Finalmente il funerale di “Luciedda” (dopo 66 anni)

La dodicenne venne uccisa nel 1955 per un tentativo di stupro. I funerali le vennero negati perché “morta di morte violenta” e per non portare alla luce verità scottanti

Finalmente “Luciedda”, così com’è sempre stata chiamata la piccola Lucia Mantione, riconosciuta da tutta Montedoro (piccola porzione del Comune di Caltanissetta) come la “sorella di Maria Goretti” ha ottenuto il suo funerale. Sono passati, infatti, tristemente, 66 anni da quando è stata uccisa, nelle campagne del remoto comune nisseno, probabilmente in seguito a un tentativo di abuso a cui la vittima (a quanto risultò dall’autopsia) si era opposta.

Era il 6 gennaio di quel 1955, il giorno dell’Epifania e pioveva. Lucia Montione aveva 13 anni e la sua era una famiglia di zolfatari. Quella sera Lucia era uscita per andare a comprare una scatola di fiammiferi ma non tornò più a casa. Le ricerche continuarono invano per giorni, finché il suo corpo, il 9 gennaio, fu trovato in un casolare abbandonato a circa un chilometro da Montedoro. Era stata strangolata.

Malgrado la violenza inaudita e la fine d’ogni sogno per quest’adolescente, il funerale, le è stato negato. Perché? Per via dell’allora “diritto canonico” del 1917 (rimasto in vigore fino al 1983), a cui anche Montedoro si atteneva, che negava a chi “moriva di morte violenta” la celebrazione e la sepoltura ecclesiastica. Tant’è che la piccola Lucia è stata seppellita, privatamente, senza assoluzione e sacramenti, anche ai margini del Cimitero.

Le motivazioni vanno però oltre il rigido (per noi, certamente, incomprensibile) ossequio alla normativa ecclesiastica, e ci riportano alla Montedoro di ieri, in cui si viveva di paura e omertà e in cui si volevano, con tutta probabilità, coprire colpevoli “eccellenti”. Non si voleva che alcuna verità scottante venisse alla luce, non si doveva neanche indagare.

Ma dopo tanti anni, uno studioso di Montedoro, Calogero Messana, coetaneo di “Luciedda”, ha richiesto la riesumazione della salma e la riapertura delle indagini. Ed ha subito ricevuto un segnale di “disapprovazione” da qualcheduno che non gradiva: il suo furgone è stato incendiato. Evento drammatico, ma forse necessario per far decidere alla Procura della Repubblica di Caltanissetta di proseguire nelle indagini con più tenacia. I Carabinieri stanno infatti sottoponendo i resti riesumati della bambina ad esami del Dna, in cerca di indizi che 66 anni fa non si aveva gli strumenti per analizzare.

Per il paese, i familiari e amici che non hanno mai dimenticato “Luciedda”, portando sempre fiori al suo piccolo loculo, e mantenendo viva la memoria della vita innocente di questa bellissima e povera ragazzina, spezzata dalla violenza del suo aguzzino per difendere la sua purezza, il 28 luglio 2021, giorno del suo funerale religioso, nella parrocchia di Santa Maria del Rosario, hanno così esultato, sperando sia fatta giustizia.

La speranza è che non solo venga trovato il “mostro di Montedoro”, la cui lunga ombra ha animato gli incubi di una generazione di bambini, ma che la piccola “Luciedda” possa ora fare il “santo viaggio”, avere “l’eterno e sereno riposo” che le spetta.

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