogni ambito della società: dal lavoro allo studio, allo sport. Lavoro e formazione conferiscono dignità alle persone rifugiate consentendo loro di essere indipendenti e contribuire all’economia delle comunità ospitanti; lo studio aiuta a costruire un futuro migliore; lo sport promuove il benessere fisico e mentale e favorisce il legame con le comunità di accoglienza.

«I rifugiati sono studenti e insegnanti, sono atleti, sono cuochi, sono medici e infermieri. Portano con sé nella fuga un bagaglio di competenze che possono arricchire le comunità ospitanti, diventando risorse preziose per la società e per il bene comune», dichiara Chiara Cardoletti, Rappresentante Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. Occorre, quindi, partire dai loro sogni, dai desideri e dalle potenzialità per aiutarli a realizzare progetti.

È l’intento di molte organizzazioni che già da anni hanno messo in atto molteplici iniziative ed è anche l’obiettivo di Cies Onlus (Centro informazione educazione allo sviluppo) che, attraverso SOFeL, lo Spazio di orientamento alla formazione e al lavoro, sta creando percorsi di formazione e inserimento lavorativo per giovani rifugiati. Si parte dalla persona, dalla sua storia, la si aiuta ad accrescere la fiducia in sé e a mettere a fuoco le proprie potenzialità.

Dal 2017 a oggi 500 giovani sono stati accompagnati in percorsi di inserimento lavorativo o di formazione; alcuni sono stati sostenuti in percorsi di avvio all’autoimpresa o allo start up d’impresa; 9 ragazzi con talenti sportivi, sono stati selezionati per una squadra calcistica semiprofessionistica. Anche le aziende sono state coinvolte in incontri di formazione in Diversity Management.

Volti e storie, come quella di Abdoulaye, arrivato dal Senegal da minorenne percorrendo la tratta gestita dai trafficanti, che adesso ha un contratto da aiuto-chef e lavora per il ristorante Ginger o come quella di Yankuba, gambiano, che cuce borse e accessori artigianali per Samas con un contratto di tirocinio.

Insieme, è possibile fare la differenza. «C’è un tesoro nascosto nelle nostre società – dichiara Etta Melandri, presidente del Cies Onlus – che è il patrimonio migrante. È la chiave di volta non solo per un rilancio umanitario e il rispetto dei diritti, ma per la ripartenza della nostra stessa economia. Al di là del diritto, l’esperienza di questi anni a SOFeL ci dice che smettere di sfruttare, legalizzare, regolarizzare e in modo particolare puntare sul migrante e le sue abilità, conviene, non è buonismo, fa bene a tutti, a cominciare dal mercato».

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