Festa di San Nicola 2022, riparte la vita sociale

La processione per le strade del centro, l'omelia di mons. Satriano, le Frecce tricolori hanno segnato un ritorno alla normalità per tutta la città
San Nicola di Bari
Basilica di San Nicola a Bari (Berthold Werner, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

I volti della gente, assiepata ai bordi delle strade, attratti dagli sbandieratori, dai timpanisti, dai 700 figuranti del corteo storico, trasudavano di gioia. In un clima spensierato Bari ha rivissuto la sua festa patronale, con i suoi riti liturgici, tradizionali, folkloristici. La caravella “ancorata” per due anni dal coronavirus è tornata a solcare le strade del centro cittadino trasportando il quadro di San Nicola di Bari consegnato ai marinai dal sindaco Antonio Decaro nel percorso che dal castello Normanno-Svevo ha fatto epilogo all’esterno della corte del Catapano dove il quadro è stato consegnato ai padri domenicani, custodi della Basilica di San Nicola.

Si rievoca in salsa popolare e artistica la traslazione delle reliquie del santo taumaturgo ad opera di 62 marinai a Myra, nell’attuale Turchia nel 1087 anticipando la potente flotta veneziana.  Il popolo barese, dopo due anni di restrizioni, non poteva mancare all’appuntamento principale della città. Durante la lunga sfilata storica, i sorrisi, i cenni di abbracci e l’attesa allegria hanno prevalso sui guidizi della qualità artistica del corteo affidato a Nicola Valenzano. Poco importavano la presenza dei cavalli, frutto della discordia in vecchie edizioni, o l’aderenza con la tradizione delle “ballerine aeree” che hanno suscitato perplessità tra i “conservatori” del corteo. Occorreva radunarsi attorno al santo patrono, anche dopo il torto del furto dei suoi gioielli nel mese di marzo. La 935° festa patronale ha inaugurato la ripartenza alla vita sociale della gente. Tra le varie scene della storia di San Nicola dalle fanciulle ai bambini il sindaco Decaro ha camminato all’interno del corteo insieme all’assessora alla Cultura Ines Pierucci. Ad ogni passo Il primo cittadino, acclamato dai baresi forse più di San Nicola, intanto invocato dai bambini con il consueto canto popolare “San Nicole va p mar”, non ha nascosto l’emozione della festa ricambiando sorrisi e sguardi fieri avvicinandosi ai concittadini scambiando saluti e foto, senza badare alle polemiche e ai problemi del capoluogo privilegiando il clima di festa.

Un senso di spensieratezza, forse legato ad un generale “sospiro di sollievo” dopo i tragici mesi “pandemici”, ma senza dimenticare l’apprensione del conflitto in Ucraina, motivo per cui celebrare San Nicola diventa estremamente simbolico ed ecumenico come recita il titolo dell’edizione 2022: Bari città di San Nicola, Bari città di Pace. Messaggio che ha ripreso l’arcivescovo di Bari-Bitonto mons. Satriano durante la celebrazione eucaristica del prelievo della Manna il 9 maggio che trasuda ancora dalle reliquie custodite in cripta: «Oggi ci manca Cristo, lo abbiamo ridotto ad accessorio dei nostri stili di vita, lasciando spazio a vissuti autoreferenziali, poco attenti al bene di tutti e facilmente ripiegati in una cultura dello scarto che lentamente corrode e distrugge le nostre realtà umane. Dovremmo chiederci: è Gesù il centro della nostra vita, è Lui il fine di ogni nostro impegno nella Chiesa?

La manna, col suo strascico di mistero – continua nella sua omelia – ci riconsegna la sfida che parte dal sepolcro del Santo: rendere la vita trasparenza di una presenza e profumo che parli d’amore al cuore dell’uomo. Il dramma della vicina guerra in Ucraina, tra cristiani, ci obbliga a riflettere profondamente. Dove è andato a finire l’amore per Cristo di tanti cristiani? Che sorte hanno avuto preghiere e devozioni per onorare i Santi? Dinanzi a tanto scempio, quale coerenza evangelica nella vita di cristiani che oggi seminano morte, inimicizia, vendetta? San Nicola ci esorta a conversione».

Oltre alla figura del santo vescovo tra i più amati dagli ortodossi, la scelta di focalizzare una scena del corteo sul grano con le donne che portavano spighe e fornai tozzi di pane su travi di legno, ha simboleggiato la vicinanza con la tragica attualità che non si può e non si deve dimenticare, poiché è una primizia della nazione Ucraina. Collegando il messaggio di pace e speranza che San Nicola incarna, però qualche mugugno rispetto alle vicende russo-ucraine, è giunto dai baresi che avrebbero fatto a meno dei rombi di aereo delle Frecce tricolori per il consueto “air show” che ha letteralmente riempito tutto il Lungomare del capoluogo di decine di migliaia di baresi col naso all’insù per apprezzare le acrobazie aeree con le scie del Tricolore, nonostante le temperature piovose. Forse la bellezza incontestabile delle Frecce contrastava con l’atmosfera e il rumore assordante degli aerei militari, tutt’altro che piacevoli, che inevitabilmente hanno spedito il pensiero agli ucraini che ogni giorno da due mesi vivono sotto missili e bombe. I baresi, però, non hanno potuto rinunciare al giro in barca verso la statua del santo portata, come ogni anno, con l’imbarcazione a mare per poi far ritorno e in bella mostra in piazza del Ferrarese, addobbata con luminarie artistiche più sobrie rispetto alle vecchie edizioni.

Si è rivelata, casualmente, una fortuna aver vissuto un corteo storico classico, senza molti artifici, nel rispetto della tradizione. L’unico aspetto innovativo è arrivato, ancora una volta, dall’alto: i danzatori, appesi a stoffe bianche e rosse ondeggiavano elegantemente in aria animando la facciata del teatro Piccinni. Poco dinamiche le altre scene del corteo storico, soprattutto quelle delle alte torri che rappresentavano le tre virtù teologali, fede, speranza e carità. Hanno sfilato 9 quadri,  cosiddetti “miserabili”, rappresentanti gli esclusi dalla società, prostitute, clochard, poveri amati e aiutati proprio da San Nicola come ricordano alcuni dei suoi miracoli come la dote ricevuta per grazia al padre di tre fanciulle o quello del salvataggio di tre bambini da un oste/carnefice, motivo per cui lo rende “Santa Claus”.

Per una riproduzione più fedele possibile al contesto storico medievale, come di consueto hanno sfilato i figuranti dei bizantini, dei normanni, oltre che del clero dell’epoca. All’esterno della Basilica, dove si sono esibiti ballerini su suoni mediorientali, gli sbandieratori e i timpanisti, tra il racconto storico, devozionale su San Nicola ad opera di Niceforo della tradizione bizantina il quadro ha varcato la soglia del tempio sacro, tra le incensazioni dei sacerdoti ortodossi che a Bari ormai convivono e collaborano con i cattolici all’ombra della cripta di San Nicola. Fratelli ortodossi che proprio nelle giornate di festa erano in pellegrinaggio per onorare il patrono di Bari. I veli sul capo delle donne in procinto di entrare in chiesa e i gruppi dei pellegrini guidati dai preti ortodossi nei riconoscibili abiti neri che in processione con canti, icone e incensazioni si inchinano e baciano le pietre della cripta, imprimono quel senso concreto di dialogo e di convivialità che di questi tempi sembrano miraggi. Eppure Bari, San Nicola, al centro del Mediterraneo, riescono a viverlo nel quotidiano. In fondo nulla è impossibile “non solo” a Dio.

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