Fede Galizia, grande “pittoressa”

A Trento la prima rassegna monografia su una delle rare donne pittrici passate alla storia. Circa 80 opere ne delineano il ritratto  
Fede Galizia

La più famosa delle donne pittoresse, anche per le vicende personali dolorose, è Artemisia Gentileschi. Poi c’è la monaca fiorentina Plautilla Nuzzi e anche Sofonisba Anguissola, stimata addirittura da Tiziano. Tutte tra Cinque e Seicento. Donne per nulla remissive e circoscritte in un ambito locale, ma determinate, con più o meno dolcezza, a farsi sentire in un universo artistico decisamente maschile.

Fede, nome tipico degli anni della Riforma cattolica, nasce a Trento,  ma dal 1587 alla morte, dopo il 1630, vive e lavora a Milano. Il padre è un uomo dai numerosi interessi: miniatore, costumista, cartografo. E Fede impara. Dipinge nature morte, soggetto assai in voga per il suo carattere tra il decorativo e  il simbolico – si pensi alla Canestra di frutta del Caravaggio, metafora della caducità della vita umana -, ma anche ritratti e pale d’altare.

Ama il colore bello, chiaro, e l’impostazione decisa. Basta osservare la Giuditta e Oloferne, da Sarasota, per averne una idea. La donna ebrea è florida, ha i capelli incorniciati di perle come la collana al collo, la veste sontuosa e regge la testa del nemico senza alcun timore, nonostante la paura della vecchia accanto che le raccomanda il silenzio nella notte.

Il colore è ricco, alla Veronese si direbbe, ma Giuditta-Fede non imita, è sè stessa, affermativa. Firma la data 1596 col suo nome sulla spada, sta diritta e ci guarda con occhi belli e puliti davanti alla tenda rossa. Quando poi si dedica alla pala d’altare come il Noli me tangere del 1616 (Milano, Brera) non teme di offrire una natura schiarita dal Risorto plastico e sereno dai colori sul tenue – un tocco di grazia femminile -, mentre nelle “nature morte” – che piacquero all’imperatore Rodolfo II – vibra una vitalità che ha dello straordinario. Sono pesche, mele, ciliegie sopra i vassoi che si”alzano” parlanti verso di noi. Non sono frutti colti, sono frutti vivi. Accompagnano l’osservatore come se fossero persone, mature, colorate fortemente, luminose.

Di una donna tanto creatrice si sa ancora poco, purtroppo. Per fortuna la rassegna trentina comincia a renderle giustizia. Da non perdere.

 

Fede Galizia. Mirabile pittoressa. Castello del Buonconsiglio, fino al 24/10.

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