Facce da podio

Azzurri dello sci, uomini e donne, sul podio in tutte le specialità: da quando esiste la Coppa del mondo, l’obiettivo non era mai stato raggiunto tanto presto, ai primi di gennaio. La prospettiva di battere il record di 25 podi in una stagione pare a portata di mano. A rendere ancora più interessante la brillante prestazione è il fatto che ad andare sul podio non sono stati un paio di atleti, ma una nutrita pattuglia, che va da Giuliano Razzoli, razzo, simpatico, spigliato, emiliano di Razzolo, 100 abitanti, una forza della natura con un piede numero 47, alla minuta Denise Karbon tornata sul podio, dopo quasi un anno di problemi fisici, giusto in tempo per candidarsi ad una medaglia ai Mondiali, in programma dal 3 al 15 febbraio in Francia, in Val d’Isère. Il nostro è un gruppo di giovani molto validi – spiega Claudio Ravetto, direttore tecnico degli uomini -, che hanno bisogno di tempo per acquisire esperienza, ma i presupposti ci sono tutti: in vista di questi Mondiali, ed ancor più delle Olimpiadi invernali del 2010 a Vancouver, abbiamo buone prospettive. I podi aprono prospettive ad una federazione, quella degli sport invernali in perenne difficoltà economica, perché gli sponsor premiano chi vince: Spero che con questi risultati ci venga dato un aiuto, che qualche sponsor ci dia una mano per poter fare sempre meglio . Lui intanto ha investito su lavoro e fantasia. Claudio Ravetto, il tecnico di Biella che sta valorizzando gli italici talenti, è un uomo schivo, umile, concreto. Quarantasette anni, sposato, due figli, insegnante di educazione fisica, da 20 anni lavora, con inarrivabile dedizione, come preparatore atletico ed allenatore nello sci alpino. Ama il bricolage e, d’estate, quan do ha tempo, si dedica alla pesca e alla raccolta di funghi. Nessuna nazione al mondo ha una squadra di velocisti (discesa e su- pergigante) come la nostra: Heel, Fill, Innerhofer e Staudacher sono già andati tre volte sul gradino più alto del podio in questa stagione. Il segreto? Primo fra tutti il metodo di lavoro: oltre al fatto che gli attuali tecnici avevano già lavorato con questi ragazzi nel settore giovanile, si sta dimostrando vincente la collaborazione stretta fra i vari settori (discesa, gigante, slalom) con gli atleti di uno che vanno ad allenarsi con quelli di un altro, rubando e dispensando trucchi e segreti. Novità importante è l’uso abbondante delle riprese video: prima di ogni gara i velocisti dispongono delle immagini delle gare degli ultimi anni su quella pista ed ogni discesa di prova di ciascuno dei ragazzi è analizzata con cura. La velocità, qualità individuale naturale, trae vantaggio dal miglioramento della tecnica, specie nelle curve. Anche i ragazzi del gigante e dello speciale, Blardone, Moelgg, Rocca, Thaler, ed ora Razzoli, hanno talento e spregiudicatezza sufficienti per candidarsi autorevolmente a far bene nell’appuntamento transalpino. Il cambio di materiale, dagli scarponi agli attacchi agli sci, inevitabile ogni anno per questioni di sponsor, è stato stavolta ben assorbito: ogni stagione, per atleti di altissimo livello come loro, ci vogliono mesi per adattarsi e sfruttare al meglio le nuove tecnologie, sotto la spada di Damocle dei possibili infortuni, a volte legati alla scarsa dimestichezza col nuovo materiale. È quello che è toccato a Chiara Costazza, punta di diamante nello slalom, che ha perso la stagione per la lesione del tendine d’Achille. La valanga rosa delle ragazze, sarà comunque agguerrita: a Maribor, attendibile test premondiale, ben sette nostre atlete, cosa mai avvenuta nella storia dello sci, sono andate a punti in slalom gigante. Accanto alla Fanchini, già vincitrice quest’anno in supergigante, e alla Karbon, ritrovata, altre due piccolette terribili (il metro e 60 è la quota da cui esse sfidano i paletti n.d.r) cioè Karen Putzer e Nicole Gius, oltre Manuela Moelgg, stanno affilando le lamine degli sci, con speranze di successo. Le gare francesi – precisa Ravetto – sono sicuramente il momento culminante dell’anno, ma non dobbiamo dimenticare che era importante arrivarci bene, con buoni numeri di pettorale di partenza (permettono di scendere in gara con la pista in bune condizioni n.d.r.) e per farlo era indispensabile ottenere buoni risultati nelle gare che hanno preceduto la rassegna iridata. Intanto in Francia si è toccato il record di 70 nazioni rappresentate: un ennesimo inno, offerto dallo sport, al dialogo tra persone che si incontrano e si stimano anche in tempi di guerra. Ma sul podio, nonostante gli emiri abbiano inaugurato a Dubai un impianto faraonico per sciare al coperto mentre fuori, in mezzo al deserto, la temperatura è di 40 gradi, non ci andranno iraniani o egiziani: i campioni sono per il momento inarrivabili. I tifosi si saranno accorti, ad esempio, che ad Adelboden, nell’ultimo slalom maschile di Coppa, il distacco fra il primo ed il decimo è stato di soli 67 centesimi (sic!), su un minuto e 43 secondi di gara, il tempo complessivo delle due manche… L’imprevedibilità, nello sci alpino, è il segreto dell’interesse che suscita, nonostante sia, a torto, dimenticato dai media, e chi vuol scommettere sui vincitori in Val d’Isère ne è avvisato.

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