Francesco incoraggia l’Europa sulla fraternità

Gli interrogativi forti del papa a Bratislava, seconda tappa del suo viaggio apostolico. La ripartenza economica da sola non è sufficiente. La visita alla comunità ebraica.
Francesco in visita al centro Betlemme per i senza tetto, a Bratislava, gestito dalle suore di madre Teresa di Calcutta, (AP Photo/Gregorio Borgia)

«Qui, dal cuore dell’Europa, viene da chiedersi: noi cristiani abbiamo un po’ smarrito l’ardore dell’annuncio e la profezia della testimonianza? È la verità del Vangelo a farci liberi oppure ci sentiamo liberi quando ricaviamo comfort zone che ci permettono di gestirci e di andare avanti tranquilli senza particolari contraccolpi?».

Le parole di papa Francesco all’incontro ecumenico presso la Nunziatura Apostolica di Bratislava scuotono le coscienze. «Accontentandoci di pane e sicurezze, abbiamo forse perso lo slancio nella ricerca dell’unità implorata da Gesù, unità che certamente richiede la libertà matura di scelte forti, rinunce e sacrifici, ma è la premessa perché il mondo creda?».

Sulle orme dei santi Cirillo e Metodio, è necessario riprendere lo slancio a coltivare la comunione e la fraternità. «D’altronde – continua il papa -, come possiamo auspicare un’Europa che ritrovi le proprie radici cristiane se siamo noi per primi sradicati dalla piena comunione? Come possiamo sognare un’Europa libera da ideologie, se non abbiamo il coraggio di anteporre la libertà di Gesù alle necessità dei singoli gruppi dei credenti?».

Due i suggerimenti di papa Francesco: ritrovare la bellezza della contemplazione, dell’adorazione di Dio e impegnarsi, insieme, per aiutare chi è più povero. Dalla contemplazione, infatti, nasce la spinta all’amore fraterno. Nel corso dell’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico, papa Francesco ribadisce l’invito a coltivare la vocazione alla fraternità: la Slovacchia è chiamata «a essere un messaggio di pace nel cuore dell’Europa», perché «è di fraternità che abbiamo bisogno per promuovere un’integrazione «sempre più necessaria».

Nel mondo post pandemia, grazie ai piani di ripresa dell’Unione Europea, si prospetta una ripartenza economica che però, da sola, non è sufficiente: «Mentre su vari fronti continuano lotte per la supremazia, questo Paese riaffermi il suo messaggio di integrazione e di pace, e l’Europa si distingua per una solidarietà che, valicandone i confini, possa riportarla al centro della storia», suggerisce Francesco che, attingendo alla tradizione Slovacca di offrire ai visitatori il pane e il sale, indica una strada: essere pane spezzato, e dal pane imparare che la vera ricchezza sta nel condividere ciò che si ha, apprendere l’importanza della giustizia, di dividere il pane equamente, quindi contrastare la corruzione e promuovere la legalità. Dare a ciascuno il pane quotidiano, che è il lavoro, perché senza lavoro non c’è dignità. Imparare dal sale ad avere «il sapore della solidarietà» e, come il sale dà sapore sciogliendosi, ritrovare gusto attraverso la generosità di chi si prende cura gli altri.

Incontrando la comunità ebraica nella Piazza Rybné námestie di Bratislava, Papa Francesco pronuncia parole forti, decise. Ricorda la sinagoga che si trovava nella piazza, proprio accanto alla Cattedrale dell’Incoronazione, vicinanza che esprimeva la pacifica convivenza delle due comunità. In questo luogo, dice Francesco, «avverto anch’io il bisogno […] di “togliermi i sandali”, perché mi trovo in un luogo benedetto dalla fraternità degli uomini nel nome dell’Altissimo».

Durante la seconda guerra mondiale, invece, «il nome di Dio è stato disonorato: nella follia dell’odio, durante la seconda guerra mondiale, più di centomila ebrei slovacchi furono uccisi. E quando poi si vollero cancellare le tracce della comunità, qui la sinagoga fu demolita».

Davanti a una storia dolorosa «segnata da questo affronto tragico e inenarrabile, ci vergogniamo ad ammetterlo: quante volte il nome ineffabile dell’Altissimo è stato usato per indicibili atti di disumanità! Quanti oppressori hanno dichiarato: “Dio è con noi”; ma erano loro a non essere con Dio». È l’invito a fare memoria, per non cedere il passo all’oblio, «perché non ci sarà un’alba duratura di fraternità senza aver prima condiviso e dissipato le oscurità della notte», avverte Francesco.

Infine, l’invito a non seguire «idoli vani e falsi» come quelli del potere e del denaro, dell’indifferenza che fa girare lo sguardo dall’altra parte, «delle manipolazioni che strumentalizzano la religione, facendone questione di supremazia oppure riducendola all’irrilevanza», dell’«ignoranza che giustifica tutto, la rabbia e l’odio». «Siamo uniti – lo ribadisco – nel condannare ogni violenza, ogni forma di antisemitismo, e nell’impegnarci perché non venga profanata l’immagine di Dio nella creatura umana».

Nella piazza, tuttavia, brilla la luce della speranza: qui, ogni anno, viene accesa la prima luce sul candelabro della Chanukia, per fare risplendere un messaggio di rinnovamento e di vita nell’oscurità. «E se la sinagoga in questo sito è stata demolita – conclude papa Francesco -, la comunità è ancora presente. È viva e aperta al dialogo. Qui le nostre storie si incontrano di nuovo. Qui insieme affermiamo davanti a Dio la volontà di proseguire nel cammino di avvicinamento e di amicizia».

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