Francesco e al-Tayyib, un’amicizia importante

L’ultimo incontro in Bahrein tra papa Francesco e il Grande Imam di al-Azhar, Shaykh Ahmad al-Tayyib, suggerisce alcune riflessioni su un’amicizia importante di cui il Papa stesso ha voluto raccontare alcuni particolari durante il viaggio di ritorno a Roma
Pope Francis and Ahmed El-Tayeb, (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Sul volo di ritorno dal Bahrein, nel corso dell’ormai tradizionale conferenza stampa con i giornalisti al seguito del viaggio, papa Francesco ha raccontato particolari importanti su come è nata la sua amicizia con il Grande Imam di al-Azhar. In effetti, quella che, inizialmente nel 2016, sembrava segnare la, già di per sé significativa, ripresa di contatti fra la Santa Sede e la prestigiosa – per il mondo sunnita – università e moschea del Cairo, si è trasformato nel giro di pochi anni in un rapporto importante non solo per i due interessati ma anche per i fedeli delle loro rispettive religioni.

Proprio da questo rapporto, infatti, è nato l’ormai famoso Documento di Abu Dhabi sulla fratellanza umana, firmato da entrambi i leaders, e, successivamente, anche la Fratelli Tutti. L’enciclica si è ispirata non poco a questo rapporto, che appare sempre più fraterno e profondo. Papa Francesco ha tratteggiato in poche parole la storia di questa amicizia, e vale la pena sentirle da lui: «[al-Tayiib] era venuto in Vaticano per una visita di cortesia … Era quasi l’ora del pranzo e lui se ne andava e, mentre andavo a congedarlo, domandai: “Ma dove va a pranzare lei?”. Non so che cosa mi ha detto… “Venga, pranziamo insieme”. È stata una cosa da dentro. Poi, seduti a tavola, lui, il suo segretario, due consiglieri, io, il mio segretario, il mio consigliere, abbiamo preso il pane, lo abbiamo spezzato e lo abbiamo dato uno all’altro: un gesto di amicizia, offrire il pane. È stato un pranzo molto bello, molto fraterno. E verso la fine, non so a chi è venuta l’idea: “Perché non facciamo uno scritto su questo incontro?”. Così è nato il Documento di Abu Dhabi».

Sono parole che esprimono la naturalezza e la semplicità di una amicizia nata, dopo anni difficili vissuti dalle due istituzioni – la Santa Sede e al-Azhar –, e che dicono come anche a questi livelli il dialogo, spesso, nasce da una dimensione vitale. Un invito a pranzo, dopo un incontro istituzionale, può aprire prospettive inattese.

Il rapporto fra Bergoglio e al-Tayiib è ormai un riferimento paradigmatico nel mondo del dialogo ufficiale fra le diverse religioni. Da qui si è anche sviluppata una nuova sensibilità da parte musulmana a problematiche interne che il macro-cosmo Islam vive fra i due grandi filoni dei sunniti e degli sciiti ma anche ad altri livelli. Difficoltà che hanno una dimensione anche ad extra, nel rapporto col mondo occidentale e con il cristianesimo. È, quindi, significativo il fatto che in Bahrein papa Francesco sia stato invitato a partecipare ad una conferenza che si concentrava sul rapporto fra Oriente ed Occidente e sul loro ruolo nella costruzione di una convivenza umana fraterna.

L’intervento dell’imam al-Tayiib, quasi completamente ignorato dai media occidentali, è, in tal senso, un’indicazione significativa per comprendere la sensibilità del mondo musulmano, ma anche le sfide che si trova ad affrontare. Al-Tayiib ha, infatti, analizzato l’attuale situazione mondiale sottolineando le stesse criticità che tutti gli analisti mettono in evidenza oggi. D’altra parte, non ha esitato ad evidenziare come alcune teorie – tipicamente occidentali –, come quella del ‘conflitto fra le civiltà’, quella della ‘fine della storia’ e quella della ‘globalizzazione’, hanno favorito una svolta storica importante caratterizzata da una vena che non ha temuto di definire ‘suprematista’, capace di dar vita ad «un nuovo ordine mondiale [che favorisce] un malcelato neo-colonialismo, non così diverso dal colonialismo passato».

L’imam egiziano non ha esitato a definire questi atteggiamenti da parte del mondo occidentale in generale come fenomeni dovuti ad una «ignoranza evidente nei confronti delle civiltà orientali e della loro storia, le cui radici sono profonde più di cinque millenni e non soltanto tre o quattro secoli».

Sebbene esplicito nella sua critica all’occidente, al-Tayiib guarda al futuro con una prospettiva positiva e ottimista, convinto che «Oriente e Occidente non si troveranno più isolati uno dall’altro come è avvenuto nel secolo scorso». Come aveva già accennato nella conferenza del Cairo nel 2017, dove aveva invitato proprio papa Francesco, l’imam di al-Azhar è convinto che l’occidente abbia bisogno della saggezza e della religiosità dell’Oriente, unitamente ai rispettivi valori ai quali le sue genti sono state educate per lunghissima tradizione. In Occidente si avverte la mancanza di spiritualità che, invece, caratterizza tutto il mondo orientale con le sue culture. D’altra parte, non è possibile ignorare come dall’Occidente, l’Oriente possa apprendere molto attingendo, in particolare, al mondo scientifico e tecnico.

Ma l’invito fondamentale dello shaykh si rivolge all’Islam stesso, perché i suoi sapienti e i suoi uomini di fede possano mettere in luce i principi elevati, la fratellanza umana e la cooperazione che sono presenti nella loro religione. Si auspica, dunque, un vero scambio fra i due mondi e si legge in questa prospettiva anche la crescente presenza musulmana in occidente, capace di creare un tessuto sociale in cui si viva in modo integrato e costruttivo. Tutto questo contribuisce a favorire un «avvento di nuove relazioni umane e di una civiltà pacifica in cui siano preservate le culture dei popoli, le loro specificità e le loro differenze, e ci si astenga da egemonie culturali e conflitti». In questa ottica è emersa la proposta musulmana di una ‘conoscenza reciproca delle civiltà’ come risposta alla ‘teoria del conflitto delle civiltà’ stesse.

Un particolare fondamentale dell’intervento di al-Tayiib che ha suscitato un grande interesse, riconosciuto dallo stesso papa Francesco, è stato l’appello agli ‘uomini di religione musulmani di ogni parte del mondo’ perché si impegnino con tutte le loro forze per un dialogo ‘islamico-islamico’, ad intra, potremmo dire. Questo è fondamentale per stabilire o ristabilire l’unità, il riavvicinamento e la conoscenza reciproca onde rimuovere le cause di divisione, conflitto e discordia. L’imam ha invocato il ritorno alla pratica della regola d’oro all’interno dell’Islam, perdonandosi a vicenda sulle questioni che hanno creato e continuano a creare tensione e conflittualità. L’imam si è detto pronto a sedersi ad un tavolo comune con i ‘fratelli sciiti’ per voltare pagina sulle diatribe interne e lavorare a livello musulmano per obiettivi conformi.

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