Giordani e un patto di fraternità per l’Italia

A Montecitorio, attorno alla figura di Igino Giordani, prospettate esperienze di partecipazione e impegno istituzionale improntate sulla fraternità. Presenti deputati e senatori
Montecitorio
Appena 24 ore dopo la proclamazione dei risultati referendari, ritrovarsi nella sala della Lupa a Montecitorio, per ricordare la figura di Igino Giordani esula dall’ordinaria celebrazione di un anniversario, scavalca gli anni e proietta nell’attualità di una politica da un lato esacerbata da diatribe, dall’altro ancora viva per la partecipazione attiva della società civile. «La politica è fatta per il popolo e non il popolo per la politica. Essa è un mezzo, non è un fine. Prima la morale, prima l’uomo, prima la collettività, poi il partito, poi le tavole del programma, poi le teorie di governo». Esordisce con questa citazione di Giordani, Gianfranco Fini, presidente della Camera aprendo l’incontro dedicato al deputato popolare, che ha ben conosciuto i tempi difficili delle persecuzioni fasciste, le atrocità della guerra, l’incertezza della ricostruzione.

 

Fini ha voluto poi sottolineare che è dovere del politico «trasferire i valori nella società e ha individuato tre capisaldi nell’agire di Giordani: dignità dell’uomo, libertà, lavoro». Battaglie condotte dal parlamentare popolare talvolta in anticipo sui tempi e a rischio incomprensioni, come per la legge sull’obiezione di coscienza. Il presidente della Camera ricorda anche una sua battaglia personale andata a vuoto: la richiesta al Parlamento europeo di non disconoscere il ruolo del cristianesimo nelle radici dell’Europa. La sconfitta politica, le incomprensioni hanno un gusto amaro, certo, ma Giordani, in momenti critici della storia parlamentare pur tra urla e contrasti ideologi fortissimi riesce a far primeggiare ragionevolezza, umanesimo, spirito cristiano che convince anche i marxisti.  Lo ricorda in vari passaggi Alberto Lo Presti, direttore del Centro Giordani, che ne tratteggia la figura, lasciandogli in più momenti la parola attraverso filmati di suoi interventi.

 

Da Montecitorio al mondo era il titolo scelto per il momento commemorativo ad indicare l’universalità del messaggio di Giordani, ma al contempo la particolarità di un incontro che svoltosi proprio a Montecitorio, capovolse letteralmente la sua vita, rendendolo irriconoscibile agli stessi compagni di partito. 

 

I particolari di questo incontro con Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei focolari, che trasmise a Giordani la passione per l’unità e per un Vangelo che entra nella storia e può risolvere anche per le problematiche sociali più complesse, li racconta Maria Voce, attuale presidente del movimento. «(Chiara) avvicinava Dio: lo faceva sentire Padre, fratello, amico, presente all’umanità» cita Maria Voce che esplicita la visione politica di Chiara Lubich, centrata sul principio di fraternità che «consente di comprendere e far proprio il punto di vista dell’altro, così che nessun interesse e nessuna esigenza rimangano estranei. Consente di tenere insieme esperienze umane che rischiano altrimenti di svilupparsi in conflitti insanabili. Consente inoltre di immettere nuovi principi nel lavoro politico quotidiano, in modo che non si governi mai contro qualcuno o essendo l’espressione solo di una parte del Paese».«Ci vuole un patto di fraternità per l’Italia – è l’auspicio della presidente dei Focolari, perché il bene del Paese ha bisogno dell’opera di tutti».

 

L’eredità della Lubich e di Giordani, raccolte dal Mppu (Movimento politico per l’unità), propone a parlamentari e politici, amministratori e funzionari, studiosi in tutto il mondo, di declinare il principio di fraternità all’interno dell’agire politico. Come si applica praticamente lo spiegano appunto due parlamentari italiani, di opposte parti politiche, che hanno accolto questa sfida.

 

Giacomo Santini, senatore del Popolo delle libertà, ammette la difficoltà nel «considerare fratello chi dall’altra parte dell’emiciclo ti ha insultato pochi minuti prima, come provocatoriamente la Lubich invita a fare» eppure è possibile e Giordani lo ha dimostrato restando nella trincea politica, nelle contrapposizioni ideologiche, ma nel rispetto della diversità. «Da sedicente ingenuo ha beffato l’anagrafe perché ha mantenuto lo sguardo trasparente del giovane davanti a situazioni anche laceranti».

 

Letizia De Torre, deputato del Partito democratico, ricorda un Giordani «sicuro delle proprie convinzioni, ma non arroccato, capace di vedere il positivo, capace di dialogo». Ora raccogliere la sua eredità significa per la De Torre «ricostruire una democrazia della comunità e non del 50 per cento più uno, una democrazia della reciprocità nel Parlamento e nel Paese».

 

La parola passa poi agli studenti delle scuole di partecipazione animate in tutto il mondo dal movimento politico, che aprono gli orizzonti della speranza e del rinnovamento, partendo magari da situazioni di crisi estrema come ad esempio in Argentina. Carlos, in Italia per conseguire una specializzazione in diritto del lavoro racconta che durante la crisi del 2000, quando il suo Paese era sul lastrico, la scelta di investire in formazione politica poteva sembrare utopica e non certamente risolutiva dei drammi quotidiani: oggi ha fruttato 200 amministratori locali che nell’ottica della fraternità provano a dare risposta ai problemi del Paese, mentre le scuole si sono moltiplicate fino alla Terra del fuoco.

 

Anche in Brasile, la denuncia delle diseguaglianze sociali e dell’opprimente povertà non è stata ritenuta sufficiente da Daniel, giornalista che sta frequentando un master di Scienza politica all’università Sophia di Loppiano. «Ritornare alla logica del servizio, di una coscienza formata al bene comune, di un chinarsi fino in fondo sui problemi del proprio paese sono state le linee guida della sua scelta di impegno per la sua città mutuate proprio dall’esperienza del movimento politico e dal pensiero di Giordani, che dalla piccola aula di Montecitorio, in modo magari da lui stesso mai immaginato, è ora un maestro di vita e di impegno in tutto il mondo.

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