Francesco e il dialogo, verso Assisi 2016

In attesa del prossimo evento ecumenico del 20 settembre (presenti i leader di chiese, comunità cristiane e religioni provenienti da tutto il mondo), papa Bergoglio continua a ribadire l'importanza di "aprirsi agli altri". Tanti e profondi i suoi interventi su questo argomento
papa

Francesco ha annunciato la sua presenza ad Assisi il prossimo 20 settembre in occasione della tre giorni in ricordo del memorabile Incontro di preghiera per la pace che Giovanni Paolo II aveva convocato a fine ottobre 1986. Quest’anno si celebrerà il trentesimo di quella giornata, che ha segnato – come affermano non solo teologi, ma anche studiosi di altri campi – una tappa, diciamo pure una svolta, per l’umanità. Giovanni Paolo II, infatti, aveva letto i segni dei tempi capendo che le religioni, e soprattutto i loro fedeli, avrebbero avuto un ruolo fondamentale per la pace nel mondo.

 

Aveva ragione, come ci hanno dimostrato i decenni successivi e come vediamo oggi. Il papa polacco sembrava aver intuito che le religioni correvano il rischio di essere sul banco degli imputati per i nuovi conflitti dell’umanità ed era riuscito a coinvolgerle a pregare per la pace, ciascuna secondo la sua tradizione, ma con un impegno comune. Venticinque anni dopo, Benedetto XVI aveva aggiunto il mondo secolarizzato alle persone di fede, invitando anche rappresentanti di coloro che non hanno un riferimento religioso, ma che cercano con impegno la Verità.  

 

In questa duplice prospettiva si capisce il gesto di Bergoglio, che accetta l’invito a partecipare ad un evento in cui converranno, grazie all’impegno della diocesi di Assisi, delle Comunità francescane e della Comunità di Sant’Egidio, leader religiosi di ogni parte del mondo. Fra questi spiccano il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, il primate della Chiesa di Inghilterra Justin Welby e il grande imam di al-Azhar del Cairo, Ahmed al-Tayyeb. Ma ci saranno molti altri leader di chiese e comunità cristiane e di religioni provenienti da tutto il mondo. Un numero ben superiore e assai più rappresentativo di quello del 1986.

 

Il tutto grazie anche alla Comunità di Sant'Egidio, che dal 1987 ha sentito la chiamata a realizzare ogni anno incontri cosiddetti di "uomini e religioni", perché, come aveva auspicato Giovanni Paolo II, quel 27 ottobre 1986 non restasse un evento isolato. Difficile prevedere il messaggio di Francesco, che ci ha abituato a simboli ed immagini che restano nell’immaginario della gente che crede, come pure in coloro che non si riconoscono in una religione precisa. Senza dubbio la credibilità che il papa si è guadagnato in questi tre anni e mezzo di pontificato, la stima che gode a tutte le latitudini e il modello che rappresenta per uomini di culture, e quindi, di fedi diverse offrirà la piattaforma ideale per un messaggio per i decenni a venire.

 

Un messaggio che, fra l’altro, trapela già chiaramente da quanto il cardinale Parolin, segretario di Stato, ha scritto a nome del papa a mons. Lambiasi, vescovo di Rimini, in occasione del meeting che è in corso di svolgimento in Romagna. Portando il saluto del papa, il cardinale Parolin fa subito riferimento al titolo scelto per l’evento di quest’anno – "Tu sei un bene per me" – che definisce “coraggioso”. Infatti, sottolinea, «ci vuole coraggio per affermare ciò, mentre tanti aspetti della realtà che ci circonda sembrano condurre in senso opposto. Troppe volte si cede alla tentazione di chiudersi nell’orizzonte ristretto dei propri interessi, così che gli altri diventano qualcosa di superfluo, o peggio ancora un fastidio, un ostacolo».

 

Il cuore del messaggio è, comunque, tutto concentrato attorno alla parola "dialogo", che, si afferma, «non dobbiamo mai stancarci di ripetere e soprattutto di testimoniare». Ed è qui che Parolin, parlando la lingua di Bergoglio, traccia la road map della tecnica, se così possiamo chiamarla, o dell’arte come preferiscono molti, del dialogo stesso. «Aprirci agli altri non impoverisce il nostro sguardo, ma ci rende più ricchi perché ci fa riconoscere la verità dell’altro, l’importanza della sua esperienza e il retroterra di quello che dice, anche quando si nasconde dietro atteggiamenti e scelte che non condividiamo». D’altra parte, non si ignora l’importanza fondante dell’identità – «un vero incontro implica la chiarezza della propria identità» –, come pure quella della «disponibilità a mettersi nei panni dell’altro per cogliere, al di sotto della superficie, ciò che agita il suo cuore, che cosa cerca veramente». Queste sono le vie, afferma Parolin, che ci permettono di «avanzare nel cammino verso nuove sintesi che arricchiscono l’uno e l’altro. Questa è la sfida davanti alla quale si trovano tutti gli uomini di buona volontà».

 

Sono convinto che sarà proprio questa la sfida che porta Francesco ad Assisi, l’impegno a cercare nuove sintesi e a coinvolgere in questo sforzo tutti gli uomini di buona volontà al di là delle rispettive fedi o degli altrettanto cruciali dubbi.

 

Un’ultima considerazione. Come tutti sappiamo il meeting di Rimini è una delle manifestazioni più tipiche di Comunione e Liberazione e gli "Incontri Uomini e religioni" rappresentano l’impegno annuale della Comunità di Sant’Egidio. È noto, poi, l’impegno del Movimento dei Focolari nel campo del dialogo a tutto campo. Non si tratta di coincidenze casuali. Guardando in retrospettiva ai cinquant’anni che ormai ci separano dal Concilio Vaticano II, l’apertura verso fedeli di altre fedi, come pure verso coloro che non ne professano una per i motivi più diversi, è stata caratterizzata dal ruolo profetico di queste nuove realtà ecclesiali che, con la loro diffusione mondiale e le rispettive spiritualità, sono state strumenti preziosi, anche se non gli unici, per realizzare quel dialogo che i documenti Nostra Aetate, Gaudium et Spes ed Unitatis Reditengratio auspicavano.

 

La co-essenzialità, come la definiva Giovanni Paolo II e sulla quale è recentemente tornato il documento Iuvenescit Eccleasia, fra il magistero e la dimensione carismatica della Chiesa cattolica ha contribuito a realizzare l’intuizione dei padri conciliari e, ancora oggi, continua sulla strada che coniuga i gesti e i richiami di papa Francesco in occasione di eventi animati da queste realtà. 

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