«Fratelli tutti»: l’impegno a cambiare il mondo

A pochi giorni dalla pubblicazione dell’enciclica “Fratelli tutti” sulla fraternità e l’amicizia sociale, abbiamo intervistato il Card. Miguel Ángel Ayuso Guixot, MCCJ, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.
card-miguel-angel-ayuso-guixot (da pagina Facebook Parroquia "Santa Rosa de Lima")

Nei primi paragrafi dell’enciclica papa Francesco scrive che, nella stesura del documento, si è «sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb», con il quale si è incontrato ad Abu Dhabi nel 2019. Ritiene che con questo documento si possano aprire nuovi orizzonti per il dialogo interreligioso?
Il Santo Padre fa esplicitamente riferimento nell’Enciclica al Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune, siglato il 4 febbraio 2019 a Abu Dhabi da lui stesso e dal Grand Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb. Si tratta di un documento storico per i credenti delle varie religioni, nonché per tutte le persone di buona volontà. Il Documento in sé pur essendo nato da una lunga e attenta riflessione comune in ambito musulmano e cattolico, non ha nulla che non possa essere condiviso da altri. Anche l’Enciclica Fratelli tutti è un invito alla fraternità e all’amicizia sociale che riguarda ogni uomo e ogni donna, credente o non credente. Tornando al Documento sulla Fratellanza umana Papa Francesco dice che l’Enciclica ne raccoglie e sviluppa i grandi temi e ne rilancia l’Appello conclusivo. Non entro in merito a tutti i temi affrontati nel Documento, ma ricordo che il suo intento è quello di adottare: la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio.

Il papa ribadisce l’importanza del dialogo nel quale ciascuno, pur conservando la propria identità, riconosca la ricchezza di cui l’altro è portatore. In che modo individui e nazioni possono dialogare per costruire una società fraterna?
«Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!» Così si legge nella pagina Twitter ufficiale di Sua Santità il 6 ottobre. Il “sogno” di papa Francesco, porta a suggerire che i diritti umani siano davvero universali (206-segg) e che ogni uomo possa vivere in un mondo senza frontiere (n. 124). Papa Francesco esorta tutti a una fraternità universale, che superi gli odi, il dominio, le ingiustizie. In questo tempo inedito a causa della pandemia, l’insegnamento di papa Francesco continua a tracciare una strada ben precisa e percorribile da tutti gli uomini di buona volontà. Dobbiamo mettere da parte pregiudizi, indugi e difficoltà. Pur non rinunciando in nulla alla nostra identità, con forza e con coraggio, si deve affermare la necessità della fraternità umana e dell’amicizia sociale quali condizioni necessarie per l’ottenimento di quella pace alla quale anela il mondo intero.

La presentazione del Papa della nuova enciclica

Quale contributo possono offrire le religioni all’edificazione della fraternità universale e della pace?
I leader delle diverse tradizioni religiose e le comunità che essi guidano, camminando insieme sulla strada del dialogo interreligioso, possono davvero offrire il proprio contributo alla fratellanza universale nelle società in cui vivono. Scrive Papa Francesco nell’Enciclica: «Non è accettabile che nel dibattito pubblico abbiano voce soltanto i potenti e gli scienziati. Dev’esserci uno spazio per la riflessione che procede da uno sfondo religioso che raccoglie secoli di esperienza e di sapienza» (Ft, 275). Il credente è testimone e portatore di valori che possono grandemente contribuire ad edificare società più giuste e sane. La rettitudine, la fedeltà, l’amore per il bene comune, l’attenzione per gli altri, soprattutto per quanti si trovano nel bisogno, la benevolenza e la misericordia sono elementi che possiamo condividere con le varie religioni.

Nel mondo di oggi, segnato tragicamente dalla dimenticanza di Dio o dall’abuso che si fa del Suo nome, le persone appartenenti alle diverse religioni sono chiamate, con un impegno solidale, a difendere e promuovere la pace e la giustizia, la dignità umana e la protezione dell’ambiente. Il dialogo interreligioso ha una funzione essenziale per costruire una convivenza civile, una società che includa e che non sia edificata sulla cultura dello scarto ed è una condizione necessaria per la pace nel mondo. In un mondo disumanizzato, nel quale la cultura dell’indifferenza e dell’avidità contraddistinguono i rapporti tra gli esseri umani, c’è bisogno di una solidarietà nuova e universale e di un nuovo dialogo basato sulla fraternità.

Per realizzare una società fraterna, dice il papa, occorre pensare ad «un’etica delle relazioni internazionali» basata sui principi della solidarietà e della cooperazione. Quali sono i passi da compiere?
Dobbiamo avere chiaro che l’Enciclica si inserisce pienamente nel solco della dottrina sociale della Chiesa, dalla quale non si discosta neanche di una virgola. Una società fraterna sarà quella che promuove l’educazione al dialogo per sconfiggere «il virus dell’individualismo radicale» (Ft 105) e permettere a tutti di dare il meglio di sé. Due, in particolare, gli ‘strumenti’ per realizzare questo tipo di società: la benevolenza, ossia il volere concretamente il bene dell’altro (Ft 112), e la solidarietà che ha cura delle fragilità e si esprime nel servizio alle persone e non alle ideologie, lottando contro povertà e disuguaglianze (Ft 115). Il diritto a vivere con dignità non può essere negato a nessuno e poiché i diritti sono senza frontiere, nessuno può rimanere escluso, a prescindere da dove sia nato (Ft 121).

Leggendo l’Enciclica, ci si sente chiamati a responsabilità individuali e collettive. Vi sono  richieste concrete come quella per una riforma dell’Onu, in cui anche le nazioni più povere contino alla pari con le altre (n. 173); un condono del debito estero dei Paesi più poveri (n. 126); un potenziamento della destinazione universale della proprietà privata (n. 123); la fine del commercio delle armi, soprattutto nucleari (n. 262). Tutto questo si basa su un impegno della comunità internazionale, ma anche sull’impegno personale e di gruppo per una cultura del dialogo e della pace, che viene costruita con stile artigianale (n. 217).

 

 

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