Corruzione, l’Italia minata dalla malavita organizzata

L’Italia migliora di una posizione nella classifica internazionale stilata da Transparency international, relativa all’indice di corruzione percepito dalla popolazione, posizionandosi al 51simo posto. Un miglioramento, dunque, c’è stato, ma lo slancio degli anni scorsi risulta rallentato. Le cause, secondo Virginio Carnevali, presidente di Transparency international Italia, sono le organizzazioni criminali presenti nel nostro Paese, da Foggia alle Madonie, da Reggio Calabria a Reggio Emilia, dove la malavita spadroneggia, preferendo spesso l’arma della corruzione che oggi ha assunto forme nuove, sempre più difficili da identificare e contrastare efficacemente. Altra questione rilevante, per Carnevali, è la regolamentazione del lobbying e dei conflitti di interesse: servirebbero leggi e delle regole per combattere la corruzione. Non è certo un buon esempio di trasparenza, aggiungono da Transparency international Italia, la recente abolizione degli obblighi di comunicazione dei redditi e dei patrimoni dei dirigenti pubblici attuata dall’ultima legge finanziaria. Servirebbe inoltre un codice per gli appalti più efficace e un maggior coinvolgimento della società civile nelle attività di monitoraggio.

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