Fridays for future: in prima linea per l’ambiente

Il sostegno di Città Nuova alla battaglia per ridurre l’impatto delle attività umane sui cambiamenti climatici.

Sul tema del cambiamento climatico le posizioni sono chiare. Da una parte c’è la stragrande maggioranza degli scienziati che studiano il clima (vedi l’appello dei ricercatori, qui e qui), c’è una crescente indignazione giovanile, sempre più robusta e diffusa (vedi articoli su Fridays for future, qui e qui), c’è una forte presa di posizione delle grandi religioni, a partire dalla Laudato si’ di papa Francesco (vedi qui e qui), ci sono le immagini dalla Stazione spaziale internazionale e i dati dei satelliti in orbita sulla situazione del pianeta, e infine si susseguono i richiami dell’Onu ai governi perché si attivino velocemente e in modo concordato, prima che sia troppo tardi (vedi qui e qui).

Dall’altra parte abbiamo chi nega il cambiamento climatico, chi invece lo riconosce, ma nega che sia colpa delle attività umane (per cui non vale la pena fare tutti questi sforzi), chi infine, per motivi di interesse nazionale, non vuole interferenze da parte delle altre nazioni o dell’Onu. Fanno parte di questa ultima schiera, per esempio, il presidente brasiliano Bolsonaro, il quale sostiene che l’Amazzonia non è patrimonio dell’umanità, e il presidente Usa Trump, che vuole continuare a sfruttare le fonti fossili e si è tirato fuori dagli accordi sul clima. Salvo poi proporre alla Danimarca di vendere agli Usa la Groenlandia (terra ricca di giacimenti che presto sarà anche una fresca “terra verde” come dice il suo nome), proprio mentre le fiamme in California bruciavano anche le ville dei ricchi.

Quel che resta dopo gli incendi nella foresta amazzonica
Quel che resta dopo gli incendi nella foresta amazzonica

A fronte di tutto questo, in redazione riceviamo lettere come queste due:

«Da anni, quasi decenni, la comunità scientifica mondiale sta allarmando le istituzioni politiche a proposito del riscaldamento globale. Il problema è stato spesso privato della centralità che richiedeva ed oggi, al tramonto del secondo decennio, vediamo sempre più invasivi gli effetti della nostra trascuratezza. Qualcuno, però, perpetua col sostenere che sia un enfatizzato allarmismo e altri, più temerari, negano l’esistenza stessa del problema. Quali sono realmente i rischi che corriamo nel prossimo futuro? Quali le nostre responsabilità?».

«Sono rimasto un po’ sconcertato dal vedere che persino una fonte neutra come Wikipedia riporta che l’anidride carbonica contribuisce per il 15 per cento all’effetto serra e che il contributo dell’uomo al contenuto di anidride carbonica dell’atmosfera è stimato tra il 15 e il 20 per cento. Persino chi non sa nulla di scienza può facilmente scoprire così che le attività umane contribuiscono a una proporzione compresa tra il 2,25 e il 3 per cento all’effetto serra complessivo. Se si pensa poi che tutte le (costosissime) misure proposte non eliminerebbero del tutto le emissioni umane ma le dovrebbero stabilizzarle sui livelli del 1990 non si vede proprio come potrebbero servire a impedire i cambiamenti climatici!»

La posizione di Città Nuova sull’argomento dovrebbe essere chiara, visti i tanti articoli che abbiamo pubblicato (vedi i link sopra), ma la ripetiamo. Riteniamo che ci sia un cambiamento climatico naturale in atto. In questo contesto, pensiamo che le attività umane stiano dando una fortissima spinta verso l’aumento delle temperature. Siamo convinti che tutti insieme possiamo arrestare, o almeno rallentare, questa tendenza. Siamo consapevoli che dobbiamo fare in fretta, perché di tempo non ne rimane molto.

Per tutto questo Città Nuova sostiene con convinzione la lotta dei ragazzi di Friday for future, sostiene gli scienziati nella loro opera di sensibilizzazione e sostiene l’Onu nel suo appello ai governi. Città Nuova è al fianco di papa Francesco nella sua infaticabile opera di sensibilizzazione sul tema.

 

Cambiamento climatico

Mentre la casa comune brucia (abbiamo un solo pianeta!), possiamo far finta di niente e continuare a discutere quanto di questo aumento di temperatura dipenda da noi umani e quanto sia naturale. Possiamo anche discutere se conviene risparmiare i soldi delle “(costosissime) misure proposte” e aspettare la fine senza muovere un dito. Oppure possiamo cominciare a darci da fare tutti insieme, visto che siamo abbastanza d’accordo che l’aumento di temperature c’è e sta bruciando i nostri alberi, le nostre case, i nostri polmoni, la nostra civiltà, mentre si innalza il livello dell’oceano che inghiotte isole e città.

Sappiamo cosa possiamo fare. Forse non riusciremo a impedire del tutto i cambiamenti climatici, come teme il lettore sopra, ma possiamo tentare. Tra l’altro, avere un impegno comune ci aiuta a smettere di pensare alle guerre. E infine, come dicevano i nostri nonni: «Aiutati che Dio t’aiuta».

 

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