Foggia libera Foggia, le voci del riscatto

Una testimonianza dalla città che ha reagito con una grande manifestazione partecipata all'ennesimo omicidio di mafia che ha segnato l’inizio del 2020. La forza del ribellarsi insieme
Foto da FB Libera Foggia

Gli ultimi avvenimenti criminosi che hanno sconvolto la città sono stati la miccia che ha innescato un moto di ribellione nei numerosi cittadini. Sui social si rincorrono messaggi che invocano una presa di posizione, reagire con forza all’arroganza e allo strapotere mafioso che tiene sotto scacco un’intera città.

Nascono gruppi su cui si avvicendano idee,  proposte, e suggerimenti. La chat   “EBBASTA!” raggiunge in poche ore una miriade di iscritti. Il coordinamento cittadino di Libera raccoglie tutte le istanze e nel giro di 24 ore organizza un incontro aperto a chiunque voglia farsi portavoce del malessere che serpeggia nell’animo di migliaia di cittadini.

È strabiliante la partecipazione, l’aula messa a disposizione dalla facoltà di lettere dell’università è gremita di gente: rappresentanti sindacali, associazioni, università, docenti di vari istituti, genitori, numerosi giovani e semplici cittadini.

Tanti gli interventi motivati da profondo e concreto interesse per la città ed i suoi molteplici  problemi e criticità. Dagli organizzatori viene rilasciato un indirizzo email  a cui è possibile comunicare la propria partecipazione. Sono 391 i gruppi, le associazioni e i movimenti di ogni estrazione  che inviano l’adesione. Si è arrivati, in tal modo, al 10 gennaio con 20 mila persone in corteo che partono dal civico 27 di Viale Candelaro, luogo in cui è stato consumato l’ultimo omicidio di stampo mafioso ad inizio anno, il 2 gennaio.

I visi e gli sguardi rivelano la voglia di riscatto, una ritrovata identità, un risveglio delle coscienze, un senso di appartenenza. Dov’è la Foggia terra di nessuno?  Foggia città dormiente? Foggia senza identità? Foggia fanalino di coda delle città italiane?

È una mobilitazione e non una manifestazione, come si è espressa Daniela Marcone, vice presidente nazionale di Libera e figlia di Francesco, funzionario dell’ufficio del registro di Foggia, assassinato nel 1992 dalla mafia.

Si attraversano i quartieri “caldi” della città, si pronunciano slogan inneggianti all’impegno, alla legalità, alla giustizia sociale. Volti sorridenti e gioiosi che esprimono la volontà  di essere insieme tutti uniti per riedificare la città.

Il serpentone lunghissimo e variopinto percorre festosamente le strade che conducono a piazza Lanza dove è stato montato il palco che ospiterà in primis i familiari delle vittime di mafia; persone ferite, abbandonate dalle istituzioni, costrette, talvolta, a nascondersi  dagli sguardi ostili  e accusatori quasi che i criminali (e non le vittime)  fossero loro.  Persone che hanno avuto la forza di vincere la disperazione e di alzare la testa e dire “io non ci sto”, “io reagisco con tutte le mie forze certo di non essere più solo perché la nostra forza è ribellarsi INSIEME!”

Le parole forti pronunciate dall’arcivescovo Vincenzo Pelvi e da don Luigi Ciotti riscaldano il cuore e scendono nel profondo: «Foggia reagisci!  Non lasciarti rubare la speranza!  Foggia togliti quell’abito ingannevole di miope individualismo!   Foggia reagisci contro la corruzione dei poteri forti, contro le intimidazioni, le sopraffazioni e il malaffare  di ogni tipo».

È forte il richiamo a tutti quelli che ormai rinunciano a lottare, a ribellarsi, a scuotersi dal torpore che la rassegnazione possa avere la meglio sulla speranza di un cambiamento, e, girandosi dall’altro lato scelgono la delega.

Foggia deve liberare Foggia!  Un vento nuovo che spazza via la paura di reagire «che spezza le catene di un silenzio connivente e colpevole!  » come ha detto mons. Pelvi . Da qui l’impegno di ciascuno a costruire un NOI, ad essere tutti insieme. Ad agire con coraggio e con passione, a non arretrare davanti all’avanzare del male, nel credere fermamente che realizzare un cambiamento è possibile.

Foggia reagisci e Foggia libera Foggia! Questi i punti focali che hanno dato il vero senso alla manifestazione: risveglio delle coscienze ed impegno a costruire tutti insieme il cambiamento.

Ecco delle considerazioni raccolte da alcuni cittadini presenti alla manifestazione.  Paolo dice che «la gente qui a Foggia ha bisogno più che altro di quel “pathos” che don Ciotti soprattutto e gli stessi parenti delle vittime hanno saputo trasfondere come fuoco nelle vene con le loro parole dense di autenticità e coraggio».

Secondo Arianna, «è  emersa la vera faccia di questa città unita alla sua provincia, mai avevo visto Foggia e provincia così, un’unica grande comunità contraria alla mafia».  Così conferma Lidia: «Sono di San Severo e quanto accaduto a Foggia nei primissimi giorni di questo nuovo anno mi ha turbato. Ho quindi subito aderito all’invito di partecipare alla manifestazione del 10 gennaio per dare, assieme ai miei amici, un segno forte alla delinquenza, per dire che esiste una società civile che ama il bene, il bello, che “loro” non comandano né nella nostra terra né altrove. Con tre pullman ci si organizza per esserci e dire “siamo tutti di Foggia!” Essere stata in quel fiume di gente comune: bambini, giovani, amici, sindaci, ecc. mi ha consolata, mi ha dato gioia! Mi porto a casa la voglia di essere sempre più presente nelle azioni di legalità e, poi, di essere  più presente con i fragili, con chi è in difficoltà, per dare senso alle sue parole che siamo un “Noi” non un “io”. Siamo una forza, una comunità che vuole essere felice!».

 

 

 

 

 

 

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